Oggi ho trascorso la giornata a Milano. Ma, visto l'orario in cui pubblico il post, è già diventato ieri.
Sono andato a vedere tre mostre: l'Arte Povera alla Triennale, nel parco Sempione; le fotografie di Leonard Freed ("Io amo l'Italia") alla fondazione Stelline, nei pressi di S. Maria delle Grazie; le fotografie di Robert Mapplethorpe al Forma (zona Porta Ticinese).
La mostra dedicata all'arte povera fa parte di una rete di esposizioni in diversi spazi italiani di arte moderna: a Torino, a Bologna, a Napoli, a Roma e, appunto, a Milano.
Un'operazione culturale che fa di questo autunno/inverno una stagione di riscoperta dell'arte povera, movimento artistico e culturale che ha riscosso negli anni '60 e '70 l'interesse internazionale.
Belle le installazioni presenti a Milano, una delle esposizioni più importanti, se non la più importante, del circuito, per quantità e qualità delle opere presenti.
Mi hanno colpito in particolare alcuni lavori, che provo a raccontare.
Verso oltremare di Giovanni Anselmo (1984): una grande pietra di Luserna a forma di vela, un cavo agganciato al muro che la sostiene, un quadrato blu scuro che incornicia allo sguardo il vertice alto della pietra. Emozionante.
Iconografie (Bacinelle) (1980) di Luciano Fabro. La sua idea è davvero notevole per semplicità ed efficacia, realizzando al massimo livello i dettami dell'arte povera: qualcosa che tutti potrebbero realizzare dal punto di vista tecnico, ma solo l'artista ha l'idea di realizzare l'opera. Le sue bacinelle sono pezzi di vetro immersi in bacinelle ripiene di acqua distillata. Sui pezzi di vetro ci sono incisi dei nomi: Socrate, Archimede, Giovanni Battista, Lavoisier, Pasolini.
E l'artista dice nella didascalia che vuole rendere omaggio a quegli intellettuali che hanno pagato col corpo violentato e ucciso la loro indipendenza, la loro libertà di pensieo rispetto al pensiero dominante.
E come è successo al Battista, qualcuno ha chiesto su un vassoio la loro testa. Il vassoio qui diviene bacinella e il vetro e l'acqua sono frammenti della loro limpida esistenza. I loro nomi scritti come graffiti sui vetri.
Infine, segnalo L'albero porta di Giuseppe Penone (1993), un tronco di sequoia scavato, nel quale è stato inserito un tronco di abete lavorato.
Si tratta di lavori più recenti rispetto alla nascita dell'arte povera, segno però che la vitalità è ancora intatta. Nata come ribellione al consumismo, ha in Pasolini uno degli intellettuali di riferimento.
La crisi dei consumi attuale, dovuta non a un cambiamento culturale, ma semplicemente alla crisi economica, può dare impulso per ulteriori riflessioni e realizzazioni artistiche che utilizzino materiali naturali lavorati al minimo. La mostra è aperta fino al 29 gennaio.
La mostra di Leonard Freed alle Stelline espone fotografie in b/n scattate dagli anni '50 al 2000. L'amore per l'Italia non è mai scomparso in Freed, che nelle sue foto cercava più l'emozione e il senso dell'esistenza che il realismo e la documentazione epocale.
Così le differenze fra il 1956, primo viaggio italiano di Freed, e il 2000, ultimo viaggio a Roma, non mostrano particolari che ci fanno riconoscere l'epoca diversa.
Le immagini sono bellissime, alcune sono composizioni veramente originali e rendono uno sguardo sul mondo molto atttento a cogliere l'attimo irripetibile, l'emozione forte o sottile, sotto pelle.
Giochi di forme, di luci e di ombre, di contrasti assorbiti in un equilibrio elegante e un po' visionario, mai estetizzante. La mostra è aperta fino al 22 gennaio, ospita 100 fotografie, di cui almeno 30 davvero straordinarie.
Milano, 1992
Senz'altro estetizzante, invece, il lavoro di Robert Mapplethorpe, visibile al Forma.
Fotografo di corpi, di cazzi (una delle foto più divertenti si intitola, appunto, Cazzo e Pistola e sopra a un pene c'è una magnum), di fiori (in particolare di calle) e di Patti Smith.
