Si è chiuso un anno per me molto difficile, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti che mi riguardano.
Molto dolore, molta rabbia.
Non mi va di parlarne qui, perché non considero, non ho mai considerato questo blog come uno sfogatoio o come un'occasione per mettermi in mostra.
Certo non riuscivo più a scrivere, ora l'intenzione è quella di tornare a farlo, per chi avrà la pazienza e la voglia di seguirmi, ancora una volta.
L'anno nuovo può costituire un'occasione di riflessione, di recupero di certe cose a cui teniamo e che abbiamo trascurato, ma anche l'occasione per aprire nuove possibilità, nuovi spazi.
Buon tempo e buona vita a tutti
mattia
Il blog di Mattia Toscani, il blog del romanzo La schiuma della memoria, La rosa della settimana
La schiuma della memoria
Qui si parla innanzitutto di un romanzo, uscito nel novembre del 2010 presso le edizioni Montag di Tolentino.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
Visualizzazione post con etichetta Auguri. Mostra tutti i post
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martedì 3 gennaio 2012
sabato 1 ottobre 2011
Maurizio Maggiani
Oggi Maurizio Maggiani compie 60 anni.
E' nato il 1° ottobre del 1951 a Castelnuovo Magra.
"Nato in una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di professioni (è stato anche impiegato e venditore di pompe idrauliche) è approdato alla letteratura, politicamente vicino agli anarchici". Questa è la scarna biografia che di Maggiani fornisce wikipedia.
Ho letto di lui parecchie cose. Gran narratore, con la voglia di trasformare le storie semplici dell'infanzia, della miseria contadina, dell'emigrazione in epopea. Credo che dietro molti dei suoi romanzi ci sia un gran lavoro di ricerca storica e geografica, da cui trae gli stimoli per le sue invenzioni, sempre complesse e mai banali.
Mauri, Mauri sulla Lunigiana degli anni 60, che definirei almeno parzialmente autobiografico.
Il coraggio del pettirosso, romanzo che incrocia storie umili e testarde come il pettirosso, fra Storia, memoria e utopia. E dove la libertà è un anelito insopprimibile. Tutto il romanzo è un omaggio alla Lunigiana, una sorta di epopea fra mito e realtà storica, un atto d'amore verso la propria terra.
Il viaggiatore notturno, romanzo sui conflitti dell'ex Jugoslavia, soprattutto romanzo sulla Perfetta, donna capace di attraversare da sola le guerre e il deserto, a piedi per centinaia di chilometri; e poi popoli di zingari matti, gesti d'amore, l'orsa Amapola, storie orali che di bocca in bocca divengono romanzo.
La regina disadorna, che pone a confronto due scenari completamente diversi: il porto di Genova e un'isola sperduta del Pacifico; c'è un prete giovane che sposa una giovane regina, c'è una tragedia che si consuma in un istante.
E' stata una vertigine, tredici racconti d'amore, fra i quali spiccano "Scusami, scusami ancor", "Bye bye Doris Day", "L'uomo sul divano", "Nel cuore dell'Europa", "La buriana", "Le tre Veroniche".
Meccanica celeste, l'ultimo intenso romanzo che racconta di uomini liberi in una piccola comunità dell'entroterra ligure e di una storia d'amore.
E poi ho letto e guardato con curiosità e stupore Mi sono perso a Genova, guida di Genova assolutamente alternativa, con fotografie e testi di Maggiani molto belli, un omaggio alla città in cui ha deciso di andare a vivere.
Io ci sono stato nella strada dove abita Maurizio Maggiani. Si sale dal centro verso le colline, si arriva in un mondo di pace, col mare sempre negli occhi e la campagna attorno, a poche centinaia di metri dal centro di Genova.
Vi lascio qui sotto alcune foto che ho scattato quel giorno, le tracce per raggiungere il luogo, senza dire null'altro.
Auguri, Maurizio!!!
E' nato il 1° ottobre del 1951 a Castelnuovo Magra.
"Nato in una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di professioni (è stato anche impiegato e venditore di pompe idrauliche) è approdato alla letteratura, politicamente vicino agli anarchici". Questa è la scarna biografia che di Maggiani fornisce wikipedia.
Ho letto di lui parecchie cose. Gran narratore, con la voglia di trasformare le storie semplici dell'infanzia, della miseria contadina, dell'emigrazione in epopea. Credo che dietro molti dei suoi romanzi ci sia un gran lavoro di ricerca storica e geografica, da cui trae gli stimoli per le sue invenzioni, sempre complesse e mai banali.
Mauri, Mauri sulla Lunigiana degli anni 60, che definirei almeno parzialmente autobiografico.
Il coraggio del pettirosso, romanzo che incrocia storie umili e testarde come il pettirosso, fra Storia, memoria e utopia. E dove la libertà è un anelito insopprimibile. Tutto il romanzo è un omaggio alla Lunigiana, una sorta di epopea fra mito e realtà storica, un atto d'amore verso la propria terra.
Il viaggiatore notturno, romanzo sui conflitti dell'ex Jugoslavia, soprattutto romanzo sulla Perfetta, donna capace di attraversare da sola le guerre e il deserto, a piedi per centinaia di chilometri; e poi popoli di zingari matti, gesti d'amore, l'orsa Amapola, storie orali che di bocca in bocca divengono romanzo.
La regina disadorna, che pone a confronto due scenari completamente diversi: il porto di Genova e un'isola sperduta del Pacifico; c'è un prete giovane che sposa una giovane regina, c'è una tragedia che si consuma in un istante.
E' stata una vertigine, tredici racconti d'amore, fra i quali spiccano "Scusami, scusami ancor", "Bye bye Doris Day", "L'uomo sul divano", "Nel cuore dell'Europa", "La buriana", "Le tre Veroniche".
Meccanica celeste, l'ultimo intenso romanzo che racconta di uomini liberi in una piccola comunità dell'entroterra ligure e di una storia d'amore.
E poi ho letto e guardato con curiosità e stupore Mi sono perso a Genova, guida di Genova assolutamente alternativa, con fotografie e testi di Maggiani molto belli, un omaggio alla città in cui ha deciso di andare a vivere.
Io ci sono stato nella strada dove abita Maurizio Maggiani. Si sale dal centro verso le colline, si arriva in un mondo di pace, col mare sempre negli occhi e la campagna attorno, a poche centinaia di metri dal centro di Genova.
Vi lascio qui sotto alcune foto che ho scattato quel giorno, le tracce per raggiungere il luogo, senza dire null'altro.
Auguri, Maurizio!!!
domenica 19 giugno 2011
Auguri Subcomandante
Il 19 giugno, se l'identificazione compiuta dal governo messicano nel 1995 è corretta, compie gli anni il Subcomandante Marcos, riconosciuto dalle autorità messicane in Rafael Sebastien Guillen Vicente, ex ricercatore dell'Università di Città del Messico, con un passato maoista.
Su Marcos se ne sono dette tante: che non esiste, che è un'invenzione costruita per i giornalisti e per il governo, che il ruolo è interpretato da vari comandanti. Ma c'è anche chi giura di averlo incontrato di persona; tempo fa lessi un'intervista da parte di un giornalista de il manifesto.
Comunque il Subcomandante, che in realtà è il comandante supremo dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), ma che si chiama Sub-comandante perché ritiene che il suo comandante sia il popolo indio del Chiapas, in particolare della selva Lacandona, vive e tiene viva la lotta degli indios, per i loro diritti; da anni la lotta non è più militare, ma cerca contatti diplomatici e rivendicazioni politiche mediante il dialogo con le Istituzioni messicane. Inoltre, sparge preferibilmente via internet pensieri anticapitalistici in tutto il mondo. I suoi proclami sono noti e rivendicano l'orgoglio e i diritti degli indios messicani, praticamente inesistenti per i tradizionali partiti politici. E' un rivoluzionario marxista che ha saputo trasformare le rivendicazioni indios in contestazione del sistema di produzione capitalistico. Marcos ha sempre negato di essere Rafael Guillén. La famiglia di quest'ultimo ha affermato di ignorare dove egli si trovi e si è rifiutata di confermare o smentire l'identificazione fatta dal governo. Durante la grande marcia, che nel 2001 ha portato gli zapatisti a Città del Messico, Marcos ha visitato l'UNAM e nel suo discorso è risultato evidente che fosse già stato in precedenza in quei luoghi. Ma la sua identità, di fatto, rimane misteriosa.
Pippo Delbono ha utilizzato il testo di un proclama del Subcomandante Marcos nello spettacolo teatrale Guerra. Marcos è un grande comunicatore, sia col megafono nelle piazze, sia nelle piazze virtuali della rete web e non solo.
Un elemento non secondario della grande capacità comunicativa di Marcos, capacità che costituisce forse la ragione principale per cui il caso Chiapas è da oltre un decennio all'attenzione dei mass media internazionali, è la sua scrittura. I suoi comunicati, le sue lettere sono di pregevolissima fattura. Con lui il comunicato politico è uscito dall'angusto ambito politico per entrare in quello letterario. Vanno ricordati soprattutto due personaggi da lui creati. Il primo è il vecchio Antonio e rappresenta il lato indigeno della sua cultura; mentre il secondo è don Durito della Lacandona, espressione della cultura occidentale. Don Durito è uno scarafaggio che, similmente a Don Chisciotte, pensa di essere un cavaliere errante e tratta lo stesso Marcos come fosse il suo scudiero. Di Don Durito il Premio Nobel della letteratura Octavio Paz, certo non molto affine politicamente a Marcos, ha detto che si tratta di "un'invenzione letteraria memorabile". Affermazione cui il Subcomandante Marcos ha replicato, con il suo personale gusto per il paradosso, "lui non è un'invenzione, è reale. Io, semmai, sono un'invenzione".
