La schiuma della memoria

Qui si parla innanzitutto di un romanzo, uscito nel novembre del 2010 presso le edizioni Montag di Tolentino.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
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martedì 14 giugno 2011

Sì, sìì, sììì, sìììì!

Quattro sì, quattro quorum raggiunti, quattro orgasmi politico-culturali.
Da oggi i beni pubblici, le energie alternative, il principio della giustizia uguale per tutti entrano di forza nell'agenda di qualsiasi forza politica voglia dialogare con gli italiani e chiedere il loro voto.
Non è sbornia da referendum, non è solo voglia di chiudere con Berlusconi, è proprio un vento nuovo, che sale dal Mediterraneo, scavalca la forza comunicativa della tv e la soppianta con due metodologie che si integrano alla perfezione: il web e il passa parola. Perché così va se c'è voglia di impegnarsi. E c'è voglia di impegnarsi se si ritiene che valga la pena. Evidentemente ne valeva la pena.
Al di là dei tatticismi, ora, l'agenda politica è aperta.
Riempiamola con tante proposte intelligenti e innovative.
Buon tempo e buona vita

sabato 11 giugno 2011

Scusate se insisto...



NON SONO NECESSARIE ALTRE PAROLE, DOMANI TOCCA A NOI!!! E CE LA POSSIAMO FARE, IL QUORUM E' A PORTATA DI MANO...
BUONA DOMENICA A TUTTI!!!

martedì 7 giugno 2011

Referendum memorandum

Oggi vi ricordo che il 12 e il 13 giugno si vota per i referendum. La Corte Costituzionale ha ribadito, all'unanimità, dando un altro schiaffo a Berlusconi che aveva impugnato la sentenza della Cassazione per provar a bloccare in tutti i modi il referendum sul nucleare, che pare essere quello che più di tutti attrae al voto, e dando in questo modo un'altra piccola occasione di pubblicità al referendum stesso, oscurato dalla rai tv e dalle reti mediaset.
Credo fortemente nella pratica della cittadinanza attiva e della democrazia, quindi ritengo che il voto a questi referendum sia necessario da parte di tutti gli uomini e di tutte le donne che intendono dimostrare la propria partecipazione alla vita del paese, avendo la possibilità di dire he cosa ne pensano i merito a questioni fondamentali. In molti in maniera privata condividiamo questo pensiero, ma ora occorre arrivare al maggior numero di adesioni possibile. Serve il massimo sforzo per convincere almeno 25 milioni di italiani ad andare al voto!

E' un voto sul presente e sul futuro, nostro, del nostro paese, di coloro che oggi sono bambini o non hanno ancora compiuto diciotto anni e non possono andare a votare. Chiediamoci: loro che cosa voterebbero? E voi che cosa voterete?

Ecco un breve riassunto dei quesiti referendari
Primo quesito sull'acqua: Vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?
:Secondo quesito sull'acqua Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?  
L'acqua è un bene comune e di fondamentale importanza, o no?
Terzo quesito, sulle centrali nucleari: Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?   
Ricordati di Fukushima e di che cosa significherebbe mettersi una centrale a pochi chilometri da casa...
La vittoria del referendum, ovvero dei sì, obbligherebbe a investire nelle energie alternative, come hanno deciso per esempio in Germania, dove, dopo il 2022, non esisteranno più centrali nucleari in funzione e dove la quota prodotta da esse verrà gradualmente sostituita, a partire da subito, con fonti energetiche pulite ed ecologiche.
Quarto quesito, sul legittimo impedimento: Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?   
E' come chiedere se si vuole davvero che la legge sia uguale per tutti e non come scriveva G. Bernard Shaw che "però per qualcuno è più uguale che per qualcun altro". 
Allora, avete ancora dei dubbi? Io voterò quattro Sì convinti.