Patti Smith fu proprio una delle sue prime modelle. Il modello estetico di Mapplethorpe era ambiguo, con femmine affascinanti ma con una parte maschile molto sviluppata e con maschi dai corpi scolpiti, ma esposti e resi esteticamente come quelli delle modelle femminili.
A Mapplethorpe interessava la forma, con la quale giocava, costruendo immagini dalla luce perfetta e dalle geometrie precise al millimetro.
Alcune immagini sono veramente geniali nella composizione e talmente perfette da suscitare anche qualche emozione, oltre all'ammirazione tecnica e stilistica.
Ma per lo più, le sue sono foto fredde, tendenzialmente classicheggianti nella scultura dei corpi e nelle proporzioni.
Sua la copertina del primo disco di Patti Smith, Horses, in cui le sue regole estetiche sono ben connotate e decodificabili. La mostra è aperta fino al 9 aprile e comprende circa 180 scatti.
In Stazione Centrale, intanto, prosegue la
clamorosa protesta dei lavoratori del servizio notturno soppresso da Trenitalia e Fs. Tre dipendenti di Wagons Lits, vivono da quasi un mese
sulla torre faro della Stazione centrale di Milano, per protestare contro
i 539 licenziamenti previsti dalla soppressione del servizio.
Il blog di Mattia Toscani, il blog del romanzo La schiuma della memoria, La rosa della settimana
La schiuma della memoria
Qui si parla innanzitutto di un romanzo, uscito nel novembre del 2010 presso le edizioni Montag di Tolentino.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
Visualizzazione post con etichetta Le mie foto. Mostra tutti i post
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domenica 8 gennaio 2012
sabato 1 ottobre 2011
Maurizio Maggiani
Oggi Maurizio Maggiani compie 60 anni.
E' nato il 1° ottobre del 1951 a Castelnuovo Magra.
"Nato in una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di professioni (è stato anche impiegato e venditore di pompe idrauliche) è approdato alla letteratura, politicamente vicino agli anarchici". Questa è la scarna biografia che di Maggiani fornisce wikipedia.
Ho letto di lui parecchie cose. Gran narratore, con la voglia di trasformare le storie semplici dell'infanzia, della miseria contadina, dell'emigrazione in epopea. Credo che dietro molti dei suoi romanzi ci sia un gran lavoro di ricerca storica e geografica, da cui trae gli stimoli per le sue invenzioni, sempre complesse e mai banali.
Mauri, Mauri sulla Lunigiana degli anni 60, che definirei almeno parzialmente autobiografico.
Il coraggio del pettirosso, romanzo che incrocia storie umili e testarde come il pettirosso, fra Storia, memoria e utopia. E dove la libertà è un anelito insopprimibile. Tutto il romanzo è un omaggio alla Lunigiana, una sorta di epopea fra mito e realtà storica, un atto d'amore verso la propria terra.
Il viaggiatore notturno, romanzo sui conflitti dell'ex Jugoslavia, soprattutto romanzo sulla Perfetta, donna capace di attraversare da sola le guerre e il deserto, a piedi per centinaia di chilometri; e poi popoli di zingari matti, gesti d'amore, l'orsa Amapola, storie orali che di bocca in bocca divengono romanzo.
La regina disadorna, che pone a confronto due scenari completamente diversi: il porto di Genova e un'isola sperduta del Pacifico; c'è un prete giovane che sposa una giovane regina, c'è una tragedia che si consuma in un istante.
E' stata una vertigine, tredici racconti d'amore, fra i quali spiccano "Scusami, scusami ancor", "Bye bye Doris Day", "L'uomo sul divano", "Nel cuore dell'Europa", "La buriana", "Le tre Veroniche".
Meccanica celeste, l'ultimo intenso romanzo che racconta di uomini liberi in una piccola comunità dell'entroterra ligure e di una storia d'amore.
E poi ho letto e guardato con curiosità e stupore Mi sono perso a Genova, guida di Genova assolutamente alternativa, con fotografie e testi di Maggiani molto belli, un omaggio alla città in cui ha deciso di andare a vivere.
Io ci sono stato nella strada dove abita Maurizio Maggiani. Si sale dal centro verso le colline, si arriva in un mondo di pace, col mare sempre negli occhi e la campagna attorno, a poche centinaia di metri dal centro di Genova.