Nel 2004 il quotidiano messicano La Jornada ha pubblicato a puntate un romanzo intitolato Morti scomodi (Muertos incómodos), scritto a quattro mani da Marcos e Paco Ignacio Taibo II. Pubblicato in Francia da Liberation e in Italia da Carta (con traduzione di Pino Cacucci), doveva in origine avere come autore anche Manuel Vazquez Montalbàn. L'improvvisa scomparsa di quest'ultimo non ha annullato il progetto; anzi, come ha detto lo stesso Marcos, "a causa della sua assenza abbiamo concepito la nostra parte come un piccolo omaggio a don Manuel". Nel 2005 il romanzo è stato pubblicato in Italia in volume da Marco Tropea Editore.
Quindi: auguri a Marcos, sperando che l'identificazione del governo messicano sia corretta; in tal caso oggi il Subcomandante compie 54 anni.
Su Marcos se ne sono dette tante: che non esiste, che è un'invenzione costruita per i giornalisti e per il governo, che il ruolo è interpretato da vari comandanti. Ma c'è anche chi giura di averlo incontrato di persona; tempo fa lessi un'intervista da parte di un giornalista de il manifesto.
Comunque il Subcomandante, che in realtà è il comandante supremo dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), ma che si chiama Sub-comandante perché ritiene che il suo comandante sia il popolo indio del Chiapas, in particolare della selva Lacandona, vive e tiene viva la lotta degli indios, per i loro diritti; da anni la lotta non è più militare, ma cerca contatti diplomatici e rivendicazioni politiche mediante il dialogo con le Istituzioni messicane. Inoltre, sparge preferibilmente via internet pensieri anticapitalistici in tutto il mondo. I suoi proclami sono noti e rivendicano l'orgoglio e i diritti degli indios messicani, praticamente inesistenti per i tradizionali partiti politici. E' un rivoluzionario marxista che ha saputo trasformare le rivendicazioni indios in contestazione del sistema di produzione capitalistico. Marcos ha sempre negato di essere Rafael Guillén. La famiglia di quest'ultimo ha affermato di ignorare dove egli si trovi e si è rifiutata di confermare o smentire l'identificazione fatta dal governo. Durante la grande marcia, che nel 2001 ha portato gli zapatisti a Città del Messico, Marcos ha visitato l'UNAM e nel suo discorso è risultato evidente che fosse già stato in precedenza in quei luoghi. Ma la sua identità, di fatto, rimane misteriosa.
Pippo Delbono ha utilizzato il testo di un proclama del Subcomandante Marcos nello spettacolo teatrale Guerra. Marcos è un grande comunicatore, sia col megafono nelle piazze, sia nelle piazze virtuali della rete web e non solo.
Un elemento non secondario della grande capacità comunicativa di Marcos, capacità che costituisce forse la ragione principale per cui il caso Chiapas è da oltre un decennio all'attenzione dei mass media internazionali, è la sua scrittura. I suoi comunicati, le sue lettere sono di pregevolissima fattura. Con lui il comunicato politico è uscito dall'angusto ambito politico per entrare in quello letterario. Vanno ricordati soprattutto due personaggi da lui creati. Il primo è il vecchio Antonio e rappresenta il lato indigeno della sua cultura; mentre il secondo è don Durito della Lacandona, espressione della cultura occidentale. Don Durito è uno scarafaggio che, similmente a Don Chisciotte, pensa di essere un cavaliere errante e tratta lo stesso Marcos come fosse il suo scudiero. Di Don Durito il Premio Nobel della letteratura Octavio Paz, certo non molto affine politicamente a Marcos, ha detto che si tratta di "un'invenzione letteraria memorabile". Affermazione cui il Subcomandante Marcos ha replicato, con il suo personale gusto per il paradosso, "lui non è un'invenzione, è reale. Io, semmai, sono un'invenzione".
Nel 2004 il quotidiano messicano La Jornada ha pubblicato a puntate un romanzo intitolato Morti scomodi (Muertos incómodos), scritto a quattro mani da Marcos e Paco Ignacio Taibo II. Pubblicato in Francia da Liberation e in Italia da Carta (con traduzione di Pino Cacucci), doveva in origine avere come autore anche Manuel Vazquez Montalbàn. L'improvvisa scomparsa di quest'ultimo non ha annullato il progetto; anzi, come ha detto lo stesso Marcos, "a causa della sua assenza abbiamo concepito la nostra parte come un piccolo omaggio a don Manuel". Nel 2005 il romanzo è stato pubblicato in Italia in volume da Marco Tropea Editore.
Quindi: auguri a Marcos, sperando che l'identificazione del governo messicano sia corretta; in tal caso oggi il Subcomandante compie 54 anni.
venerdì 17 giugno 2011
Auguri a Ken Loach
Il 17 giugno del 1936 a Nuneaton nasce Kenneth Loach, meglio noto come Ken Loach. Esponente della corrente artistica del free cinema, fondato verso la metà degli anni cinquanta dal regista inglese Lindsay Anderson (che ne fu il leader), dal regista e sceneggiatore ceko Karel Reisz e dalla scrittrice e regista italiana Lorenza Mazzetti e con la collaborazione del regista Tony Richardson. Il free cinema nasce dalla necessità che il cinema fosse parte attiva di una società diversa. Rispetto alla quasi contemporanea nouvelle vague francese, l'attenzione è rivolta più alla contestazione e alla rabbia dei contenuti che non alla contemporanea evoluzione formale: anzi, molto spesso le opere del free cinema sono ben costruite spettacolarmente, fotografate con correttezza e risentono di un'impostazione teatrale. Ne capiremo fra poco la ragione. All'inizio, il free cinema dedica tutta la sua attenzione al documentario, ma presto anche la finzione suscita l'interesse della nuova leva di registi e di attori. Il concetto di free cinema conteneva un atteggiamento implicito: il credere nella libertà, nell'importanza dell'individuo e nel significato della quotidianità. Nessun film doveva essere però troppo personale, la durata aveva poca importanza, la perfezione non rappresentava in se stessa uno scopo. Un atteggiamento significava uno stile, uno stile significava un atteggiamento (questo era l'unico credo del free cinema). I film del free cinema si riallacciavano a quello spirito che, nello stesso periodo, gli anni sessanta, costituiva l'elemento specifico delle opere letterarie e teatrali degli "Angry Young Men", vale a dire i Giovani Arrabbiati (gruppo formato da John Osborne, Harold Pinter, Dorothy Lessing, John Braine, Shelagh Delaney e Alan Sillitoe), eroi ribelli delle classi popolari che si esprimevano con l'accento linguistico e culturale della loro provincia, un fenomeno che si ritroverà più tardi proprio nei film di Ken Loach. Questi scrittori e autori teatrali divennero infatti molto spesso sceneggiatori del free cinema.
Al movimento aderirono anche altri registi come Joseph Losey, John Schlesinger, Richard Lester.
L'esordio cinematografico di Loach, Poor cow (1967) e il successivo Kes (1969), sono appunto da ascrivere al free cinema.
È un sostenitore del movimento politico Respect, attivo a sinistra del Labour Party e molto critico soprattutto nei confronti del New Labour di Blair.
Il successo arriva solo negli anni Novanta. Riff Raff (1991) e Piovono pietre (1993) sono film che ci parlano della working class britannica, capaci di unire un forte e ben schierato impegno sociale alla capacità di divertire. Si ride, anche, in questi film di Ken Loach, per le situazioni e per le battute, per i dialoghi serrati e caustici sulla società britannica.
Le opere successive di Loach sono più drammatiche e disperate: Terra e libertà (1995) racconta i dissidi interni ala guerra di Spagna fra socialisti e anarchici, dalla parte degli anarchici; La canzone di Carla (1996) narra una storia d'amore che non può decollare: il film è ambientato nel 1987 e racconta la storia dell'autista di autobus scozzese George Lennox e della rifugiata nicaraguense Carla. Alla ricerca del passato di lei e del suo ex fidanzato i due lasciano Glasgow e si recano in Nicaragua, insanguinato all'epoca dal conflitto tra il governo sandinista e i Contras, aiutati dagli Stati Uniti. My name is Joe (1998) ritorna a raccontare la società britannica, segnatamente la scozzese Glasgow, con una storia di esseri umani marginali, un ex alcolizzato, una copia di tossicodipendenti, un'assistente sociale. Con Bread and roses (2000), il set si sposta in America, fra Stati Uniti e Messico, e racconta la precarietà del lavoro, con dolcezza struggente. Vogliamo il pane e anche le rose, dice una donna riferendosi all'importanza di un lavoro pagato il giusto e che conceda la possibilità della bellezza, le rose, appunto. Paul, Mick e gli altri (2001) ritorna in Gran Bretagna, epoca privatizzazione ferrovie sulla spinta della globalizzazione. Il lavoro da stabile diviene precario e terribilmente insicuro. Ne faranno le spese un gruppo di amici ex dipendenti delle Ferrovie pubbliche, divenuti lavoratori a contratto per una ditta appaltatrice. Duro, durissimo, terribile, mette in scena la disumanizzazione del lavoro e la distruzione dei rapporti umani e del rispetto reciproco.
Il 2002 è l'anno di Sweet sixteen, che narra la quotidianità di un gruppo di sedicenni in una Glasgow spietata e davvero senza speranza per chi voglia riscattarsi da una vita che offre solo sofferenza e solitudine. I personaggi di Loach divengono sempre più soli.
Nello stesso anno Loach gira anche un episodio del film 11' 09" 01, collettivo a episodi in ricordo della strage e dell'attentato delle Twin Towers di New York. Spostando lo sguardo verso un altro 11 settembre, Loch sceglie di raccontare la caduta di Allende in Cile, avvenuta con l'assalto alla sede governativa e presidenziale l'11 settembre del 1973. Lo fa nella forma di un profugo cileno che scrive una lettera ai familiari delle vittime del 2001, chiedendogli di ricordare anche quell'altro, dimenticato 11 settembre del 1973.