mercoledì 1 giugno 2011

No alla truffa, Sì al referendum

Si voterà il referendum sul nucleare! Ma quanto godimento in questi giorni, qui si rischia l'ubriacatura continua a forza di fare dei brindisi! La Corte di Cassazione ha accolto, un po' a sorpresa, la cosiddetta terza opzione, cioè  le ragioni avanzate in una memoria del Wwf che chiedeva di trasferire il quesito referendario sulle nuove norme appena votate nel decreto legge denominato "Omnibus" (di tutto di più); quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8 del decreto), che non cancellano la possibilità di costruire centrali nucleari, ma semplicemente la rinviano a un non ben precisato futuro. La decisione è stata presa a maggioranza dal collegio dell'Ufficio Centrale per il referendum della Cassazione, presieduto dal giudice Antonio Elefante.
Evviva tutti gli elefanti di questo mondo, allora! E rimaniamo sobri, perché adesso l'obiettivo è raggiungere il quorum.
Le schede per il voto dovranno essere ristampate, visto che i quesiti andranno riformulati in base al testo del decreto Omnibus.
Per trovare l'unico precedente simile, bisogna ritornare indietro nel tempo (ormai lo sapete che questo blog ha il viziaccio della memoria...), per la precisione al 1978, quando il via libera definitivo alla consultazione su legge Reale e Finanziamento pubblico dei partiti arrivò a soli dieci giorni dalla scadenza (anche in quel caso era stata cambiata in extremis dal Parlamento la legge oggetto dei quesiti) senza comprometterne lo svolgimento. Stavolta ci sono due 11 giorni, uno in più, quindi niente scuse. Si può fare, si farà.
E diamoci da fare per informare, vista l'inadempienza colpevole e consapevole della tv pubblica, ancora una volta ripresa dall'Agenzia per la Comunicazione, che ha imposto alla Rai la pubblicità dei referendum in orari di ascolti di punta.
Ce la possiamo fare, ce la faremo.
A Parma il prossimo sabato, 4 giugno,  ci sarà una biciclettata.
Il ritrovo sarà alle 16,15 alla Camera del lavoro di Parma, via Confalonieri; partenza ore 16,30; prima tappa Cittadella, ore 17; seconda tappa Parco Eridania ore 18; terza tappa Parco Ducale ore 19; quarta e ultima tappa Piazza Garibaldi, ore 19,30.
Qui sotto una carrellata di immagini per rinfrescare la memoria e trovare almeno una ragione valida, fra le tante, validissime ragioni per andare a votare.




lunedì 30 maggio 2011

Una rosa per i ballottaggi

Yuk, yuk! Scusate l'esordio alla Pippo (che come diceva Andrea Pazienza sembra sempre uno "sballato"), ma i ballottaggi mi hanno dato alla testa. Molto di più e con più efficacia di un'intera bottiglia di champagne. Bollicine di godimento. A parte l'atteso risultato di Milano, dove Pisapia ha vinto con oltre il 55%, aumentando di 50 000 voti il risultato del primo turno; a parte Napoli dove De Magistris ha asfaltato l'avversario Lettieri, raccogliendo il 65% e oltre dei voti, riuscendo quasi a doppiare il candidato berlusconiano, in testa al primo turno (ma mentre Lettieri ha perso al ballottaggio circa 39 000 voti rispetto al primo turno, De Magistris ha incrementato i suoi voti di oltre il 100%, passando da 128 000 a 265 000, staccando il Lettieri di 124 500 voti); a parte Milano e Napoli, nelle quali l'Arrogante aveva dichiarato guerra, ovunque i candidati berlusconiani sembrano la canzone di Bob Dylan Like a rolling stone (e le pietre rotolano in giù, notoriamente). E così quasi tutta la Lombardia al secondo turno volta le spalle al Grande Prepotente (persino Arcore, location del bunga bunga, Desio, Rho e Gallarate); lo stesso dicasi per il Friuli, a Pordenone, ma soprattutto a Trieste (Comune e Provincia al voto); restando al nord anche Novara passa al centrosinistra, così come la provincia di Pavia, mentre a Mantova il centrosinistra si conferma.  Poi c'è da annotare la storica conquista di Cagliari da parte del centrosinistra e la conferma di Crotone, unica eccezione di una Calabria per il resto ancora stregata dall'Imbonitore.
Insomma, c'è di che godere e di cospargere il suolo italiano di rose del mio giardino: per fortuna maggio è il mese delle rose e ne ho a disposizione quante ne volete.
Questa calda primavera del 2011 è una bella primavera per tornare a sperare. E spero innanzitutto che i partiti dell'opposizione capiscano che dal voto sale una forte richiesta di cambiamento: nuovi consensi sono possibili solo di fronte a nuove ricette, nuova partecipazione, nuovo coinvolgimento, nuove idee e soprattutto di fronte a uno stile e a una politica veramente alternative al berlusconismo, che forse inizia il suo declino. E allora, attenzione ai colpi di coda, da esorcizzare e contrastare a colpi di quorum per il referendum. Fra poche settimane c'è un'altra occasione per mandare segnali chiari, di cui chi ha scelto come ruolo politico quello di rappresentare gli altri dovrà tener conto. E allora tutti al voto anche il 12 e il 13 giugno. E cantiamogliele chiare. E poi, rose e champagne per tutti!