Vi lascio qui sotto alcune foto che ho scattato quel giorno, le tracce per raggiungere il luogo, senza dire null'altro.
Auguri, Maurizio!!!
E' nato il 1° ottobre del 1951 a Castelnuovo Magra.
"Nato in una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di professioni (è stato anche impiegato e venditore di pompe idrauliche) è approdato alla letteratura, politicamente vicino agli anarchici". Questa è la scarna biografia che di Maggiani fornisce wikipedia.
Ho letto di lui parecchie cose. Gran narratore, con la voglia di trasformare le storie semplici dell'infanzia, della miseria contadina, dell'emigrazione in epopea. Credo che dietro molti dei suoi romanzi ci sia un gran lavoro di ricerca storica e geografica, da cui trae gli stimoli per le sue invenzioni, sempre complesse e mai banali.
Mauri, Mauri sulla Lunigiana degli anni 60, che definirei almeno parzialmente autobiografico.
Il coraggio del pettirosso, romanzo che incrocia storie umili e testarde come il pettirosso, fra Storia, memoria e utopia. E dove la libertà è un anelito insopprimibile. Tutto il romanzo è un omaggio alla Lunigiana, una sorta di epopea fra mito e realtà storica, un atto d'amore verso la propria terra.
Il viaggiatore notturno, romanzo sui conflitti dell'ex Jugoslavia, soprattutto romanzo sulla Perfetta, donna capace di attraversare da sola le guerre e il deserto, a piedi per centinaia di chilometri; e poi popoli di zingari matti, gesti d'amore, l'orsa Amapola, storie orali che di bocca in bocca divengono romanzo.
La regina disadorna, che pone a confronto due scenari completamente diversi: il porto di Genova e un'isola sperduta del Pacifico; c'è un prete giovane che sposa una giovane regina, c'è una tragedia che si consuma in un istante.
E' stata una vertigine, tredici racconti d'amore, fra i quali spiccano "Scusami, scusami ancor", "Bye bye Doris Day", "L'uomo sul divano", "Nel cuore dell'Europa", "La buriana", "Le tre Veroniche".
Meccanica celeste, l'ultimo intenso romanzo che racconta di uomini liberi in una piccola comunità dell'entroterra ligure e di una storia d'amore.
E poi ho letto e guardato con curiosità e stupore Mi sono perso a Genova, guida di Genova assolutamente alternativa, con fotografie e testi di Maggiani molto belli, un omaggio alla città in cui ha deciso di andare a vivere.
Io ci sono stato nella strada dove abita Maurizio Maggiani. Si sale dal centro verso le colline, si arriva in un mondo di pace, col mare sempre negli occhi e la campagna attorno, a poche centinaia di metri dal centro di Genova.
Vi lascio qui sotto alcune foto che ho scattato quel giorno, le tracce per raggiungere il luogo, senza dire null'altro.
Auguri, Maurizio!!!
sabato 13 agosto 2011
Un saluto a tutti
Ciao a tutti.
Voglio dirvi che presto ritornerò.
Sono stato lontano, con il corpo e soprattutto con il cuore. Ma tornerò, molto presto, con la memoria, le rose e le idee. State bene, buon tempo e buona vita
mattia
Voglio dirvi che presto ritornerò.
Sono stato lontano, con il corpo e soprattutto con il cuore. Ma tornerò, molto presto, con la memoria, le rose e le idee. State bene, buon tempo e buona vita
mattia
domenica 12 giugno 2011
Una rosa per Enzo Del Re
Il 7 giugno scorso è morto Enzo Del Re. Era nato a Mola (BA) nel 1944. Musicista autodidatta, cantastorie anarchico, cantautore di strada, considerato un maestro da Daniele Sepe e da Vinicio Capossela. Unico strumento che utilizzava nelle sue performance dal vivo, che pretendeva fossero di otto ore, perché tanto dura la giornata di un operaio, era una sedia, su cui batteva le mani a tenere il ritmo. L'altro strumento era semplicemente la sua voce. Aveva scelto la sedia per riscattarne l'immagine terrificante della sedia elettrica, per sovrapporre a uno strumento di morte un oggetto fondamentale nella cultura contadina. Sulla sedia si sedeva chi raccontava la storia nei filò della stalla, gli altri ascoltavano in piedi o seduti per terra. I suoi testi erano pieni di giochi di parole e di ironia. Dopo aver lavorato con Dario Fo verso la fine degli anni Sessanta, ottenne un successo, non certo commeciale, ma di fama, nel 1977, quando un suo brano, Lavorare con lentezza, divenne la sigla di Radio Alice a Bologna e uno dei pezzi simbolo del movimento di protesta generazionale di quell'anno.