Nel 2004 con Un bacio appassionato, Loach torna a sperare: la vicenda di una storia d'amore fra una ragazza irlandese che insegna muisca in una scuola cattolica di Glasgow e un dj pakistano, promesso sposo a una cugina che non conosce. La vicenda è dura ma colma di speranza nell'amore.
Dopo alcuni altri film, nel 2009 è la volta di Il mio amico Eric, divertente e colmo di sorprese e di colpi di scena, il film più fantasioso e surreale di Ken Loach. Uno dei miei preferiti, insieme a Piovono pietre, My name is Joe, Bread and roses e Sweet sixteen.
Allora, auguri caro Ken Loach, buon 75° compleanno.
Qui sotto, Loach ed Eric Cantona, grande calciatore del Manchester United non più in attività dal 1997, sul set de Il mio amico Eric.
Al movimento aderirono anche altri registi come Joseph Losey, John Schlesinger, Richard Lester.
L'esordio cinematografico di Loach, Poor cow (1967) e il successivo Kes (1969), sono appunto da ascrivere al free cinema.
È un sostenitore del movimento politico Respect, attivo a sinistra del Labour Party e molto critico soprattutto nei confronti del New Labour di Blair.
Il successo arriva solo negli anni Novanta. Riff Raff (1991) e Piovono pietre (1993) sono film che ci parlano della working class britannica, capaci di unire un forte e ben schierato impegno sociale alla capacità di divertire. Si ride, anche, in questi film di Ken Loach, per le situazioni e per le battute, per i dialoghi serrati e caustici sulla società britannica.
Le opere successive di Loach sono più drammatiche e disperate: Terra e libertà (1995) racconta i dissidi interni ala guerra di Spagna fra socialisti e anarchici, dalla parte degli anarchici; La canzone di Carla (1996) narra una storia d'amore che non può decollare: il film è ambientato nel 1987 e racconta la storia dell'autista di autobus scozzese George Lennox e della rifugiata nicaraguense Carla. Alla ricerca del passato di lei e del suo ex fidanzato i due lasciano Glasgow e si recano in Nicaragua, insanguinato all'epoca dal conflitto tra il governo sandinista e i Contras, aiutati dagli Stati Uniti. My name is Joe (1998) ritorna a raccontare la società britannica, segnatamente la scozzese Glasgow, con una storia di esseri umani marginali, un ex alcolizzato, una copia di tossicodipendenti, un'assistente sociale. Con Bread and roses (2000), il set si sposta in America, fra Stati Uniti e Messico, e racconta la precarietà del lavoro, con dolcezza struggente. Vogliamo il pane e anche le rose, dice una donna riferendosi all'importanza di un lavoro pagato il giusto e che conceda la possibilità della bellezza, le rose, appunto. Paul, Mick e gli altri (2001) ritorna in Gran Bretagna, epoca privatizzazione ferrovie sulla spinta della globalizzazione. Il lavoro da stabile diviene precario e terribilmente insicuro. Ne faranno le spese un gruppo di amici ex dipendenti delle Ferrovie pubbliche, divenuti lavoratori a contratto per una ditta appaltatrice. Duro, durissimo, terribile, mette in scena la disumanizzazione del lavoro e la distruzione dei rapporti umani e del rispetto reciproco.
Il 2002 è l'anno di Sweet sixteen, che narra la quotidianità di un gruppo di sedicenni in una Glasgow spietata e davvero senza speranza per chi voglia riscattarsi da una vita che offre solo sofferenza e solitudine. I personaggi di Loach divengono sempre più soli.
Nello stesso anno Loach gira anche un episodio del film 11' 09" 01, collettivo a episodi in ricordo della strage e dell'attentato delle Twin Towers di New York. Spostando lo sguardo verso un altro 11 settembre, Loch sceglie di raccontare la caduta di Allende in Cile, avvenuta con l'assalto alla sede governativa e presidenziale l'11 settembre del 1973. Lo fa nella forma di un profugo cileno che scrive una lettera ai familiari delle vittime del 2001, chiedendogli di ricordare anche quell'altro, dimenticato 11 settembre del 1973.
Nel 2004 con Un bacio appassionato, Loach torna a sperare: la vicenda di una storia d'amore fra una ragazza irlandese che insegna muisca in una scuola cattolica di Glasgow e un dj pakistano, promesso sposo a una cugina che non conosce. La vicenda è dura ma colma di speranza nell'amore.
Dopo alcuni altri film, nel 2009 è la volta di Il mio amico Eric, divertente e colmo di sorprese e di colpi di scena, il film più fantasioso e surreale di Ken Loach. Uno dei miei preferiti, insieme a Piovono pietre, My name is Joe, Bread and roses e Sweet sixteen.
Allora, auguri caro Ken Loach, buon 75° compleanno.
Qui sotto, Loach ed Eric Cantona, grande calciatore del Manchester United non più in attività dal 1997, sul set de Il mio amico Eric.
giovedì 9 giugno 2011
Il secolo breve e quello lunghissimo
Il 9 giugno del 1917 nasce ad Alessandria d'Egitto Eric Hobsbaum, che un errore dell'anagrafe trasforma in Hobsbawm. Cresciuto a Vienna e poi a Berlino, nel 1929 perde il padre e due anni dopo la madre. Nel 1933 si trasferisce a Londra con la sorella e i genitori adottivi (una zia materna e uno zio paterno). L'inglese non è un problema, poiché fin da subito i suoi genitori gli avevano parlato solo in inglese. Nel 1970 è nominato Professore ordinario a Stanford e al Birckbeck College dell'Università di Londra; nel 1978 entra a far parte della British Academy ed esercita la sua professione fino al 1982, seppur con alcune nomine provvisorie, tra cui quella alla Nuova Scuola per la Ricerche Sociali (The New School for Social Research) di Manhattan. Nel 1994 pubblica il suo capolavoro, Il secolo breve, sul Novecento.
Il Secolo breve analizza le svolte storiche di un secolo la cui estensione temporale, a detta dell'autore, può essere racchiusa in due date, il 28 giugno del 1914 e il 28 giugno del 1992. Cioè esattamente 78 anni; di qui il significato del titolo.
Fu infatti nel giorno 28 giugno di questi due anni che accaddero eventi che racchiudono il lasso di tempo all'interno del quale il mondo non sarebbe stato più lo stesso di prima. Il 28 giugno 1914 a Sarajevo veniva assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando, evento che dette inizio alla Prima guerra mondiale; nello stesso giorno di settantotto anni dopo, il 28 giugno del 1992, il presidente francese Mitterand parlava nella stessa città martoriata in quei giorni dalla guerra balcanica dei nazionalismi etnici per invocare, rivolto ai grandi di tutto il mondo, una nuova e duratura pace. Ma la data conclusiva del Secolo breve è per Hobsbawm il 1991, anno in cui cade definitivamente il regime in URSS e nascono le prime repubbliche indipendenti dalla Russia.
Edito per la prima volta nel 1994 da Pantheon Books di New York, il volume è stato pubblicato in Italia nel 1999 nella collana Storica da Rizzoli.
Anticipato da una prefazione (nella quale l'autore dà conto di possibili punti di vista non oggettivi) e da una veloce panoramica dal titolo Il secolo: uno sguardo a volo d'uccello (in cui vengono scorsi in panoramica gli eventi salienti del secolo ventesimo), il libro è corredato da un'appendice con l'indicazione di letture di approfondimento e da un ampio apparato bibliografico oltre che di un indice dei nomi.
E' un marxista non dogmatico, a lungo militante nel piccolo e settario Partito comunista britannico. Le sue riflessioni storiche nascono dallo studio del movimento operaio, dalla nascita agli atti successivi, le cui radici sono state da Hobsbawm collocate nei conflitti e nelle ribellioni dell'età pre-industriale.Se il Novecento è il Secolo breve, l'Ottocento è per Hobsbawm Il Lungo XIX Secolo.
Per Hobsbawm (e non solo), infatti, almeno sul piano della storiografia, l'Ottocento si estende nel lasso di tempo compreso tra l'anno 1789 e l'anno 1914, vale a dire dalla Rivoluzione francese al primo conflitto mondiale. E lì si salda col Secolo breve.
La Rivoluzione francese portò in Europa la costituzione di una forma di governo repubblicano, e l'inizio della Prima guerra mondiale segnò la fine di un'era per aprirne, subito dopo, una nuova.
Durante il periodo del primo conflitto mondiale, fino al termine, cioè, del 1918, molti degli accordi politici internazionali, che fino ad allora erano in essere su scala planetaria, vennero sospesi, fino a disegnare, al termine del conflitto, uno scenario completamente nuovo all'interno di un secolo che si sarebbe rivelato tanto breve quanto denso di mutamenti, sia sul piano politico e sociale sia su quello economico e delle scoperte scientifiche.
Questi i titoli in cui lo storico sviluppa le idee sul lungo Ottocento:
The Age of Revolution: Europe 1789-1848 (Le rivoluzioni borghesi. 1789-1848); The Age of Capital: Europe 1848-1875 (Il trionfo della borghesia. 1848-1875); The Age of Empire: Europe 1875-1914 (L'Età degli imperi. 1875-1914).Nel 2003 gli è stato assegnato il Premio Balzan per la storia europea dal 1900. Attualmente è professore emerito in Scienze politiche a Manhattan. Oggi Hobsbawm ha compiuto 94 anni. Quasi un secolo, mica tanto breve.
E guardate qui che faccia.
Auguri e buon compleanno.
Il Secolo breve analizza le svolte storiche di un secolo la cui estensione temporale, a detta dell'autore, può essere racchiusa in due date, il 28 giugno del 1914 e il 28 giugno del 1992. Cioè esattamente 78 anni; di qui il significato del titolo.