giovedì 26 maggio 2011

Berlinguer, la questione morale e i referendum

Ieri 25 maggio era l'anniversario della nascita di Enrico Berlinguer. Infatti Berlinguer nacque il 25 maggio del 1922 a Sassari. Cresciuto in una famiglia della nobiltà sassarese, nel 1943 si iscrisse al Partito Comunista Italiano. Nel 1949 divenne segretario della FGCI, organizzazione giovenile del partito, che diresse fino al 1956. Nel 1968 fu eletto deputato per la prima volta, nel collegio elettorale di Roma. Nel 1969 eseguì il primo clamoroso "strappo" dall'Unione Sovietica: guidò una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la "linea" sovietica (fonte massima degli indirizzi dell'Internazionale comunista) a sorpresa rifiutò di sottoscrivere la relazione finale. La presa di posizione, inattesa quanto "scandalosa", fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca, rifiutando tassativamente la "scomunica" dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Breznev che l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 (che definì espressivamente la "tragedia di Praga") aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà di cultura. 
Nel 1972 divenne segretario generale del partito. La sua segreteria fu caratterizzata da un lato dal tentativo di collaborare con la Democrazia Cristiana nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che considerava indispensabili, dall'altro dalla convinzione della necessità di rappresentare un nuovo comunismo indipendente dall'URSS (chiamato "eurocomunismo"). Negli anni in cui Berlinguer fu segretario il PCI raggiunse il suo massimo storico, il 34,4% del 1976, e in molti ritengono che questo risultato sia stato ottenuto principalmente per merito di Berlinguer. Il 1976 fu anche l'anno del secondo "strappo" dall'URSS. In occasione di un congresso a Mosca, dinanzi a 5.000 delegati provenienti da tutto il mondo, Berlinguer parlò in aperto contrasto con le posizioni "ufficiali" dell'Internazionale comunista di "sistema pluralistico" e descrisse l'intenzione del PCI di costruire un socialismo "che riteniamo necessario e possibile solo in Italia", il primo nucleo teorico dell'eurocomunismo.
Nell'ottobre 1977, Berlinguer, proseguendo le manovre per raggiungere il compromesso storico, cioè una politica di accordi politici con la DC senza partecipare direttamente al governo del Paese, cercando di dissipare le paure dei cattolici italiani, aprì un dialogo con l' allora vescovo di Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, tramite la pubblicazione, sulla rivista Rinascita, di lettere scambiatisi in cui affermava di volere "realizzare una società che, senza essere cristiana, cioè legata integralisticamente a un dato ideologico, si organizzi in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente verso i valori cristiani"; le lettere sono pubblicate sotto il titolo comune significativo di "Comunisti e cattolici: chiarezza di principi e base di un’intesa".
Sempre nel 1977 sviluppò il tema dell'austerità, criticando in modo pesante e acuto il modello di sviluppo vigente, giudicandolo dissennato. Di fatto riprendeva l'articolo di Pier Paolo Pasolini di qualche anno prima sulle differenze fra Progresso e Sviluppo.
All'inizio degli anni '80 intuì per primo la degenerazione del sistema politico italiano in mero sistema di potere e pose le basi della cosiddetta "questione morale".
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera.  La questione morale, nell'Italia di oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude".
Il tutto sembra detto sull'Italia di oggi, invece è tratto da un'intervista rilasciata a Eugenio Scalfari su Repubblica il 28 luglio del 1981. Un altro passaggio sembra parlare dell'Italia di oggi, sottolineando l'importanza dei Referendum e della libertà di voto che essi esprimono.
"Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani danno in occasione dei referendum e in occasione delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo di parte. E' un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti, è un voto libero e di progresso".
Sarà per questo che cercano in tutti i modi di depotenziare il significato e la partecipazione dei referendum che ci attendono il 12 e 13 giugno? Trovo impressionante rileggere oggi quelle parole di trenta anni fa. Provo anche rabbia e tristezza perché, in fondo siamo rimasti lì, forse siamo anche peggiorati, antropologicamente devastati, direbbe Pasolini. E comunque non ho la minima intenzione di arrendermi alla devastazione.
Ma torniamo alla piccola grande storia di Berlinguer, giunta alle ultime battute.
Dopo una legislatura da parlamentare europeo (eletto nel 1979 al primo Parlamento europeo per le liste del PCI), in vista delle successive elezioni (1984), Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno, dove tenne un comizio. Mentre si apprestava a pronunciare la frase "Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda" venne colpito da un malore, che poi si rivelò essere un ictus. Pur se palesemente provato dal malore e sofferente, continuò il discorso fino alla fine, nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse in lacrime: "Basta, Enrico!". Alla fine del comizio rientrò in albergo, dove si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Dopo il consulto con un medico, venne trasportato all'ospedale e ricoverato in condizioni drammatiche. Morì l'11 giugno, a causa di una emorragia cerebrale.
Il Presidente dellla Repubblica Sandro Pertini, che si trovava già a Padova per ragioni di Stato, si recò in ospedale per constatare le condizioni di Berlinguer. Fece in tempo a entrare in stanza per vederlo e baciarlo sulla fronte. Poche ore dopo il decesso, si impose per trasportare la salma sull'aereo presidenziale. Commovente fu il suo saluto al funerale del 13 giugno, al quale partecipò circa un milione di persone, dove si chinò con la testa sopra la bara, baciandola.
Persino il segretario del MSI (Movimento Sociale Italiano, dichiaratamente nostalgico della Repubblica Sociale Fascista), Giorgio Almirante, si recò a rendere omaggio al feretro dell'avversario, suscitando lo stupore e il rispetto della folla in coda per entrare nella camera ardente.
Il giorno delle elezioni europee, il 17 giugno 1984 il PCI, nonostante la scomparsa di Berlinguer, decise di lasciare il suo segretario capolista e chiese di votarlo. Le elezioni, forse anche per gli eventi precedenti, decretarono la vittoria del PCI che, per la prima e unica volta nella storia, sorpassò seppur di poco la DC, affermandosi come primo partito italiano (33,3% contro il 33,0%): questo "sorpasso" è ricordato come dovuto all'"effetto Berlinguer".
Nel 1977 Giuseppe Bertolucci girò un film che aveva come protagonista Roberto Benigni, all'inizio della sua carriera di comico, e che s'intitolava Berlinguer ti voglio bene. Ecco, anch'io.