Nel 2004 un film di Guido Chiesa, che ricordava la Bologna del 1977, intitolato appunto Lavorare con lentezza, aveva riacceso l'interesse intorno a lui. Nel 2010 riceve un riconoscimento alla carriera dal Premio Tenco, dopo le apparizioni nelle tournee di Vinicio Capossela e dei Tetes de bois.
In dialisi da qualche anno, viveva con la pensione sociale di 300 euro al mese.
Su you tube è reperibile diverso materiale, fra cui il video di Scittrà e la sua apparizione sul palco del 1° maggio 2010, con Vinicio Capossela.
"Lavorare con lentezza/senza fare alcuno sforzo/chi è veloce si fa male e finisce in ospedale/lavorare con lentezza, la salute non ha prezzo/QUINDI rallentare il ritmo.// Lavorare con lentezza/senza fare alcuno sforzo/pausa pausa ritmo lento/sempre fuori dal motore/vivere al rallentatore. //Ti saluto ti saluto/ti saluto a pugno chiuso/nel mio pugno c'è la lotta/ contro la nocività."
Qui sotto un link per chi desiderasseleggere l'omaggio tributatogli da Vinicio Capossela, pubblicato da Repubblica on line.
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/06/12/news/capossela_enzo_del_re-17589067/?ref=HREC1-12
Noi lo salutiamo con una rosa e con le parole di Daniele Sepe: "Buon viaggio, Enzo, una sedia la troverai pure dove stai adesso. E il biglietto di sicuro non l'avrai voluto pagare".
E con la foto della scritta che è rimasta a Bologna in via del Pratello, che ho fotografato nel dicembre dello scorso anno.
Nel 2004 un film di Guido Chiesa, che ricordava la Bologna del 1977, intitolato appunto Lavorare con lentezza, aveva riacceso l'interesse intorno a lui. Nel 2010 riceve un riconoscimento alla carriera dal Premio Tenco, dopo le apparizioni nelle tournee di Vinicio Capossela e dei Tetes de bois.
In dialisi da qualche anno, viveva con la pensione sociale di 300 euro al mese.
Su you tube è reperibile diverso materiale, fra cui il video di Scittrà e la sua apparizione sul palco del 1° maggio 2010, con Vinicio Capossela.
"Lavorare con lentezza/senza fare alcuno sforzo/chi è veloce si fa male e finisce in ospedale/lavorare con lentezza, la salute non ha prezzo/QUINDI rallentare il ritmo.// Lavorare con lentezza/senza fare alcuno sforzo/pausa pausa ritmo lento/sempre fuori dal motore/vivere al rallentatore. //Ti saluto ti saluto/ti saluto a pugno chiuso/nel mio pugno c'è la lotta/ contro la nocività."
Qui sotto un link per chi desiderasseleggere l'omaggio tributatogli da Vinicio Capossela, pubblicato da Repubblica on line.
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/06/12/news/capossela_enzo_del_re-17589067/?ref=HREC1-12
Noi lo salutiamo con una rosa e con le parole di Daniele Sepe: "Buon viaggio, Enzo, una sedia la troverai pure dove stai adesso. E il biglietto di sicuro non l'avrai voluto pagare".