Fu infatti nel giorno 28 giugno di questi due anni che accaddero eventi che racchiudono il lasso di tempo all'interno del quale il mondo non sarebbe stato più lo stesso di prima. Il 28 giugno 1914 a Sarajevo veniva assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando, evento che dette inizio alla Prima guerra mondiale; nello stesso giorno di settantotto anni dopo, il 28 giugno del 1992, il presidente francese Mitterand parlava nella stessa città martoriata in quei giorni dalla guerra balcanica dei nazionalismi etnici per invocare, rivolto ai grandi di tutto il mondo, una nuova e duratura pace. Ma la data conclusiva del Secolo breve è per Hobsbawm il 1991, anno in cui cade definitivamente il regime in URSS e nascono le prime repubbliche indipendenti dalla Russia.
Edito per la prima volta nel 1994 da Pantheon Books di New York, il volume è stato pubblicato in Italia nel 1999 nella collana Storica da Rizzoli.
Anticipato da una prefazione (nella quale l'autore dà conto di possibili punti di vista non oggettivi) e da una veloce panoramica dal titolo Il secolo: uno sguardo a volo d'uccello (in cui vengono scorsi in panoramica gli eventi salienti del secolo ventesimo), il libro è corredato da un'appendice con l'indicazione di letture di approfondimento e da un ampio apparato bibliografico oltre che di un indice dei nomi.
E' un marxista non dogmatico, a lungo militante nel piccolo e settario Partito comunista britannico. Le sue riflessioni storiche nascono dallo studio del movimento operaio, dalla nascita agli atti successivi, le cui radici sono state da Hobsbawm collocate nei conflitti e nelle ribellioni dell'età pre-industriale.Se il Novecento è il Secolo breve, l'Ottocento è per Hobsbawm Il Lungo XIX Secolo.
Per Hobsbawm (e non solo), infatti, almeno sul piano della storiografia, l'Ottocento si estende nel lasso di tempo compreso tra l'anno 1789 e l'anno 1914, vale a dire dalla Rivoluzione francese al primo conflitto mondiale. E lì si salda col Secolo breve.
La Rivoluzione francese portò in Europa la costituzione di una forma di governo repubblicano, e l'inizio della Prima guerra mondiale segnò la fine di un'era per aprirne, subito dopo, una nuova.
Durante il periodo del primo conflitto mondiale, fino al termine, cioè, del 1918, molti degli accordi politici internazionali, che fino ad allora erano in essere su scala planetaria, vennero sospesi, fino a disegnare, al termine del conflitto, uno scenario completamente nuovo all'interno di un secolo che si sarebbe rivelato tanto breve quanto denso di mutamenti, sia sul piano politico e sociale sia su quello economico e delle scoperte scientifiche.
Questi i titoli in cui lo storico sviluppa le idee sul lungo Ottocento:
The Age of Revolution: Europe 1789-1848 (Le rivoluzioni borghesi. 1789-1848); The Age of Capital: Europe 1848-1875 (Il trionfo della borghesia. 1848-1875); The Age of Empire: Europe 1875-1914 (L'Età degli imperi. 1875-1914).Nel 2003 gli è stato assegnato il Premio Balzan per la storia europea dal 1900. Attualmente è professore emerito in Scienze politiche a Manhattan. Oggi Hobsbawm ha compiuto 94 anni. Quasi un secolo, mica tanto breve.
E guardate qui che faccia.
Auguri e buon compleanno.
martedì 24 maggio 2011
24 maggio: il Piave, Ilaria Alpi e Bob Dylan
Uno dice ventiquattro maggio. Che cosa viene in mente? A me viene in mente innanzitutto il Piave, che moromora calmo e placido, il 24 maggio (quando passano i fanti). Ultimamente, se fossi nel Piave, mi incazzerei anche molto, altro che mormorare o borbottare. C'è una lista politica, non so se sia un vero e proprio partito, comunque esiste, e si chiama Razza Piave. A me viene in mente, detta così, una razza bovina. Invece no, sarebbe, nelle intenzioni dei promotori, una razza umana. E allora penso: va beh essere dementi, ma qui si esagera.
*****
Il 24 maggio del 1961 è nata Ilaria Alpi, oggi, se fosse viva compirebbe 50 anni. Inviata di Raitre, uccisa in Somalia, a Mogadiscio il 20 marzo del 1994, insieme al suo operatore di ripresa, Miran Hrovatin, nel corso di un'inchiesta sul traffico di armi e di sostanze tossiche. I due giornalisti, veri giornalisti d'inchiesta, avevano probabilmente scoperto qualcosa che probabilmente coinvolgeva l'esercito italiano e altre autorità nazionali e internazionali.
Guarda caso, nel novembre precedente era stato ucciso sempre in Somalia, in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano. Per saperne di più, rimando a un approfondimento su un sito di controinformazione.
http://www.libreidee.org/2010/07/armi-e-rifiuti-tossici-ilaria-alpi-il-martirio-della-verita/
Ma la scia di morti legati a quel caso non è finita qui.
Secondo alcune interpretazioni, i due giornalisti avrebbero scoperto un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell'Africa, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali.
Sulla "scena del delitto" erano presenti due troupes televisive: quella della Svizzera italiana (RTSI) ed una americana (ABC).
Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin colpiti ed accasciati nell'abitacolo del loro fuoristrada, sono state girate dall'operatore dell'Abc, di origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul, in una stanza d'albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale sul lungolago di Lugano (mai chiarito del tutto nella dinamica).
Roba da brividi.
Il film del 2003 Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni, di Ferdinando Vicentini Orgnani, cerca di ripercorrere la vicenda, sulla quale è stata aperta anche un'inchiesta parlamentare. La Commissione è ancora al lavoro.
*****
Il 24 maggio del 1941 è nato Bob Dylan, che oggi compie 70 anni.
Nel 1966 rivelò in un'intervista di essere appena uscito dalla dipendenza dall'eroina, per la quale spendeva 25 dollari al giorno, e di avere tentato il suicidio.
Aveva già realizzato sette album, con alcune delle sue canzoni più belle.
Il suo sito ufficiale è:
http://www.bobdylan.com/
The freewheelin' Bob Dylan, il suo secondo album, uscito il 27 maggio del 1963, contiene alcuni dei suoi brani più belli, ed è una rivoluzione in musica, antesignana di quelle che seguiranno negli anni successivi nelle scuole e nelle università (e molti cantavano Bob Dylan...): Blowin' in the wind, Masters of war (entrambe contro la guerra), A hard rain's gonna fall (contro il nucleare militare), Don't think twice, it's all right e altri brani innovativi e dai contenuti sociali forti.
Il sesto album, del 1965, Highway 61 revisited contiene Like a rolling stone, altro brano celebre e più volte reinterpretato e riarrangiato; notissima e forse insuperabile la versione live con The Band.
La mia personale playlist del "menestrello" prosegue con Just like a woman, presente nel settimo album, del 1967, Blonde on blonde. Il dodicesimo album in studio originale, Pat Garrett & Billy the Kid, colonna sonora di un film del 1973, contiene un altro brano indimenticabile: Knockin' on heaven's door. Album numero 14, Planet waves, con Forever Young, e siamo arrivati al 1974. Il 1974 è anche l'anno del doppio lp live Before the flood, in cui Dylan suona con The Band. Si tratta di uno degli album più belli, in cui Dylan rivisita i suoi brani con gli arrangiamenti della Band per eccellenza. C'è una bellissima versione di I shall be released, già incisa da The Band nell'album di esordio e da Dylan nel secondo Greatest Hits del 1971.
Nel 1976 arriva Desire il 17° album in studio, in cui compaiono alcuni bellissimi brani, fra cui il più noto è Hurricane; c'è anche Romance in Durango, resa famosa in Italia da una versione tradotta da Fabrizio De André (Avventura a Durango).
1978: diciottesimo album in studio, Street legal, contenente Baby stop crying.
Per trovare qualcosa dello stesso livello dei dischi citati, secondo me occorre attendere oltre vent'anni. Nel 2001 il menestrello pubblica un album stupendo, Love and theft.
Sono passati dieci anni esatti da allora.
Auguri, Bob Dylan.
*****
Il 24 maggio del 1961 è nata Ilaria Alpi, oggi, se fosse viva compirebbe 50 anni. Inviata di Raitre, uccisa in Somalia, a Mogadiscio il 20 marzo del 1994, insieme al suo operatore di ripresa, Miran Hrovatin, nel corso di un'inchiesta sul traffico di armi e di sostanze tossiche. I due giornalisti, veri giornalisti d'inchiesta, avevano probabilmente scoperto qualcosa che probabilmente coinvolgeva l'esercito italiano e altre autorità nazionali e internazionali.
Guarda caso, nel novembre precedente era stato ucciso sempre in Somalia, in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano. Per saperne di più, rimando a un approfondimento su un sito di controinformazione.
http://www.libreidee.org/2010/07/armi-e-rifiuti-tossici-ilaria-alpi-il-martirio-della-verita/
Ma la scia di morti legati a quel caso non è finita qui.
Secondo alcune interpretazioni, i due giornalisti avrebbero scoperto un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell'Africa, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali.
Sulla "scena del delitto" erano presenti due troupes televisive: quella della Svizzera italiana (RTSI) ed una americana (ABC).
Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin colpiti ed accasciati nell'abitacolo del loro fuoristrada, sono state girate dall'operatore dell'Abc, di origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul, in una stanza d'albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale sul lungolago di Lugano (mai chiarito del tutto nella dinamica).
Roba da brividi.
Il film del 2003 Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni, di Ferdinando Vicentini Orgnani, cerca di ripercorrere la vicenda, sulla quale è stata aperta anche un'inchiesta parlamentare. La Commissione è ancora al lavoro.
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Il 24 maggio del 1941 è nato Bob Dylan, che oggi compie 70 anni.
