La schiuma della memoria

Qui si parla innanzitutto di un romanzo, uscito nel novembre del 2010 presso le edizioni Montag di Tolentino.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
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martedì 31 maggio 2011

Il teatro è libertà

Il teatro è libertà, c'era scritto su un lenzuolo appeso a una grata con filo spinato. Eravamo nel greto del torrente Parma, domenica scorsa, 29 maggio. Era la scritta che accoglieva il pubblico della transizione al teatro del laboratorio di teatroterapia di questi mesi, l'atto conclusivo di un lavoro di gruppo bello ed emozionante, dal titolo Quattro elementi e cinque sensi per un'ecologia delle emozioni
 
Lo sfondo drammaturgico del laboratorio era costituito da uno scenario delle origini.
Quattro elementi: Terra, Acqua, Aria, Fuoco, vale a dire gli elementi fondamentali secondo la filosofia presocratica, rimasti nella tradizione occidentale come modo di interpretare il mondo e di orientarsi in esso;
Cinque sensi per percepire il mondo: Vista, Udito, Tatto, Gusto e Olfatto.
Nel mondo contemporaneo dell'immagine nel quale viviamo, siamo davvero sicuri di sapere ancora che cosa significhi "guardare"? O il bombardamento d'immagini fa assopire il più oggettivo dei sensi? E siamo poi così sicuri che ciò che vediamo sia più oggettivo dei suoni che udiamo, dei profumi che ci stuzzicano il naso, di ciò che possiamo toccare? Come possiamo utilizzare i nostri sensi per esplorare il mondo della Terra, dell'Acqua, dell'Aria, del Fuoco?
Queste domande aprono possibilità esplorative, dischiudono emozioni che possono essere le tappe di un viaggio che ha per obiettivo quello di guadagnare un nuovo sguardo sul mondo, entrando in contatto con gli elementi primigeni attraverso la relazione teatrale, quindi estetica ed artistica, e con gli altri. L'improvvisazione spontanea e guidata è la tecnica trasversale a tutti gli incontri.
Il corpo diviene così strumento di questa relazione, diviene memoria dell'azione teatrale, diviene corpo espressivo e pensante. Il corpo pensante, superando il dualismo pensiero/materia, ci mette di fronte a noi stessi, alle nostre risorse, ai nostri limiti, alla nostra possibilità di andare oltre i paradigmi che ci orientano. Una nuova bussola, da conquistare e successivamente portare con sé.
Dopo dieci tappe, dieci incontri di lavoro, il gruppo ha scelto di mettersi in scena: è un atto di generosità, di dono espressivo ed emotivo.
L'ingresso era gratuito e riservato agli invitati, che sono stati i testimoni della transizione. 
La performance si è sviluppata come un percorso nel greto, con alcune azioni corali e azioni teatrali individuali o a coppia. Un'ora e mezzo di teatro e di cammino nel greto: lo scopo della transizione è far conoscere ad amici e persone amate il senso del laboratorio e del lavoro su di sé; oltre a questo, sono state invitae alcune persone interessate alla teatroterapia per il laboratorio del prossimo anno. Anche il pubblico, avendo queste caratteristiche, deve stare al gioco, essere disponibile a seguire le azioni, non sempre tecnicamente perfette e non sempre con ritmi adeguati. Ma lo spirito deve essere, per tutti, quello di scoprire, ascoltare, cercare di entrare in sintonia con il lavoro, che è comunque artistico e teatrale, in uno scenario suggestivo, per certi versi simile a un deserto (avete presente un torrente quasi in secca?).
Dopo la transizione, il gruppo e alcuni amici si sono fermati a mangiare in un prato ciò che avevano portato da casa. Ognuno col suo piatto, le sue posate, il suo bicchiere, per evitare di produrre rifiuti.
Bevande rigorosamente naturali: acqua, succhi di frutta e, come si conviene alle belle occasioni conviviali, del buon vino.
E' stata una giornata lunga, luminosa e bellissima.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e in particolare ai dodici "transitori", che mi donano ogni anno emozioni e la sensazione di essere presente nelle cose e nelle situazioni.
Con umiltà, con semplicità, con verità. La verità del teatro.