E con la foto della scritta che è rimasta a Bologna in via del Pratello, che ho fotografato nel dicembre dello scorso anno.
giovedì 21 aprile 2011
Percezione e rito in natura
Domenica 17 aprile era una giornata bellissima. Ideale per concludere con un'escursione teatrale in natura il laboratorio di teatroterapia. Lo sfondo drammaturgico del laboratorio di quest'anno è stato lo secnario delle origini: quattro elementi (acqua, terra, aria, fuoco), considerati quelli fondamentali dalla filosofia presocratica, rimasti nella tradizione occidentale come modo di leggere il mondo e di orientarsi in esso, e cinque sensi per percepire il mondo (Vista, Udito, Tatto, Olfatto, Gusto). Come è possibile utilizzare i nostri sensi per esplorare il mondo della Terra, dell'Acqua, dell'Aria e del Fuoco? Queste domande, che aprono possibilità esplorative e dichiudono emozioni, sono state la guida del laboratorio, una sorta di viaggio di rinascita e di iniziazione, per guadagnare un nuovo sguardo sul mondo, per entrare in contatto con gli elementi primigeni attraverso la relazione teatrale, quindi estetica e artistica, con gli altri. Il corpo ne è stato lo strumento. Esso ci mette di fronte a noi stessi, alle nostre risorse, ai nostri limiti, alla nostra possibilità di andare oltre i paradigmi che ci hanno finora orientato, come una specie di nuova bussola.
La percezione in natura attraverso la formalizzazione rituale è stato il modo per concludere.
La maschera, la percezione e la messa in scena dell'albero, la composizione in immagine e in suoni di gruppo, soprattuttto il silenzio. Il tramonto del sole e la nascita della luna. E le poesie di Pasolini e di Pavese. E poi mangiare insieme i cibi appositamente preparati, con semplicità e con cura. E il vino buono, quello del contadino di fiducia. Una serata molto bella, della quale ringrazio tutti i presenti e che dedico a chi non c'era, a chi non poteva esserci.
La percezione in natura attraverso la formalizzazione rituale è stato il modo per concludere.
La maschera, la percezione e la messa in scena dell'albero, la composizione in immagine e in suoni di gruppo, soprattuttto il silenzio. Il tramonto del sole e la nascita della luna. E le poesie di Pasolini e di Pavese. E poi mangiare insieme i cibi appositamente preparati, con semplicità e con cura. E il vino buono, quello del contadino di fiducia. Una serata molto bella, della quale ringrazio tutti i presenti e che dedico a chi non c'era, a chi non poteva esserci.
lunedì 7 febbraio 2011
Una rosa per l'Emilia
L'Emilia, una terra, una donna. In Emilia il primo sciopero lo hanno fatto le donne. Oreste Braghieri ha raccontato ieri a Montecchio, in tre tappe, una terra che non c'è più. Emilia, o di una scomparsa. Spettacolo teatrale in tre tappe. La prima all'aperto, sul prato di una casa di campagna, immersi in un tepore anomalo per una giornata dei primi di febbraio, dove si sono rivissuti un poetico San Martino (cioè un trasloco rurale) e un parto in casa; la seconda nella sala del castello, dove sono state recitae poesie di Attilio Bertolucci e proiettate sui muri le foto di cui già ho scritto in precedenza (3 febbraio e 15 dicembre); la terza, infine, nella palestra della scuola elementare, dove si è raccontata una fiaba ambientata in un'osteria.
Una terra che non c'è più, non solo in senso nostalgico, ma proprio fisico. I recenti dati sul consumo di suolo, pubblicati da Legambiente, Politecnico di Milano e Istituto Nazionale di Urbanistica, ci dicono come in Emilia Romagna la media di urbanizzazione del suolo proceda, dal 1976, a ritmi di oltre 8 ettari al giorno.
Anche l’introduzione di strumenti urbanistici di nuova generazione (i cosiddetti PSC al posto dei vecchi PRG) sembra possa avere incrementato questo consumo incontrollato di territorio in una regione che in passato era considerata un laboratorio di pianificazione urbanistica. I Sindaci sono troppo assillati da esigenze di bilancio e troppo esposti alle pressioni delle lobby locali per poter seriamente pensare ad una contrazione dell’edificazione. Unica strada veramente percorribile sarebbe un rafforzamento del controllo regionale, mediante la fissazione di un limite massimo di ettari di nuova edificazione che il nostro territorio può sopportare. La mancanza di tale limite lascia il nostro patrimonio di suolo libero in mano a spinte anarchiche, che nulla hanno a che fare con la tutela dell’ambiente e della bellezza o con la realizzazione di modelli virtuosi di urbanistica.