venerdì 20 maggio 2011

Nel bunker

Il 12 maggio sette giovani, due femmine e cinque maschi, sostenuti da Greenpeace, si sono rinchiusi in un bunker sotterraneo di pochi metri quadrati, dal quale usciranno solo il 12 giugno, dopo un mese di vita in condizioni simili a quelle previste dal protocollo di protezione dalle radiazioni attuato a Fukushima.
E' una protesta eclatante, che ritengo molto intelligente e coraggiosa, perché simula le condizioni di vita reali in caso di incidente. Dimostra qualcosa, quei corpi rinchiusi lanciano un appello.
Pazzi? I pazzi siete voi, risponderebbero ( e così si chiama il sito di cui sotto trovate il link), se non andrete a votare Sì in occasione del referendum del 12 e del 13 giugno, che in caso di quorum raggiunto e di vittoria dei "sì" cancellerebbe dalla legislazione italiana la possibilità di costruire centrali nucleari nel nostro Paese.
 Il cibo è costituito da scatolette, pasta e riso. E' possibile aprire le finestre solo un'ora al giorno. Ma c'è una finestra sempre aperta: internet, collegamento 24 ore su 24. Sia sul sito, sia sui loro profili facebook e twitter, i ragazzi comunicheranno con l'esterno, tenendo anche un diario. Anche il quotidiano il manifesto pubblica ogni giorno un loro diario.
Alcuni stralci del diario (18 maggio): "Ci dicono che siamo utopisti, che produrre solo energia rinnovabile non è possibile, ma non è così. Basta guardare fuori dai nostri confini: la Germania ha avallato uno studio  dell'Istituto Mc Kinsey che parla di arrivare al 100% di energie rinnovabili entro il 2050. Le potenzialità del nostro paese sono enormi."
(19 maggio) "La nostra prima settimana di "arresti domiciliari" è appena terminata. La privazione della libertà, le limitazioni sul cibo e sull'acqua che ci siamo inflitti ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. [...] Siamo stati accusati di non aver voglia di lavorare, di stare qua quasi come se fossimo in vacanza. In realtà, crediamo che starsene richiusi 24 ore su 24, in sette persone e pochi metri quadrati, per un mese intero, non possa essere considerato una vacanza... Quello che facciamo è difendere il nostro futuro, non stiamo sprecando del tempo!"
Il coraggio del buon senso e la sfida alle banalità di chi vuole il ritorno al nucleare dal quale eravamo usciti con un altro referendum.
Sì, davvero, se non andate a votare "Sì", i pazzi siete voi.
Loro il 12 giugno escono dal bunker per andare a votare.
Meditate gente, meditate.
http://www.ipazzisietevoi.org/public/

lunedì 16 maggio 2011

REFERENDUM, REFERENDUM!

Segnalo due appuntamenti parmigiani e uno piacentino per ricordarsi dei referendum di giugno.
Il primo il 20 maggio, il secondo il 23. A Caorso, il 21.

Il 20 maggio, all'auditorium Toscanini di via Cuneo, alle ore 21, il Coordinamento provinciale Acqua Pubblica di Parma e il Comitato No Nucleare di Parma organizzano un incontro col senatore dell'Italia dei Valori professor Pancho Pardi.

Il 23 maggio, presso il salone Trentin della CGIL in via Confalonieri, alle 20,30, organizzano un
CONVEGNO / SEMINARIO
VERSO IL REFERENDUM
DEL 12 - 13 GIUGNO
3 SI
PER L’ACQUA PUBBLICA
E PER FERMARE IL NUCLEARE
23 maggio 2011
ore 20.30
Salone B. Trentin - Via Casati Confalonieri 5/A - Parma
Roberto Fumagalli
Vice Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua e
Referente Regionale per la Lombardia Referendum Acqua
Lorenzo Frattini
Presidente di Legambiente ER
Coordinatore regionale del Comitato "Vota si per fermare il Nucleare"
IL MONDO DEL LAVORO A SOSTEGNO DEI REFERENDUM
http://www.acquapubblica.parma.it/