Nel 1966 rivelò in un'intervista di essere appena uscito dalla dipendenza dall'eroina, per la quale spendeva 25 dollari al giorno, e di avere tentato il suicidio.
Aveva già realizzato sette album, con alcune delle sue canzoni più belle.
Il suo sito ufficiale è:
http://www.bobdylan.com/
The freewheelin' Bob Dylan, il suo secondo album, uscito il 27 maggio del 1963, contiene alcuni dei suoi brani più belli, ed è una rivoluzione in musica, antesignana di quelle che seguiranno negli anni successivi nelle scuole e nelle università (e molti cantavano Bob Dylan...): Blowin' in the wind, Masters of war (entrambe contro la guerra), A hard rain's gonna fall (contro il nucleare militare), Don't think twice, it's all right e altri brani innovativi e dai contenuti sociali forti.
Il sesto album, del 1965, Highway 61 revisited contiene Like a rolling stone, altro brano celebre e più volte reinterpretato e riarrangiato; notissima e forse insuperabile la versione live con The Band.
La mia personale playlist del "menestrello" prosegue con Just like a woman, presente nel settimo album, del 1967, Blonde on blonde. Il dodicesimo album in studio originale, Pat Garrett & Billy the Kid, colonna sonora di un film del 1973, contiene un altro brano indimenticabile: Knockin' on heaven's door. Album numero 14, Planet waves, con Forever Young, e siamo arrivati al 1974. Il 1974 è anche l'anno del doppio lp live Before the flood, in cui Dylan suona con The Band. Si tratta di uno degli album più belli, in cui Dylan rivisita i suoi brani con gli arrangiamenti della Band per eccellenza. C'è una bellissima versione di I shall be released, già incisa da The Band nell'album di esordio e da Dylan nel secondo Greatest Hits del 1971.
Nel 1976 arriva Desire il 17° album in studio, in cui compaiono alcuni bellissimi brani, fra cui il più noto è Hurricane; c'è anche Romance in Durango, resa famosa in Italia da una versione tradotta da Fabrizio De André (Avventura a Durango).
1978: diciottesimo album in studio, Street legal, contenente Baby stop crying.
Per trovare qualcosa dello stesso livello dei dischi citati, secondo me occorre attendere oltre vent'anni. Nel 2001 il menestrello pubblica un album stupendo, Love and theft.
Sono passati dieci anni esatti da allora.
Auguri, Bob Dylan.
giovedì 5 maggio 2011
Karl Marx e Naomi Klein
Il 5 maggio è la data di nascita di Karl Marx e di Naomi Klein.
Karl Marx, nato nel 1818 a Treviri, è il fondatore dello spettro che si aggira(va) per l'Europa, il comunismo.
Riteneva la lotta di classe il motore della storia, il capitalismo un rapporto sociale di produzione che conteneva in sé una forma di sfruttamento e portava all'alienazione l'operaio. Per questo occorreva superare il capitalismo e il libero mercato, abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione e instaurare con la rivoluzione una temporanea dittatura del proletariato e poi il comunismo vero e proprio, in cui gli esseri umani non fossero in competizione fra di loro, ma collaborassero al fine di costruire una felicità molto concreta, rispondendo ai bisogni essenziali dell'esistenza. Ne Il capitale (1867), introdusse il concetto di "feticismo delle merci", concetto modernissimo che spiega i successivi (di circa un secolo) fenomeni del consumismo e del passo ulteriore, la mercificazione del corpo. Nel libro primo utilizza una metafora dissacrante, ma geniale: paragona la trasformazione della merce nel dio Oro alla transustanziazione che avviene nell'Eucarestia, in cui il vino e l'ostia si trasformano in sangue e corpo di Cristo, nella liturgia cristiana. Nel libro secondo (1885), dedica varie pagine indignate a criticare ferocemente lo sfruttamento dei ragazzini nel lavoro, da parte dei capitalisti. Spiegò con analisi economica rigorosa il principio di accumulazione e di autoriproduzione del capitale, ipotizzando però anche la sua autodistruzione come destino estrinseco. Nonostante le crisi, il capitalismo finora ce l'ha sempre fatta a riprendesi dalle crisi periodiche, risorgendo come l'Araba Fenice dalle proprie ceneri, sempre a spese dei lavoratori. Ne Il manifesto del Partito comunista (1848), parla della storia come susseguirsi di momenti di conflitto e invita il "proletariato" internazionale a unirsi per la rivoluzione. Il suo approccio, che lega gli eventi storici e culturali agli inetressi economico-sociali in gioco, è divenuto poi un concetto se non universalmente accettato, senz'altro molto utile a comprendere gli eventi.
Solo dopo Marx si può affermare che le guerre dipendono da interessi economici, che generano investimenti capitalistici, che servono a rendere merce le nuove tecnologie applicate alle armi.
Naomi Klein è nata a Montreal nel 1970. Ha scritto nel 2000 No Logo, considerato il manifesto dei no global. Nel 2007 ha scritto Shock economy, in cui analizza la rimonta del capitalismo globalizzato, chiamandolo "capitalismo dei disastri". Non è dichiaratamente marxista, ma credo che, se non ha letto direttamente Marx, ne abbia studiato sintesi dettagliate. Parte dalla critica dell'immagine, capace di creare falsi bisogni ( e vere etichette o marchi, da qui il titolo!) per inoltrarsi nel territorio delle rivolte antiglobalizzazione dei giovani. Il libro raccoglie le sue esperienze di cinque anni di viaggio in Nord America, Asia ed Europa. Per dire che "La vita è fatta di sostanza e non di apparenza". Come Fromm, come Pasolini. Come Marx. Qui sotto il link col sito di Naomi Klein.
Auguri Naomi (e non dimenticarti di Marx...)
http://www.naomiklein.org/main
Karl Marx, nato nel 1818 a Treviri, è il fondatore dello spettro che si aggira(va) per l'Europa, il comunismo.
Riteneva la lotta di classe il motore della storia, il capitalismo un rapporto sociale di produzione che conteneva in sé una forma di sfruttamento e portava all'alienazione l'operaio. Per questo occorreva superare il capitalismo e il libero mercato, abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione e instaurare con la rivoluzione una temporanea dittatura del proletariato e poi il comunismo vero e proprio, in cui gli esseri umani non fossero in competizione fra di loro, ma collaborassero al fine di costruire una felicità molto concreta, rispondendo ai bisogni essenziali dell'esistenza. Ne Il capitale (1867), introdusse il concetto di "feticismo delle merci", concetto modernissimo che spiega i successivi (di circa un secolo) fenomeni del consumismo e del passo ulteriore, la mercificazione del corpo. Nel libro primo utilizza una metafora dissacrante, ma geniale: paragona la trasformazione della merce nel dio Oro alla transustanziazione che avviene nell'Eucarestia, in cui il vino e l'ostia si trasformano in sangue e corpo di Cristo, nella liturgia cristiana. Nel libro secondo (1885), dedica varie pagine indignate a criticare ferocemente lo sfruttamento dei ragazzini nel lavoro, da parte dei capitalisti. Spiegò con analisi economica rigorosa il principio di accumulazione e di autoriproduzione del capitale, ipotizzando però anche la sua autodistruzione come destino estrinseco. Nonostante le crisi, il capitalismo finora ce l'ha sempre fatta a riprendesi dalle crisi periodiche, risorgendo come l'Araba Fenice dalle proprie ceneri, sempre a spese dei lavoratori. Ne Il manifesto del Partito comunista (1848), parla della storia come susseguirsi di momenti di conflitto e invita il "proletariato" internazionale a unirsi per la rivoluzione. Il suo approccio, che lega gli eventi storici e culturali agli inetressi economico-sociali in gioco, è divenuto poi un concetto se non universalmente accettato, senz'altro molto utile a comprendere gli eventi.
Solo dopo Marx si può affermare che le guerre dipendono da interessi economici, che generano investimenti capitalistici, che servono a rendere merce le nuove tecnologie applicate alle armi.
Naomi Klein è nata a Montreal nel 1970. Ha scritto nel 2000 No Logo, considerato il manifesto dei no global. Nel 2007 ha scritto Shock economy, in cui analizza la rimonta del capitalismo globalizzato, chiamandolo "capitalismo dei disastri". Non è dichiaratamente marxista, ma credo che, se non ha letto direttamente Marx, ne abbia studiato sintesi dettagliate. Parte dalla critica dell'immagine, capace di creare falsi bisogni ( e vere etichette o marchi, da qui il titolo!) per inoltrarsi nel territorio delle rivolte antiglobalizzazione dei giovani. Il libro raccoglie le sue esperienze di cinque anni di viaggio in Nord America, Asia ed Europa. Per dire che "La vita è fatta di sostanza e non di apparenza". Come Fromm, come Pasolini. Come Marx. Qui sotto il link col sito di Naomi Klein.
Auguri Naomi (e non dimenticarti di Marx...)
http://www.naomiklein.org/main
venerdì 29 aprile 2011
il manifesto compie 40 anni
40 anni fa nasceva il manifesto. Era il 28 aprile del 1971.
Quale può essere il senso di essere ancora oggi in edicola, il senso di fare un giornale nell'era di internet? Forse quello di discutere, approfondire, commentare e spiegare le notizie che già si sanno. Perché internet è come una grande agenzia e le notizie volano di sito in sito, di blog in blog, compaiono e si diffondono su facebook, su twitter. Dopo la notizia, sempre e comunque vecchia, c'è bisogno di fermarsi a riflettere per capire il senso della nostra velocità e delle cose a volte inspiegabili che ci capitano attorno. E allora che fare col cartaceo? Quello che fa il manifesto: scavare nel quotidiano, cercare le ragioni, cucire pazientemente i pezzi di società civile della sinistra, fra partiti e movimenti, cercare un filo comune, costruire e lanciare idee, magari collettivamente.