Anche l’introduzione di strumenti urbanistici di nuova generazione (i cosiddetti PSC al posto dei vecchi PRG) sembra possa avere incrementato questo consumo incontrollato di territorio in una regione che in passato era considerata un laboratorio di pianificazione urbanistica. I Sindaci sono troppo assillati da esigenze di bilancio e troppo esposti alle pressioni delle lobby locali per poter seriamente pensare ad una contrazione dell’edificazione. Unica strada veramente percorribile sarebbe un rafforzamento del controllo regionale, mediante la fissazione di un limite massimo di ettari di nuova edificazione che il nostro territorio può sopportare. La mancanza di tale limite lascia il nostro patrimonio di suolo libero in mano a spinte anarchiche, che nulla hanno a che fare con la tutela dell’ambiente e della bellezza o con la realizzazione di modelli virtuosi di urbanistica.
In tutti i casi il rischio è quello di una perdita di patrimonio paesistico e paesaggistico, da contrastare nei modi che la Convenzione Europea ci suggerisce valorizzando la percezione locale del paesaggio e il valore identitario che esso assume per le comunità locali e dando una ragione in più alle politiche di istituzione di aree protette opportunamente “messe in rete”, intese sia come contrasto efficace all’erosione di risorse strutturali (vedi in particolare i fiumi), nelle aree a forte pressione antropica, sia come ricomposizione consapevole entro una strategia di servizio ambientale di quelle aree marginali scese – temporaneamente, ci dice la storia - sotto la soglia di utilità economica.
Dobbiamo in aggiunta a tutto ciò avere presente anche un’altra minaccia, connessa alla perdita di suolo agricolo, vale a dire la possibilità per esso di essere concausa del dissesto idrogeologico, per effetto di una impermeabilizzazione imprudente o per conseguenza di una campagna non più drenata e manutenuta dagli agricoltori.
E così le tematiche dell'ambientalismo e quelle della bellezza del paesaggio si saldano in un unico ragionamento. E le persone cambiano dentro di sé al cambiare dei luoghi in cui vivono. E il teatro di Oreste Braghieri racconta tutto ciò con rabbia e malinconia.
Una rosa all'Emilia che resiste alla scomparsa, una rosa per tutti coloro che l'hanno resa terra libera e forte.
Qui di seguito le fotografie di alcuni momenti dello spettacolo, esito finale del laboratorio condotto a Montecchio da Oreste braghieri. Le foto le ho scattate io ieri pomeriggio, un pomeriggio intero di teatro, dalle 14,30 alle 20.
giovedì 3 febbraio 2011
Emilia (o di una scomparsa)
Città di Montecchio Emilia Ass.ne Sipario Aperto
DOMENICA 6 FEBBRAIO 2011
EMILIA
(o di una scomparsa)
Spettacolo in tre luoghi per una Terra che non c'è più.
“I Sogni di Emilia”
Ore 14.30
Casa Castagnetti
Piazza Vecchia n° 16
Durata 30 min.
“Emilia cerca casa”
Ore 16.30
Cortile della Rocca
Durata 30 min.
“La favola di Emilia”
Ore 18.30
Palestra
Scuole Elementari
Durata 60 min.
Forse i corpi e le anime sono di Alice, Angelo, Alberto, Antonia, Chiara, Cristiana,
Chiara, Daria, Elisabetta, Federico, Gill, Michele, Patrizia e Oreste.
Ingresso € 5 – gratuito per gli associati Sipario Aperto
Le foto sono di Mattia, Gill e Silvia. Il montaggio è di Mattia e Gill.
E' stata un'esperienza bellissima collaborare in questo progetto di cui vi avevo già parlato il 15 dicembre scorso.
Qui di seguito un assaggio del progetto fotografico da me curato insieme ad altri, che verrà utilizzato nella seconda parte dello spettacolo, nella sala del castello. Le foto che pubblico sono mie.
PARTENZA
VISIONE
CASA
CAOS
DOMENICA 6 FEBBRAIO 2011
EMILIA
(o di una scomparsa)
Spettacolo in tre luoghi per una Terra che non c'è più.
“I Sogni di Emilia”
Ore 14.30
Casa Castagnetti
Piazza Vecchia n° 16
Durata 30 min.
“Emilia cerca casa”
Ore 16.30
Cortile della Rocca
Durata 30 min.
“La favola di Emilia”
Ore 18.30
Palestra
Scuole Elementari
Durata 60 min.