Sabato 21 maggio 2011 a Caorso
www.fermiamoilnucleare.it
COMITATO VOTA SI PER FERMARE IL NUCLEARE
info: fermiamoilnucleare.er@gmail.com
fermiamoilnucleare.lombardia@gmail.com
Non è bastata Cernobyl e neanche Fukushima per capire che l’energia nucleare è troppo pericolosa e non ha futuro!
Occorre per questo riaffermare la nostra voglia di democrazia, occorre andare a votare al referendum, occorre dire SI per fermare il Nucleare e incrementare le fonti energetiche rinnovabili, occorre sviluppare la ricerca scientifica per tutelare l’ambiente creando occupazione qualificata.
Lo facciamo tutti insieme a Caorso, sede della più consistente, controversa e fallimentare esperienza nuclearista italiana.
Sono invitati a partecipare:
I Cittadini, le Associazioni, i Comitati ed i gruppi
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
Gli Amministratori di Comuni, Province e Regioni
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
I Partiti Politici delle Regioni
Lombardia ed Emilia Romagna
Una catena umana
PER FERMARE IL NUCLEARE

Coordinamenti della Lombardia e dell’Emilia Romagna
P R O G R A M M A ORE 14,30
Ritrovo dei partecipanti a Zerbio
(frazione di Caorso vicino alla centrale) ORE 15,00
Composizione di una Catena Umana
di Km. 2,4 tra la ex Centrale ed il Comune di Caorso ORE 16.30
Festa Insieme a Caorso (campo sportivo) Interventi dal palco, musica
e spettacoli
Aggiungo un'ottima notizia. In Sardegna il referendum per il no al nuclere ha raggiu to il quorum e i sì sono al 98%. Ogni tanto si può tornare a sperare in questo paese.
Per saperne di più:
http://www3.lastampa.it/focus/elezioni2011/articolo/lstp/402489/
http://www.unita.it/italia/nucleare-la-sardegna-dice-no-br-affluenza-record-al-referendum-1.293609
TUTTI A VOTARE IL 12 E 13 GIUGNO, E' L'UNICO STRUMENTO CHE ABBIAMO PER FARCI SENTIRE ORA E PER DARE UN SEGNALE CHIARO ANCHE ALLE OPPOSIZIONI SU CHE POLITICA VOGLIAMO, SU QUALI CONTENUTI DEVONO ESPRIMERE PER AVERE IL NOSTRO VOTO ALLE PROSSIME POLITICHE.

venerdì 13 maggio 2011

Beni pubblici e referendum

Io, proprio, non ne posso più. Ma davvero. E' un bene che sia tramontata l'ipotesi del diritto di superficie per 90 anni per le spiagge date in concessione a privati, dopo le immediate e allarmate osservazioni dell'Unione Europea. Ma non è passata la nottata e c'è un altro rischio nascosto nel decreto sviluppo: scadute le future concessioni, il Demanio sarà costretto a "comprare" le strutture edificate sul suolo pubblico. La denuncia viene da Fai e Wwf a poche ore dalla firma del capo dello Stato sul decreto che contiene le norme sulle nuove concessioni a fini turistici sul litorale demaniale. Il governo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stato costretto a modificare il termine delle concessioni, riducendo drasticamente a vent'anni la durata di 90 anni inizialmente prevista. Ma in quanti sanno che cosa sia il diritto di superficie? Il nome farebbe pensare a diritto a occupare una superficie, pagando un canone. Eh, no. Questa è la concessione. Le spiagge sono beni demaniali, di proprietà dello Stato, che possono esse ceduti in cncessione, pagando un canone. Questo era quello che accadeva fino all'idea di questo decreto, il Decreto pr lo Sviluppo. Un'idea di sviluppo molto datata, ritenere che il motore dell'economia possa essere l'edilizia priva di qualità. Tremonti l'ha detto espressamente: "Delle spiagge non me ne importa un tubo". Complimenti, ministro, a me allora non importa un tubo delle sue idee vecchiotte e un po' patetiche, allora, se permette. Le spiagge rappresentano una delle bellezze del territorio italiano. Distruggere la bellezza è semplicemente una cosa completamente idiota. D'altra parte, se il premier è riuscito a comprare un pezzo di costa Smeralda in Sardegna e a costruirci pure un vulcano artificiale che mette fuochi d'artificio tali da spaventare i vigili del fuoco di Olbia, che più di una volta sono dovuti intervenire perché allarmati dal fragore e dalle fiamme dei fuochi di villa Certosa, ben si capisce quale sia la sua concezione del territorio, della bellezza e del paesaggio. Cerchiamo di capire meglio che cosa sia il diritto di superficie, cosa ben diversa, dunque, dallla concessione di un terreno demaniale. Il diritto di superficie consiste nel diritto di edificare un fabbricato su un terreno di proprietà altrui (art. 952 C.C.). Teniamo presente che il diritto di superficie viene normalmente applicato dai Comuni nei piani PEEP (Piani per l'Edilizia Economica e Popolare). Quindi è utilizzato contestualmente all'esproprio di aree private per fini di pubblica utilità e con uno sfondo sociale ben preciso. Qui i termini si rovesciano, privatizzando un bene comune: dopo la finanza creativa, siamo passati al diritto creativo. Dentro alla democrazia creativa, intendendo con "creativo" il significato di "illusorio" ci siamo già da un po'. E io, appunto, non ne posso più.
Il diritto di superficie, quasi secolare, inizialmente previsto era stato istituito a garanzia della programmazione e della certezza degli investimenti degli operatori privati (per rendere redditizio coatruire su terreni pubblici, su beni comuni!). Ma quella sorta di concessione "a vita" è stata giudicata dall'Ue "non conforme" alla disciplina del mercato comune europeo, che prevede in casi simili tempi ragionevolmente ridotti. A volte la UE è la nostra assicurazione sulla vita,
anche se mi fa orrore utilizzare il termine "mercato" parlando dei beni comuni. Inoltre, il decreto aveva sollevato anche le perplessità del Quirinale. Il Colle aveva chiesto che il termine fosse riconsiderato. Così il testo è stato modificato e il termine di 20 anni dovrebbe comparire nell'ultima versione del decreto.
Gli ambientalisti del Fai e del Wwf temono però che questo non basti e chiedono che si ritorni al diritto di concessione oggi in vigore. "L'inghippo - sostengono le due associazioni - della trasformazione del diritto
di concessione in diritto di superficie mette a rischio di cementificazione le spiagge. Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo".
Oggi come oggi, questo rischio era escluso perché, tramite la concessione, gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione, ma erano del demanio. Ora la situazione giuridica diviene più incerta.