E poi c'è un'altra cosa: il pensare di poter sapere tutto perché si naviga su internet è un'illusione. E allora c'è anche lo spazio per la scelta delle notizie; ci sono notizie che io ancora oggi trovo solo su il manifesto. Evidenziare la notizia nascosta è un bel compito, per un giornale, oggi.
Il manifesto, mi pare, prova a farlo.
Allora, tanti auguri a il manifesto. Uno degli slogan di una campagna abbonamenti di anni fa era: "La rivoluzione non russa". E c'era un bambino che dormiva, col pungo chiuso. Quel bambino ora ha 40 anni e, speriamo, tanta vita davanti. Così Vauro interpreta il compleanno de il manifesto.
Quale può essere il senso di essere ancora oggi in edicola, il senso di fare un giornale nell'era di internet? Forse quello di discutere, approfondire, commentare e spiegare le notizie che già si sanno. Perché internet è come una grande agenzia e le notizie volano di sito in sito, di blog in blog, compaiono e si diffondono su facebook, su twitter. Dopo la notizia, sempre e comunque vecchia, c'è bisogno di fermarsi a riflettere per capire il senso della nostra velocità e delle cose a volte inspiegabili che ci capitano attorno. E allora che fare col cartaceo? Quello che fa il manifesto: scavare nel quotidiano, cercare le ragioni, cucire pazientemente i pezzi di società civile della sinistra, fra partiti e movimenti, cercare un filo comune, costruire e lanciare idee, magari collettivamente.
E poi c'è un'altra cosa: il pensare di poter sapere tutto perché si naviga su internet è un'illusione. E allora c'è anche lo spazio per la scelta delle notizie; ci sono notizie che io ancora oggi trovo solo su il manifesto. Evidenziare la notizia nascosta è un bel compito, per un giornale, oggi.
Il manifesto, mi pare, prova a farlo.
Allora, tanti auguri a il manifesto. Uno degli slogan di una campagna abbonamenti di anni fa era: "La rivoluzione non russa". E c'era un bambino che dormiva, col pungo chiuso. Quel bambino ora ha 40 anni e, speriamo, tanta vita davanti. Così Vauro interpreta il compleanno de il manifesto.
sabato 23 aprile 2011
L'anarchico e la ragazza del secolo scorso
Oggi, 23 aprile, è il giorno della nascita di Nicola Sacco, nato nel 1891 a Torremaggiore, in provincia di Foggia. Emigrò negli Stati Uniti nel 1913, all'età di 22 anni. Dato che in Italia era stato calzolaio di professione, trovò lavoro in una fabbrica di calzature a Milford, nel Massachusetts. Fu accusato di un omicidio insieme all'amico Bartolomeo Vanzetti, anch'egli immigrato, conosciuto nella militanza anarchica negli Stati Uniti. Da una lettera di Sacco al figlio Dante, dalla prigionia, dopo la sentenza di condanna a morte.
"Mio carissimo figlio e compagno,
sin dal giorno che ti vidi per l'ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire!
Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario.
Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. [...] Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili. Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata. Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quei giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro. [...]Sì, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto... I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno".
La condanna a morte fu eseguita il 23 agosto del 1927, nonostante ci fosse un reo confesso dell'omicidio di cui i due anarchici italiani erano accusati e nonostante una significativa mobilitazione internazionale in loro favore.
Negli anni a venire venne dimostrata definitivamente la loro innocenza. Joan Baez cantò per loro The ballad of Nick and Bart (Here's to you).
Il 23 aprile è nata anche Rossana Rossanda, a Pola, nel 1924. Oggi Rossana compie 87 anni.
Partecipò alla Resistenza dopo avere studiato al liceo classico Manzoni di Milano. Dopo la guerra si iscrisse al Pci, di cui divenne responsabile della cultura. Nel 1963 fu eletta deputata. Nel 1968 era vicina alla contestazione giovanile. Contraria al socialismo reale dell'Unione sovietica, insieme a Luigi Pintor, valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita de Il manifesto, che, inizialmente, fu anche un partito, oltre che un quotidiano. Nonostante il parere contrario di Enrico Berlinguer, la Rossanda fu radiata dal PCI insieme ai suoi compagni nel 1969.
Nel 2005 è uscito per Einaudi il suo libro di memorie biografiche La ragazza del secolo scorso.
Una riflessione, soprattutto, sul senso di essere comunisti nel novecento italiano.
Auguri, Rossana.
I funerali di Sacco e Vanzetti
Rossana Rossanda ritratta da Uliano Lucas, nella copertina del libro citato
"Mio carissimo figlio e compagno,
sin dal giorno che ti vidi per l'ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire!
Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario.
Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. [...] Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili. Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata. Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quei giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro. [...]Sì, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto... I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno".
La condanna a morte fu eseguita il 23 agosto del 1927, nonostante ci fosse un reo confesso dell'omicidio di cui i due anarchici italiani erano accusati e nonostante una significativa mobilitazione internazionale in loro favore.
Negli anni a venire venne dimostrata definitivamente la loro innocenza. Joan Baez cantò per loro The ballad of Nick and Bart (Here's to you).
Il 23 aprile è nata anche Rossana Rossanda, a Pola, nel 1924. Oggi Rossana compie 87 anni.
Partecipò alla Resistenza dopo avere studiato al liceo classico Manzoni di Milano. Dopo la guerra si iscrisse al Pci, di cui divenne responsabile della cultura. Nel 1963 fu eletta deputata. Nel 1968 era vicina alla contestazione giovanile. Contraria al socialismo reale dell'Unione sovietica, insieme a Luigi Pintor, valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita de Il manifesto, che, inizialmente, fu anche un partito, oltre che un quotidiano. Nonostante il parere contrario di Enrico Berlinguer, la Rossanda fu radiata dal PCI insieme ai suoi compagni nel 1969.
Nel 2005 è uscito per Einaudi il suo libro di memorie biografiche La ragazza del secolo scorso.
Una riflessione, soprattutto, sul senso di essere comunisti nel novecento italiano.
Auguri, Rossana.
I funerali di Sacco e Vanzetti
Rossana Rossanda ritratta da Uliano Lucas, nella copertina del libro citato
martedì 12 aprile 2011
Lydia Cacho Ribeiro
Oggi 12 aprile compie gli anni Lydia Cacho Ribeiro, giornalista messicana, attivista dei diritti delle donne e dei bambini in una società machista come quella del Messico.
Lydia è nata nel 1963 a Città del Messico.
Dopo un inizio per le pagine culturali del giornale Novedades de Cancun in seguito passò ad interessarsi di problemi sociali (come la prostituzione, in particolare quella minorile). Nel 2003 scrisse degli articoli per il giornale Por Esto sugli abusi sessuali perpetrati nei confronti di minori nella città di Cancun.
Nel libro Los Demonios del Edén (I demoni dell'Eden, uscito nel 2005), da brava giornalista d'inchiesta, Lydia fa i nomi e documenta le accuse e i fatti. Accusa apertamente Jean Succar Kuri, noto proprietario di alberghi, di essere coinvolto in un giro di pornografia infantile e prostituzione, con tanto di dichiarazioni delle vittime e di prove filmate con videocamera nascosta. Il libro cita politici come Emilio Gamboa Patron e Miguel Angel Yunes. Viene citata per diffamazione da Kamel Nacif Borge, un uomo d'affari di Puebla, accusato dalla giornalista di proteggere Succar Kuri, e poi arrestata illegalmente da un gruppo di poliziotti, malmenata e trasportata nel carcere di Puebla, da dove riesce a uscire solo dopo il pagamento di una cauzione.
Nel febbraio del 2005 furono rivelate alcune intercettazioni telefoniche che provavano come Nacif Borge e Mario Plutarco Marín Torres, Governatore di Puebla, si fossero accordati per l'arresto ed i maltrattamenti di Lydia in modo da intimidirla.
Il 29 novembre 2007, la Corte Suprema del Messico sentenziò che l'arresto di Lydia Cacho era ingiustificato.
Dal 2006 Cacho si è impegnata in prima persona nelle indagini e nella soluzione dei casi, ripetuti e numerosi, di omicidi e abusi su donne irrisolti a Ciudad Juarez.
Nel 2007 Amnesty International le ha assegnato un premio per il suo impegno nella tutela e nella promozione dei diritti delle donne e dei bambini e nel 2008 ha ricevuto dall'UNESCO il premio "Guillermo Cano World Press Freedom Prize".
Qui sotto il link relativo alla recensione di un libro di Lydia tradotto in italiano:
http://libri.forpassion.net/2010/10/14/schiave-del-potere-lydia-cacho/, che contiene anche un lusinghiero giudizio di Roberto Saviano.
Auguri a Lydia, donna coraggiosa e giornalista eccellente. E buon lavoro.
Lydia è nata nel 1963 a Città del Messico.
Dopo un inizio per le pagine culturali del giornale Novedades de Cancun in seguito passò ad interessarsi di problemi sociali (come la prostituzione, in particolare quella minorile). Nel 2003 scrisse degli articoli per il giornale Por Esto sugli abusi sessuali perpetrati nei confronti di minori nella città di Cancun.
Nel libro Los Demonios del Edén (I demoni dell'Eden, uscito nel 2005), da brava giornalista d'inchiesta, Lydia fa i nomi e documenta le accuse e i fatti. Accusa apertamente Jean Succar Kuri, noto proprietario di alberghi, di essere coinvolto in un giro di pornografia infantile e prostituzione, con tanto di dichiarazioni delle vittime e di prove filmate con videocamera nascosta. Il libro cita politici come Emilio Gamboa Patron e Miguel Angel Yunes. Viene citata per diffamazione da Kamel Nacif Borge, un uomo d'affari di Puebla, accusato dalla giornalista di proteggere Succar Kuri, e poi arrestata illegalmente da un gruppo di poliziotti, malmenata e trasportata nel carcere di Puebla, da dove riesce a uscire solo dopo il pagamento di una cauzione.