Forse i corpi e le anime sono di Alice, Angelo, Alberto, Antonia, Chiara, Cristiana,
Chiara, Daria, Elisabetta, Federico, Gill, Michele, Patrizia e Oreste.
Ingresso € 5 – gratuito per gli associati Sipario Aperto
Le foto sono di Mattia, Gill e Silvia. Il montaggio è di Mattia e Gill.
E' stata un'esperienza bellissima collaborare in questo progetto di cui vi avevo già parlato il 15 dicembre scorso.
Qui di seguito un assaggio del progetto fotografico da me curato insieme ad altri, che verrà utilizzato nella seconda parte dello spettacolo, nella sala del castello. Le foto che pubblico sono mie.
PARTENZA
VISIONE
CASA
CAOS
giovedì 27 gennaio 2011
Con la Fiom per un lavoro dignitoso
Oggi vi parlo, soprattutto con le immagini, fotografie che ho scattato di persona, di quanto è successo a Bologna stamattina.
Tranquilli, niente di grave, niente di brutto: facile pensarlo in questi giorni terribili.
No, stavolta è successo qualcosa di bello. La Fiom, che ha proclamato lo sciopero dei metalmeccanici per domani a livello nazionale, ha svolto il suo sciopero regionale per l'Emilia Romagna oggi, con un giorno di anticipo. Il motivo? Domani a Modena è la festa del santo patrono, quindi per non sovrapporsi alla festività lo sciopero è stato anticipato in tutta la regione.
Una mattina bella. Sul palco oltre a Landini, segretario generale nazionale della Fiom, si sono succeduti vari oratori, che hanno dimostrato come difendere la dignità del lavoro come bene comune e come fonte della cittadinanza sia un compito di tutti coloro che si riconoscono nei valori della Costituzione e della libertà di espressione e di opinione.
Manifestazione partecipatissima. In attesa dell'intervento di Landini, venivano snocciolati i dati delle adesioni delle principali fabbriche emiliane: dato minimo il 60% di partecipazione allo sciopero, con punte addirittura del 100% in alcune realtà produttive.
Questo dimostra che avrà vita dura chi vuole imporre ricatti ai lavoratori e trasformare l'accordo separato Fiat in un grimaldello per scardinare un sistema di relazioni sindacali basato sul confronto alla pari, nel rispetto della dignità di ciascuno.
La Fiom ha oggi dimostrato di essere in Emilia il sindacato di gran lunga più rappresentativo degli operai metalmeccanici. Fossi nei sindacati firmatari degi accordi, qualche domanda me la porrei.
Aspettiamo l'esito di domani, sarà un giorno importante e speriamo che in tutta Italia l'adesione sia quella di oggi in Emilia, per dire un chiaro no a chi vuole imporre la rinuncia a diritti acquisiti col ricatto sul posto di lavoro. Il tentativo in corso è quello di rendere tutti precari, di smantellare la possibilità di aggregazione far lavoratori. Il lavoro di un precario isolato è solo merce sul mercato, debole e ricattabile. E' questo che vogliono, ma stando a quanto visto e sentito oggi, in molti vogliono dire di no. E ci sono state anche delle proposte interessanti.
Il lavoro è un bene comune, come l'acqua, come l'istruzione, come il suolo, come l'ecosistema.
Dalla piazza di oggi è salita forte la richiesta di uno sciopero generale di tutti i lavoratori, perché non solo i metalmeccanici sono sotto pressione. I lavoratori pubblici e quelli della scuola da almeno un anno sono fortemente penalizzati nell'indifferenza generale.
Un sorridente Claudio Fava, portavoce di Sinistra e Libertà, ha partecipato in piazza Maggiore alla manifestazione, senza intervenire dal palco, in mezzo ai manifestanti.
Stefano Tassinari, scrittore bolognese, ha portato il saluto di un gruppo di scrittori, fra cui anche Marcello Fois, che hanno espresso tutta la loro partecipazione alla manifestazione, cercando di saldare la difesa della cultura a quella del lavoro, perché entrambi sono beni comuni e come tali devono essere difesi.