Questa è una vergogna, significa svendere il patrimonio pubblico ai soliti noti, che certo non hanno in mente la collettività e la bellezza del paesaggio. E' come dire: Largo agli ecomostri. Volgari come il vulcano del premier. Ma ci rendiamo conto, esattamente, di che cosa stiamo diventando?
"In via teorica - concludono Wwf e Fai - , anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con il diritto di superficie". Cioè viene a mancare quella briciola di controllo che c'era fino a questo momento.
Per il 18 giugno i Verdi hanno indetto a Ostia una manifestazione contro il decreto della vergogna. Ostia è un simbolo di squallore della cementificazione. A Ostia è stato ucciso Pasolini, il primo a denunciare lo scempio della cultura e del territorio, insieme a Cederna, a favore del consumismo di beni privati e pubblici.
"Il diritto di superficie - accusa Bonelli, segretario dei Verdi - si utilizza infatti per l'edificazione in fondi altrui ovvero pubblici e sarà proprio il diritto all'edificazione, da esso garantito, il vero killer delle spiagge italiane. Diritto di superficie e norme sui distretti turistici 'a burocrazia zero' consentiranno di realizzare qualunque attività e intervento edilizio sulle spiagge". Tra l'altro, dice Bonelli, il Decreto sviluppo lo sostiene espressamente: "Il diritto di superficie - si legge -  si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili... Sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore del presente articolo".
Ho accennato al fatto che le spiagge siano Beni Comuni.
Prima del 18 giugno, pochi giorni prima, il 12 e il 13, abbiamo l'occasione di fermare questo processo devastante a partire dall'acqua e dall'energia nucleare. SE vincono i Sì, anche per le spiagge è raggionevole ritenere che rimanga qualche speranza; se non si dovesse raggiungere il quorum, beh, la devastazione è alle porte.
Da oggi parlerò dei referendum due volte alla settimana, molti bloggers lo faranno per bucare il silenzio colpevole della Rai.
Non voglio rinunciare alla lotta, non voglio che qualcuno mi possa dire: Ma tu che cosa hai fatto per fermarli. Io ci provo.
 

martedì 26 aprile 2011

Chernobyl, 25 anni dopo

La notte fra il 25 e il 26 aprile del 1986, il reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina di Chernobyl viene sventrato da un'esplosione, che libera nell'aria una radioattività cento volte superiore a quella delle bombe americane su Hiroshima e Nagasaki. La nube radioattiva vaga per l'Europa, contaminando campi coltivati e foreste, montagne e città. Entro la fine del mese scatta nei negozi italiani la caccia alle verdure raccolte prima dell'esplosione o almeno della contaminazione dei giorni successivi. E quella al latte a lunga conservazione e addirittura in polvere, sicuramente confezionato prima del tragico incidente. Divieto di uscire coi bambini: nelle scuole e negli asili si resta sempre al chiuso, nonostante la primavera sia nel frattempo esplosa insieme al reattore. Come oggi per Fukushima, anche allora si diceva che in Europa non sarebbe potuto accadere, perché le norme di sicurezza e le tecnologie erano più avanzate. Proprio oggi Berlusconi ha sostenuto in conferenza stampa con Sarkozy che è bene far cadere il referendum perché si voterebbe sotto l'influsso emotivo dell'incidente giapponese, mentre fra un paio d'anni si può far ripartire il discorso, perché la centrale di Fukushima è stata costruita in un sito non idoneo, mentre quelli individuati dal governo italiano sarebbero molto più sicuri. Non ricordando che fra i siti individuati dal governo per possibili futuri reattori nucleari c'è Vercelli, zona a rischio di alluvione... La strategia del governo è venuta allo scoperto, almeno. Dunque il ritiro delle norme è un bluff, si tratta solo di un congelamento. In questo modo, però, il referendum non decadrà e si andrà a votare in giugno anche sul nucleare. E forse la chiuderemo definitivamente con il nucleare in Italia e ci toglieremo la soddisfazione di dare uno schiaffo politico al premier della vergogna. Restano comunque 442 reattori attivi nel mondo, situati in 29 paesi, oltre a 65 in costruzione. In Europa ce ne sono 148 attivi, in 16 paesi. Ben 152 sono i reattori che hanno più di trent'anni, come quello di Fukushima. Lo stop italiano è di fondamentale importanza per far ripensare anche agli altri le strategie energetiche. E chiedere la chiusura di tutti i reattori più insicuri, bloccare la costruzione di quelli nuovi. Il referendum di giugno è irrinunciabile, ricordatevelo: il 12 e 13 giugno si deve andare a votare, non al mare.