Nel febbraio del 2005 furono rivelate alcune intercettazioni telefoniche che provavano come Nacif Borge e Mario Plutarco Marín Torres, Governatore di Puebla, si fossero accordati per l'arresto ed i maltrattamenti di Lydia in modo da intimidirla.
Il 29 novembre 2007, la Corte Suprema del Messico sentenziò che l'arresto di Lydia Cacho era ingiustificato.
Dal 2006 Cacho si è impegnata in prima persona nelle indagini e nella soluzione dei casi, ripetuti e numerosi, di omicidi e abusi su donne irrisolti a Ciudad Juarez.
Nel 2007 Amnesty International le ha assegnato un premio per il suo impegno nella tutela e nella promozione dei diritti delle donne e dei bambini e nel 2008 ha ricevuto dall'UNESCO il premio "Guillermo Cano World Press Freedom Prize".
Qui sotto il link relativo alla recensione di un libro di Lydia tradotto in italiano:
http://libri.forpassion.net/2010/10/14/schiave-del-potere-lydia-cacho/, che contiene anche un lusinghiero giudizio di Roberto Saviano.
Auguri a Lydia, donna coraggiosa e giornalista eccellente. E buon lavoro.
domenica 3 aprile 2011
Lidia Menapace
Oggi è il compleanno di Lidia Menapace, nata a Novara il 3 aprile 1924. All'anagrafe risulta come Lidia Brisca.
Classico esempio di "cattocomunista", come dicono i detrattori. Le due culture convivono in Lidia Menapace. Staffetta partigiana quando aveva vent'anni, nell'immediato dopoguerra fu impegnata in vari movimenti cattolici e iscritta alla FUCI, l'organizzaziione giovanile della Democrazia Cristiana. Negli anni Sessanta cominciò a simpatizzare per l'allora PCI, ma venne avvicinata dal gruppo fondatore de "il manifesto", alla quale aderì. Gli iscritti al PCI che fondarono o aderirono al gruppo de "il manifesto" vennero poi espulsi dal partito. Nel 1973 fu fra i promotori del Movimento Cristiani per il Socialismo.
Il Movimento dei Cristiani per il Socialismo è stata un'organizzazione politica e culturale nata all'inizio degli anni Settanta originariamente in Cile, come aggregazione di cristiani progressisti a sostegno della candidatura a presidente del socialista Salvador Allende.
Nel panorama italiano il primo Convegno Nazionale dei "Cristiani per il Socialismo" si tenne a Bologna nel settembre del 1973, proprio nei giorni tragici della caduta e della fine di Salvator Allende, morto l'11 settembre di quell'anno mentre resisteva all'assalto dei golpisti nel palazzo della Moneda, residenza presidenziale. Il suo medico raccontò che si era suicidato per non cadere nelle mani di Pinochet. Il gruppo raccoglieva cristiani di sinistra che avevano vissuto con entusiasmo l'esperienza di apertura e rinnovamento della Chiesa cattolica seguita al Concilio Vaticano II. Furono diversi gli esponenti dell'associazionismo cattolico ad aderire all'idea di una "via cristiana al socialismo" e di un "socialismo dal volto umano". Le Acli in particolare manifestarono interesse per la nuova prospettiva di un socialismo cristiano.
Fra le più importanti voci del femminismo italiano degli anni Settanta, venne eletta al Senato nel 2006 per il Partito della Rifondazione Comunista. Dal 6 febbraio 2007 al 28 aprile 2008 ha ricoperto la carica di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito.
Pacifista intransigente che qualcuno vorrebbe che fosse indicata e designata senatrice a vita. Non sarebbe una cattiva idea, incarnando con la sua vita quasi un secolo di storia italiana.
Non ho trovato notizie sul cognome Menapace, credo che sia il cognome del marito, avendo trovato la dizione Lidia Brisca in Menapace in occasione della sua candidatura alla presidenza della provincia di Novara. Comunque, qui sotto ci sono due link nei quali è possibile leggere alcuni suoi articoli e interventi, che testimoniano il suo impegno a favore della pace. Il cognome che Lidia ha deciso di utilizzare è stato senz'altro di auspicio.
http://www.ilportoritrovato.net/html/menapace1a.html
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?auteur1441
Auguri, Lidia, buon ottantasettesimo compleanno!
Classico esempio di "cattocomunista", come dicono i detrattori. Le due culture convivono in Lidia Menapace. Staffetta partigiana quando aveva vent'anni, nell'immediato dopoguerra fu impegnata in vari movimenti cattolici e iscritta alla FUCI, l'organizzaziione giovanile della Democrazia Cristiana. Negli anni Sessanta cominciò a simpatizzare per l'allora PCI, ma venne avvicinata dal gruppo fondatore de "il manifesto", alla quale aderì. Gli iscritti al PCI che fondarono o aderirono al gruppo de "il manifesto" vennero poi espulsi dal partito. Nel 1973 fu fra i promotori del Movimento Cristiani per il Socialismo.
Il Movimento dei Cristiani per il Socialismo è stata un'organizzazione politica e culturale nata all'inizio degli anni Settanta originariamente in Cile, come aggregazione di cristiani progressisti a sostegno della candidatura a presidente del socialista Salvador Allende.
Nel panorama italiano il primo Convegno Nazionale dei "Cristiani per il Socialismo" si tenne a Bologna nel settembre del 1973, proprio nei giorni tragici della caduta e della fine di Salvator Allende, morto l'11 settembre di quell'anno mentre resisteva all'assalto dei golpisti nel palazzo della Moneda, residenza presidenziale. Il suo medico raccontò che si era suicidato per non cadere nelle mani di Pinochet. Il gruppo raccoglieva cristiani di sinistra che avevano vissuto con entusiasmo l'esperienza di apertura e rinnovamento della Chiesa cattolica seguita al Concilio Vaticano II. Furono diversi gli esponenti dell'associazionismo cattolico ad aderire all'idea di una "via cristiana al socialismo" e di un "socialismo dal volto umano". Le Acli in particolare manifestarono interesse per la nuova prospettiva di un socialismo cristiano.
Fra le più importanti voci del femminismo italiano degli anni Settanta, venne eletta al Senato nel 2006 per il Partito della Rifondazione Comunista. Dal 6 febbraio 2007 al 28 aprile 2008 ha ricoperto la carica di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito.
Pacifista intransigente che qualcuno vorrebbe che fosse indicata e designata senatrice a vita. Non sarebbe una cattiva idea, incarnando con la sua vita quasi un secolo di storia italiana.
Non ho trovato notizie sul cognome Menapace, credo che sia il cognome del marito, avendo trovato la dizione Lidia Brisca in Menapace in occasione della sua candidatura alla presidenza della provincia di Novara. Comunque, qui sotto ci sono due link nei quali è possibile leggere alcuni suoi articoli e interventi, che testimoniano il suo impegno a favore della pace. Il cognome che Lidia ha deciso di utilizzare è stato senz'altro di auspicio.
http://www.ilportoritrovato.net/html/menapace1a.html
http://www.womenews.net/spip3/spip.php?auteur1441
Auguri, Lidia, buon ottantasettesimo compleanno!
mercoledì 30 marzo 2011
Pietro Ingrao
Pietro Ingrao nasce il 30 marzo 1915 a Lenola, piccolo paese della ciociaria, fra il Lazio e la Campania. Nel 1940 aderisce al Partito comunista e successivamente alla Resistenza. Dopo la guerra divenne il riferimento della sinistra del partito e fu giudicato un "marxista creativo" per l'attenzione ai movimenti extra partito che avvenivano nella società. Dal 1947 al 1957 fu direttore de L'Unità. Fu deputato dal 1948 al 1992 e guidò la Camera come presidente dal 1976 al 1979. Fu tra i pochi nel 1991 a votare contro l'intervento militare in Iraq. Nel 2010 ha aderito a Sinistra Ecologia Libertà. Nei giorni scorsi è uscito il suo ultimo libro: Indignarsi non basta, edito da Aliberti di Reggio Emilia. "Ho imparato in questo secolo l'indicibile dell'umano, di ognuno di noi e della relazione con l'altro che non possiamo mai afferrare fino in fondo. La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell'umano. Bisogna costruire una relazione condivisa, attiva. Valuto molto più forte il rischio che i sentimenti dell'indignazione e della speranza restino, come tali, inefficaci, in mancanza di una lettura del mondo e di una adeguata pratica politica che dia loro corpo. Che l'indignazione possa supplire alla politica e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio".
In Volevo la luna del 2006 (Einaudi), racconta attraverso la vicenda della sua vita la memoria e la storia del Novecento. Ha pubblicato anche raccolte di poesie (Il dubbio dei vincitori, Variazioni serali).
Oggi Pietro Ingrao ha compiuto 96 anni. Un quasi centenario, il cui lucido pensiero e la cui limpida umanità sono un patrimonio della sinistra di questo paese. La sua è una grandezza umile e pacifica.
Auguri. E grazie, Pietro Ingrao.
In Volevo la luna del 2006 (Einaudi), racconta attraverso la vicenda della sua vita la memoria e la storia del Novecento. Ha pubblicato anche raccolte di poesie (Il dubbio dei vincitori, Variazioni serali).
Oggi Pietro Ingrao ha compiuto 96 anni. Un quasi centenario, il cui lucido pensiero e la cui limpida umanità sono un patrimonio della sinistra di questo paese. La sua è una grandezza umile e pacifica.
Auguri. E grazie, Pietro Ingrao.
venerdì 25 marzo 2011
Dario Fo, il Nobel giullare
Dario Fo nasce il 24 marzo del 1926, dunque oggi compie la bellezza di 85 anni.