Maurizio Landini, segretario Fiom. "Le imprese che vogliono investire davvero per migliorare la produzione devono investire sulle intelligenze, sulla ricerca e sulla formazione. Occorre saldare lavoro e innovazione nel rispetto dell'ambiente. La scuola e l'università devono insegnare come sia possibile produrre senza rifiuti e senza inquinamento, innovando il modo di guardare al mondo della produzione e a quello del lavoro, perché i giovani sentano che sono protagonisti del futuro e del progresso e non solo destinati a essere precari".
Proposte molto chiare e decisamente avanzate, altro che saper dire solo no.
Tranquilli, niente di grave, niente di brutto: facile pensarlo in questi giorni terribili.
No, stavolta è successo qualcosa di bello. La Fiom, che ha proclamato lo sciopero dei metalmeccanici per domani a livello nazionale, ha svolto il suo sciopero regionale per l'Emilia Romagna oggi, con un giorno di anticipo. Il motivo? Domani a Modena è la festa del santo patrono, quindi per non sovrapporsi alla festività lo sciopero è stato anticipato in tutta la regione.
Una mattina bella. Sul palco oltre a Landini, segretario generale nazionale della Fiom, si sono succeduti vari oratori, che hanno dimostrato come difendere la dignità del lavoro come bene comune e come fonte della cittadinanza sia un compito di tutti coloro che si riconoscono nei valori della Costituzione e della libertà di espressione e di opinione.
Manifestazione partecipatissima. In attesa dell'intervento di Landini, venivano snocciolati i dati delle adesioni delle principali fabbriche emiliane: dato minimo il 60% di partecipazione allo sciopero, con punte addirittura del 100% in alcune realtà produttive.
Questo dimostra che avrà vita dura chi vuole imporre ricatti ai lavoratori e trasformare l'accordo separato Fiat in un grimaldello per scardinare un sistema di relazioni sindacali basato sul confronto alla pari, nel rispetto della dignità di ciascuno.
La Fiom ha oggi dimostrato di essere in Emilia il sindacato di gran lunga più rappresentativo degli operai metalmeccanici. Fossi nei sindacati firmatari degi accordi, qualche domanda me la porrei.
Aspettiamo l'esito di domani, sarà un giorno importante e speriamo che in tutta Italia l'adesione sia quella di oggi in Emilia, per dire un chiaro no a chi vuole imporre la rinuncia a diritti acquisiti col ricatto sul posto di lavoro. Il tentativo in corso è quello di rendere tutti precari, di smantellare la possibilità di aggregazione far lavoratori. Il lavoro di un precario isolato è solo merce sul mercato, debole e ricattabile. E' questo che vogliono, ma stando a quanto visto e sentito oggi, in molti vogliono dire di no. E ci sono state anche delle proposte interessanti.
Il lavoro è un bene comune, come l'acqua, come l'istruzione, come il suolo, come l'ecosistema.
Dalla piazza di oggi è salita forte la richiesta di uno sciopero generale di tutti i lavoratori, perché non solo i metalmeccanici sono sotto pressione. I lavoratori pubblici e quelli della scuola da almeno un anno sono fortemente penalizzati nell'indifferenza generale.
Un sorridente Claudio Fava, portavoce di Sinistra e Libertà, ha partecipato in piazza Maggiore alla manifestazione, senza intervenire dal palco, in mezzo ai manifestanti.
Stefano Tassinari, scrittore bolognese, ha portato il saluto di un gruppo di scrittori, fra cui anche Marcello Fois, che hanno espresso tutta la loro partecipazione alla manifestazione, cercando di saldare la difesa della cultura a quella del lavoro, perché entrambi sono beni comuni e come tali devono essere difesi.
Maurizio Landini, segretario Fiom. "Le imprese che vogliono investire davvero per migliorare la produzione devono investire sulle intelligenze, sulla ricerca e sulla formazione. Occorre saldare lavoro e innovazione nel rispetto dell'ambiente. La scuola e l'università devono insegnare come sia possibile produrre senza rifiuti e senza inquinamento, innovando il modo di guardare al mondo della produzione e a quello del lavoro, perché i giovani sentano che sono protagonisti del futuro e del progresso e non solo destinati a essere precari".
Proposte molto chiare e decisamente avanzate, altro che saper dire solo no.
La bandiera della Flc, il sindacato dei lavoratori della cultura, vale a dire tutti gli operatori della scuola, dell'università e della ricerca, docenti e non docenti.
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