venerdì 22 aprile 2011

Habemus papam

Nel senso del film di Nanni Moretti. Visto l'altro ieri. Non è un film su qualche papa o sul papa in generale. Non è un film sulla chiesa. Non è un film sulla religione. Incomprensibili le polemiche scatenate anche sul quotidiano Avvenire: probabilmente chi critica il film per l'affronto che farebbe alla chiesa e al papa non l'ha visto. Non che mi interessi molto, chinque avrebbe diritto di girare un film sulla chiesa o sul papa, peraltro, ma va detto comunque: qui si parla d'altro. All'inizio sembrerebbe profilarsi come una sfida fra il papa dubbioso e lo psicanalista d'assalto ("il migliore", come viene definito e si autodefinisce il personaggio interepretato da Nanni Moretti stesso). E' un film sul dubbio di chi ha potere; magari quei dubbi fossero più diffusi nella realtà. Siamo abituati a Presidenti del Consiglio che non hanno mai dubbi, che mai si ritengono comuni mortali, ma sempre e comunque si sentono al di sopra della legge. Il papa Melville, un bravissimo Michel Piccoli, si sente fuori dal mondo e vuole immergersi nel mondo, così se ne va in giro per Roma in borghese, in fuga dai suoi impegni dovuti a un'elezione che non si aspettava e che non voleva. Prende l'autobus ripassando mentalmente un discorso di inzio papato che lo mette in difficoltà, non tanto perché rifugga dalle sue responsabilità, ma proprio perché ne sente il peso e non si sente all'altezza. Si aggira umile fra la folla che se sapesse chi è lo osannerebbe, sfiora i "papaboys" accampati in piazza San Pietro, come invisibile ai loro occhi. Avrebbe voluto fare l'attore, ma non aveva sufficiente talento, comunque conosce Il gabbiano di Cechov a memoria. E' la storia di una crisi, dolente e commovente nel finale. Divertente a tratti, per esempio quando lo psicanalista rimane intrappolato nel Vaticano perché lo vuole la legge dell'elezione del papa: fino a che non pronuncia il discorso di inizio papato, nessuno può uscire e nessuno può dire chi sia. Così il professore, come viene chiamato con cortesia dal cardinali, dopo alcune sfide a scopa e dopo alcune prolusioni sulla depressione nella Bibbia, organizza un torneo di pallavolo fra cardinali, una sorta di campionato mondiale. Ma il torneo si ferma alle semifinali, il papa è rientrato e pare accingersi a iniziare il pontificato, non c'è tempo di continuare. Il suo discorso però gelerà tutti, fedeli che gremiscono ancora, dopo giorni di attesa, la piazza San Pietro e i cardinali raccolti attorno a quello che rinuncerà al pontificato, non ritenendosi all'altezza di una sfida che dovrebbe cambiare molte cose, innovare e assumersi scelte anche scomode, per una chiesa che da un po' di tempo fatica a capire le cose. E in un mondo in cui ben pochi hanno la consapevolezza del proprio ruolo, in cui nessuno esce di scena, si dimette, anche quando dovrebbe farlo, il gesto di rinuncia, annunciato con semplicità, umiltà e sofferenza, è un gesto forte, a suo modo rivoluzionario. Forse è proprio questo il motivo che rende il film indigesto a chi non è abituato a dubitare, a fermarsi a pensare con la sua testa. A dire no. Dire no non basta, è vero, ma è il primo passo per dire dei sì alternativi a quelli che vorrebbe chi invece al potere non rinuncia e lo esercita senza il pensiero del bene comune. I referendum di giugno, proprio per questo, fanno la stessa paura e il governo sta facendo di tutto per disattivarli e disincentivare la partecipazione, sperando nel mancato raggiungimento del quorum. Lì dovremmo dire "" all'abrogazione degli articoli sotto esame, per dire alcuni no e fare incamminare la legislazione verso direzioni diverse: niente nucleare, ma energie alternative; acqua bene pubblico e non appaltato a privati; e potremmo anche dire no a una legge ad personam, quella sul legittimo impedimento, che permette al premier di disertare i processi che lo riguardano e allungarne i tempi. Il papa di Nanni Moretti, invece, dice no per pronunciare il suo al mondo. Ma è un po' la stessa cosa.