Il suo teatro visto in bianco nero in tv negli anni' 70 mi ha incantato e fatto innamorare in modo definitivo del teatro. Mi piaceva il suo istrionismo, la sua mimica facciale, la sua abilità verbale che trovava la sua migliore affermazione nel grammelot in varie lingue. Questione di orecchio al suono della lingua. Il Mistero Buffo è un vero capolavoro, un altro esempio, dopo il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, di un approccio al sacro da parte di un ateo assolutamente rispettoso e profondo, col desiderio di capire, di cogliere un mistero e lascarlo risuonare dentro di sé.
Altri spettacolo che molto ho apprezzato sono stati Isabella, tre caravelle e un cacciaballe, ispirato al viaggio di Cristoforo Colombo; La signora è da buttare, una satira farsesca dell'America degli anni '70; Morte accidentale di un anarchico, la ricostruzione provocatoria e satirica del "suicidio attivo" dell'anarchico Pinelli a Milano.
Il Mistero buffo, Morte accidentale di un anarchico sono anche probabilmente i precursori del teatro di narrazione oggi in voga, che ha come migliori rappresentanti Marco Paolini, Laura Curino, Ascanio Celestini. Ha vinto nel 1997 il premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: "Figura preminente del teatro politico che, nella tradizione dei giullari medievali, ha fustigato il potere e restaurato la dignità degli umili".
Buon compleanno Giullare!
Il suo teatro visto in bianco nero in tv negli anni' 70 mi ha incantato e fatto innamorare in modo definitivo del teatro. Mi piaceva il suo istrionismo, la sua mimica facciale, la sua abilità verbale che trovava la sua migliore affermazione nel grammelot in varie lingue. Questione di orecchio al suono della lingua. Il Mistero Buffo è un vero capolavoro, un altro esempio, dopo il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, di un approccio al sacro da parte di un ateo assolutamente rispettoso e profondo, col desiderio di capire, di cogliere un mistero e lascarlo risuonare dentro di sé.
Altri spettacolo che molto ho apprezzato sono stati Isabella, tre caravelle e un cacciaballe, ispirato al viaggio di Cristoforo Colombo; La signora è da buttare, una satira farsesca dell'America degli anni '70; Morte accidentale di un anarchico, la ricostruzione provocatoria e satirica del "suicidio attivo" dell'anarchico Pinelli a Milano.
Il Mistero buffo, Morte accidentale di un anarchico sono anche probabilmente i precursori del teatro di narrazione oggi in voga, che ha come migliori rappresentanti Marco Paolini, Laura Curino, Ascanio Celestini. Ha vinto nel 1997 il premio Nobel per la letteratura, con la seguente motivazione: "Figura preminente del teatro politico che, nella tradizione dei giullari medievali, ha fustigato il potere e restaurato la dignità degli umili".
Buon compleanno Giullare!
martedì 4 gennaio 2011
Buon anno da Psichiatria democratica
Ricevo da un'amica, Giulia Morini, questi auguri molto particolari, che mi sento di condividere. Auguri inviati da chi ha a cuore la cura degli altri e sicuramente è un buon osservatore sociale.
Auguri belli e decisamente alternativi. Insomma, mi piacciono; spero anche a voi.
Buon anno
AUGURI
di Emilio LupoSegretario Nazionale di Psichiatria Democratica
Auguri a chi sta sulla gru e non è gruista.
Auguri a chi sta su l'isola e non è isolano.
Auguri a chi sta sul tetto e non è antennista.
Auguri a chi sta per strada e non è ambulante.
Auguri a chi prega e non ha santi.
Auguri a chi impreca e non ha fede.
Auguri a chi alza le mani, ma non ha voglia di arrendersi.
Auguri a chi sta nell'ospizio.
Auguri a chi sta nella casa-famiglia.
Auguri a chi sta in ospedale.
Auguri a chi sta in carcere.
Auguri a chi sta nei Centri di espulsione.
Auguri a chi vive nei campi nomadi.
Auguri a chi vive sotto i ponti.
Auguri a chi non ha più la fabbrica.
Auguri a chi non ha più la casa.
Auguri a chi non ha più voce.
Auguri a chi ci crede.
Auguri a chi non ci crede più.
Auguri a chi è sempre stato ed ora non è più.
Auguri a chi non è mai stato e non sa se mai lo sarà.
Auguri a chi aveva e non ha più.
Auguri a chi non ha mai avuto e continua a non avere.
Auguri a chi ha ancora lacrime e rabbia.
Auguri a chi non ha più nè lacrime e nè rabbia.
Auguri a chi non si leva più il cappello.
Auguri a chi un capello non l'ha mai avuto.
Auguri a chi prendeva il pullman per andare in fabbrica e timbrava un cartellino.
Auguri a chi un cartellino marcatempo non l'ha mai avuto
Auguri a chi sognava la spiaggia, il mare e il dopo sole.
Auguri a chi un costume non l'ha mai posseduto.
Auguri a chi oggi è a zero ore.
Auguri a chi è stato sempre a zero ore.
Auguri a chi è costretto a stare in tenda e non è campeggiatore.
Auguri a chi è costretto a stare in macchina e non è pilota.
Auguri a chi non si leva più dal letto ma non è malato.
Auguri a chi sta sempre in piedi perché un letto non ce l'ha.
Auguri a chi mangiava in mensa ed ora mangia dai preti.
Auguri a chi ha sempre mangiato dai preti ma voleva mangiare anche lui in mensa.
Auguri a chi dentro, ieri, produceva calze per fare gambe belle.
Auguri a chi fuori, ora, sulle gambe infila i calzerotti.
Auguri a chi srotola lo striscione con le mani sporche di vernice.
Auguri a chi ha riposto lo striscione, ma ha ancora le mani imbrattate.
Auguri a chi urla nel megafono la sua voglia di giustizia e libertà.
Auguri a chi la voce l'ha persa: sono i suoi occhi che urlano contro tutte le iniquità.
Auguri a chi dal manicomio, ieri, è uscito per garantire la libertà dell'altro.
Auguri a chi nel manicomio a Napoli, oggi, vi è ritornato per garantire la sua e l'altrui dignità.
Auguri a chi è arrivato per rifuggire da odio e morte.
Auguri a chi è stato rimpatriato senza aver conosciuto né pace né speranza.
Auguri a chi nonostante tutto non demorde e si schiera.
Auguri a chi la dice tutta. Sempre.
Auguri a chi ha ancora tutti i denti e non sorride più.
Auguri a chi i denti li ha persi, ma continua a sorridere.
sabato 1 gennaio 2011
Buon anno
Buon anno.
Mica a tutti, però.
Buon anno a chi non si arrende e resiste e dentro la resistenza riesce a immaginare un mondo migliore; buon anno a chi, nonostante tutto, continua a credere che il cambiamento sia possibile e che cominci innanzitutto da quello che ciascuno di noi fa e pensa ogni giorno. Buon anno a chi ama e cerca la bellezza, a chi non si fa incantare dai lustrini della ricchezza e del potere, a chi non è in vendita. Buon anno a chi legge per il piacere di leggere, scrive perché lo ritiene necessario e urgente, fa l'amore per amore e viaggia per capire e conoscere il mondo, magari spostandosi anche di pochi chilometri.
Buon anno a chi spegne la televisione se non c'è niente d'interessante, a chi assapora il cibo che mangia, a chi crede che ogni cibo buono abbia dietro di sè una relazione di cura e bellezza, a chi crede che la parola cura non significhi "terapia", ma soprattutto "relazione".
Buon anno a chi vive non solo per lavorare, a chi lavora con lentezza, profondità e passione; a chi sa ascoltare gli altri prima di essere ascoltato.
Buon anno a chi sa dire no e sceglie altri sì. Buon anno a chi sa dire no con gentilezza ma, quando ce n'è bisogno, sa dire anche vaffanculo. Buon anno a chi ha buona memoria e sa vivere con semplicità e intensità
Buon anno a quelli che sanno oziare e aspettare, a quelli che non hanno fretta. Buon anno a chi ha delle idee che non si misurano in euro.
Buon anno a chi ripara, riusa, ricicla invece di buttare e sprecare.
Buon anno a un sacco di gente, in fin dei conti.
Ma non a tutti.
Spero che siate fra coloro ai quali auguro buon anno.
Mica a tutti, però.
Buon anno a chi non si arrende e resiste e dentro la resistenza riesce a immaginare un mondo migliore; buon anno a chi, nonostante tutto, continua a credere che il cambiamento sia possibile e che cominci innanzitutto da quello che ciascuno di noi fa e pensa ogni giorno. Buon anno a chi ama e cerca la bellezza, a chi non si fa incantare dai lustrini della ricchezza e del potere, a chi non è in vendita. Buon anno a chi legge per il piacere di leggere, scrive perché lo ritiene necessario e urgente, fa l'amore per amore e viaggia per capire e conoscere il mondo, magari spostandosi anche di pochi chilometri.
Buon anno a chi spegne la televisione se non c'è niente d'interessante, a chi assapora il cibo che mangia, a chi crede che ogni cibo buono abbia dietro di sè una relazione di cura e bellezza, a chi crede che la parola cura non significhi "terapia", ma soprattutto "relazione".
Buon anno a chi vive non solo per lavorare, a chi lavora con lentezza, profondità e passione; a chi sa ascoltare gli altri prima di essere ascoltato.
Buon anno a chi sa dire no e sceglie altri sì. Buon anno a chi sa dire no con gentilezza ma, quando ce n'è bisogno, sa dire anche vaffanculo. Buon anno a chi ha buona memoria e sa vivere con semplicità e intensità
Buon anno a quelli che sanno oziare e aspettare, a quelli che non hanno fretta. Buon anno a chi ha delle idee che non si misurano in euro.
Buon anno a chi ripara, riusa, ricicla invece di buttare e sprecare.
Buon anno a un sacco di gente, in fin dei conti.
Ma non a tutti.
Spero che siate fra coloro ai quali auguro buon anno.
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