giovedì 21 aprile 2011

Percezione e rito in natura

Domenica 17 aprile era una giornata bellissima. Ideale per concludere con un'escursione teatrale in natura il laboratorio di teatroterapia. Lo sfondo drammaturgico del laboratorio di quest'anno è stato lo secnario delle origini: quattro elementi (acqua, terra, aria, fuoco), considerati quelli fondamentali dalla filosofia presocratica, rimasti nella tradizione occidentale come modo di leggere il mondo e di orientarsi in esso, e cinque sensi per percepire il mondo (Vista, Udito, Tatto, Olfatto, Gusto). Come è possibile utilizzare i nostri sensi per esplorare il mondo della Terra, dell'Acqua, dell'Aria e del Fuoco? Queste domande, che aprono possibilità esplorative e dichiudono emozioni, sono state la guida del laboratorio, una sorta di viaggio di rinascita e di iniziazione, per guadagnare un nuovo sguardo sul mondo, per entrare in contatto con gli elementi primigeni attraverso la relazione teatrale, quindi estetica e artistica, con gli altri. Il corpo ne è stato lo strumento. Esso ci mette di fronte a noi stessi, alle nostre risorse, ai nostri limiti, alla nostra possibilità di andare oltre i paradigmi che ci hanno finora orientato, come una specie di nuova bussola.
La percezione in natura attraverso la formalizzazione rituale è stato il modo per concludere.
La maschera, la percezione e la messa in scena dell'albero, la composizione in immagine e in suoni di gruppo, soprattuttto il silenzio. Il tramonto del sole e la nascita della luna. E le poesie di Pasolini e di Pavese. E poi mangiare insieme i cibi appositamente preparati, con semplicità e con cura. E il vino buono, quello del contadino di fiducia. Una serata molto bella, della quale ringrazio tutti i presenti e che dedico a chi non c'era, a chi non poteva esserci.



venerdì 1 aprile 2011

Il lavoro sul personaggio


La costruzione del personaggio
 Nella teatroterapia, intesa come processo di crescita interiore attraverso il sistema del teatro, possiamo individuare tre dispositivi operativi:
1) l'improvvisazione, come conseguenza della psicotecnica dell'attore, cioè il lavoro personale e di gruppo con le pratiche fisiche, vocali e percettive
2) la ripetizione e la formalizzazione dove l'attore sceglie, fra tutto il materiale prodotto nell'improvvisazione, quello più significativo e lo precisa in una sequenza composta da elementi geometrici e spaziali, ritmo, intensità e pause e quant'altro è utile alla scena per creare l'effetto personaggio
3) l'estraniazione e la trascendenza dove l'attore dona a un occhio esterno, che può essere il regista, lo spettatore, il terapeuta, il materiale del suo lavoro.
Tutto ciò che  nasce dall'improvvisazione ha valore solo in quel momento, mentre tutto ciò che è azione formalizzata ha valore stabile.
La persona sana non ricerca la fedeltà al copione della vita quotidiana, ma la fedeltà al proprio essere, alla sua essenza. Così l'attore non deve identificarsi nel personaggio, ma individuarsi in esso, costruirlo a partire dal corpo e dalle azioni sceniche, lasciarsi condurre dall'istinto e dalla libertà espressiva. Non si fa finta di essere qualcun altro, si lavora stando nell'azione e con l'azione.
L'attore è doppiamente artista, prima come oggetto di ricerca su se stesso, poi come strumento espressivo: corporeo, vocale, drammaturgico.
L'attore è in grado di creare l'effetto personaggio grazie e attraverso la possibilità di spostamento delle cariche affettive, dagli oggetti interni inconsci all'oggetto-personaggio, messo in scena e reso visibile. Il personaggio è preparato dal livello pre-espressivo, nel quale l'attore pone le basi per la creazione artistica. Ogni messa in scena contiene dell'altro rispetto a ciò che è visibile; segreti, desideri primari risultano essere i veri motori della rappresentazione; possiamo affermare che ogni messa in scena sottintende la possibilità che il teatro conceda al transfert di potersi esprimere, di poter essere rappresentato. Il personaggio non è un semplice mezzo espressivo, ma anche un fine pre-espressivo e l'attore, mentre crea il personaggio, ne è anche creato. Si dice spesso che l'attore è animato dal personaggio. Quest'ultimo non è solo una proiezione, è proiezione di parti anche non accettate, un vero e proprio prolungamento inconscio di sé.
Schema trifasico del lavoro d'improvvisazione:
1) Processo primario pre-espressivo; né forma , né interpretazione: desidero sciogliere le mie paure e le mie resistenze
2) Processo secondario espressivo; Interpretazione proiettiva: desidero interpretare un personaggio
3) Processo terziario di messa in scena; Integrazione di azioni e testi nell'allestimento scenico: desidero estraniarmi da me e dal mio personaggio
IL PERSONAGGIO è NELL'AREA INTERMEDIA DEL GIOCO (né sotto controllo costante, né fuori controllo)
a) Fusione: nell'area pre-espressiva, l'attore si prepara a improvvisare attraverso un processo che lo condurrà in contatto con il simbolico; avvalendosi della fiducia nel gruppo e nel regista-conduttore si predispone al gioco di finzione.
b) Disillusione: dal gioco nasce il personaggio percepito come oggetto di studio.
c) Estraniazione: l'attore ora si dissocia definitivamente dall'essere posseduto dal personaggio e raggiunge la capacità di star da solo in modo neutro alla presenza dell'oggetto creato. L'oggetto è altro da sé, ma è anche una parte di sè.
d) Rappresentazione: non resta che ammettere il sovrapporsi di due aree distinte: quella dell'individuo e quella dell'attore-interprete.
Ogni sera l'attore distrugge il suo personaggio, lo consuma, perché così lo può amare nuovamente la sera dopo. In questo modo, l'oggetto personaggio sviluppa la sua autonomia, la sua vita e porta il suo contributo all'individuo attore.
Processo artistico attore/personaggio:
1) L'attore è tutt'uno col personaggio, fusione, fase pre-espressiva, interpretazione, contatto inconscio.
2) L'attore percepisce ciò che ha concepito nel gioco dell'improvvisazione.
3) L'attore è in grado di usare il personaggio come costruzione artistica, rendendolo oggetto separato da sé.
4) L'attore e il regista eseguono il montaggio del lavoro attoriale, inserendolo nella drammaturgia complessiva.
La teatroterapia funziona quando è in azione la proiezione attore-personaggio.
L'incontro con il personaggio è l'incontro con un alter ego, che poi deve essere visto come un'immagine non concreta e reale, una sorta di sogno, infine c'è l'accettazione di quell'immagine come propria: l'interpretazione ora può avvenire sia con l'identificazione sia con l'estraniazione. L'effetto benessere del teatro sta proprio nella possibilità e nella consapevolezza di entrare e uscire dal personaggio. Dal punto di vista pratico, il personaggio può essere costruito come percorso evolutivo, come elemento simbolico da sviluppare oppure come personaggio spazzatura, di cui liberarsi.