sabato 26 febbraio 2011

Una rosa contro il nucleare

Una notizia interessante e assolutamente positiva, scomparsa dalle pagine dei notiziari: il Giurì dell'Autodisciplina pubblicitaria ha bocciato, ritenendolo ingannevole, lo spot promosso dal Forum sull'energia nucleare, presieduto da Chicco Testa (non diciamo di cosa, ma si può intuire, pensando al fatto che il presidente dell'Enel è stato, negli anni '70 e '80, un fervente antinuclearista, convertitosi poi evidentemente sulla via dell'uranio), bloccando di fatto la messa in onda della pubblicità entro sette giorni.
Secondo quanto emesso dall’istituto che vigila sulla correttezza dei messaggi pubblicitari, nella pronuncia n.12/2011 del 18 febbraio, il video “non comunica al telespettatore gli obiettivi sociali che l’associazione inserzionista intende raggiungere”, violando gli artt. 2 e 46 del Codice di Autodisciplina, relativi rispettivamente alle comunicazioni commerciali ingannevoli e alle regole dei messaggi contenenti appelli al pubblico.
Incentrato su una partita a scacchi fra promotori e oppositori del ritorno all’atomo, lo spot è da dicembre al centro di un’imponente campagna mediatica per promuovere, a colpi di passaggi tv, radio, internet e proiezioni nelle sale cinematografiche, la partecipazione dei cittadini alla discussione sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia, principale attività del Forum, secondo le finalità dichiarate nello statuto. Una partita sleale.
Un’iniziativa schierata e incentrata intorno a un falso dibattito, un tentativo di plagiare l’opinione pubblica a favore della politica energetica governativa, denunciano invece da mesi le associazioni ambientaliste che contestano la validità di un dibattito promosso da un Forum che si presenta come un’associazione no-profit ma i cui soci fondatori sono per la maggior parte aziende leader dell’industria nucleare italiana e straniera, da Ansaldo Nucleare a Enel e Edison, dalla statunitense Westinghouse ai colossi francesi Areva e Edf, che hanno interessi diretti nella costruzione dei futuri reattori italiani. Una propaganda mascherata dalla domanda “E tu? Sei a favore o contro l’energia nucleare?” che, dietro il presunto equilibrio di una sfida a scacchi e grazie a sottili tecniche comunicative, come l’attribuzione del colore nero agli oppositori del ritorno all’atomo o il lasciare sempre l’ultima parola ai messaggi favorevoli al nucleare, provocherebbe di fatto, secondo i critici dello spot, una distorsione del dibattito a vantaggio di chi difende il ritorno a questo tipo di energia. Dietro questa campagna pubblicitaria, sulla quale il Forum ha investito circa 6 milioni di euro, si nascondeva dunque una comunicazione truffaldina, finalizzata a creare un’opinione pro-nucleare. Greenpeace Italia l'aveva già segnalato da tempo. Per smascherare come in realtà si tratttasse di un dibattito a senso unico, l’associazione ambientalista aveva diffuso un contro-spot dal titolo “Nucleare. Il problema senza soluzione” in cui, con toni rassicuranti e un pizzico di ironia, affermava le proprie contro-verità sulle presunte sicurezza e convenienza del ritorno al nucleare.
Oltre all'ipocrisia del finto dibattito, almeno tre sono le affermazioni false veicolate dallo spot: 1) non è vero che le scorie si possano gestire in sicurezza; 2) se è vero che fra 50 anni non potremo contare solo su combustibili fossili, è falso non considerare esauribile in quello stesso lasso di tempo l'uranio, che notoriamente non è una risorsa rinnovabile; 3) non è vero che le fonti rinnovabili non sarebbero sufficienti a garantire il fabbisogno, poiché tale soluzione è allo studio come scenario praticabile in ricerche condotte in vari paesi europei.
E' molto triste constatare che questa decisione arriva quando il messaggio imbroglione della ricchissima campagna di comunicazione su televisioni e stampa ha avuto tutto il tempo per provare a convincere gli italiani della scelta del piano nucleare del Governo.
Per un approfondimento, consiglio i seguenti link:
  http://ilsole24h.blogspot.com/2011/02/nucleare-guarda-il-nuovo-spot-noi-siamo.html
http://www.oltreilnucleare.it/
 Quindi, una rosa per Greenpeace e per il Giurì di Autodisciplina (intellettualmente onesto, ma un po' dormiente: se si fosse svegliato prima...).