lunedì 21 marzo 2011

Con-tatto 2

Nei giorni scorsi ho terminato la lettura di Piccola filosofia portatile, 101 esperimenti di pensiero quotidiano di Roger-Pol Droit.
Roger-Pol Droit è ricercatore di filosofia presso il CNRS. Il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) è la preminente e più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia. È al quinto posto del ranking mondiale (dopo la NASA e altre tre agenzie americane) e al primo del ranking europeo, prima del Max-Planck-Gesellschaft tedesco. Dà lavoro a 26.000 persone.
L'autore deve essersi molto divertito a scrivere questo libro, che non è un saggio, ma una specie di manualetto contenente alcuni esercizi di pensiero filosofico. Ha il pregio di calare la filosofia nella quotidianità e di rendere non banali delle situazioni quotidiane, ma il difetto che tutto poi si ferma lì, all'esercizio, lasciando il lettore sperimentatore in balìa dei suoi esperimenti. Molto bello l'esercizio della ricerca della carezza più lieve."L'esperimento consiste nel trovare la carezza più lieve. Una carezza non esiste che sull'orlo dell'evanescenza. Appoggiata non è più una carezza; senza tocco si annulla. La carezza è tanto più intensa quanto più è debole. Tanto più prelibata quanto più è piccola."
Acquisita la consapevolezza della leggerezza, i gesti cambiano di conseguenza. Non ci credete? Provate, allora.

giovedì 17 marzo 2011

Con-Tatto

La pelle ci protegge, ci delimita, ma è anche molto sensibile.
Tocchiamo con le mani, diciamo anche "toccare con mano" per intendere "fare esperienza, conoscere direttamente".
Ma il tatto è distribuito su tutta la pelle, è il senso che più ha a che fare con l'affetto e con l'amore, perché chi ci è intimo ci conosce in tutto il corpo. Con tutto il corpo sentiamo il contatto e percepiamo il calore, il tipo di superficie, la qualità del contatto. con l'altro, persona o oggetto che sia.
Lavorare sul senso del tatto a teatro significa esplorare la possibilità di contatti diversi, a cui non siamo abituati nella quotidianità, significa utilizzare le mani per esprimere qualcosa, per analizzare e ripulire i gesti della quotidianità, per riscoprirne la loro potenza.
Lavorare a teatro sul tatto significa scolpire il corpo, il proprio e quello altrui, significa saper ascoltare l'altro in uno scambio e in un dialogo fra corpi, fra mani, fra pelli.
Ancora un grazie al gruppo di quest'anno, sempre disponibile a mettersi in gioco e a produrre nuovo senso estetico.

lunedì 28 febbraio 2011

Fuoco, fuochi

Il plurale calza decisamente meglio alla parola "fuoco", essendo quello del fuoco un concetto plurisimbolico e decisamente bipolare: c'è il fuoco purificatore, ma c'è anche il fuoco devastatore; c'è il fuoco come energia, come calore, ma c'è anche il fuoco dell'infiammazione, del calore eccessivo.
Lavorare teatralmente sul fuoco significa coglierne i movimenti, la qualità del movimento. I movimenti della fiamma sono ondulazioni, oscillazioni, scatti improvvisi, spostamenti a un leggero soffio d'aria.
Il fuoco è anche quello dell'amore, sentimento che accende e può anche bruciare. Come tradurre in gesti l'amore? Qual è la drammaturgia delle emozioni e del sentimento d'amore?
Un lavoro sottile e profondo, che ha fatto emergere anche emozioni forti e tristezza. Il lavoro artistico dovrebbe poi circoscrivere quanto accaduto dentro una forma, una rappresentazione simbolica che può e dovrebbe essere liberatoria.
Grazie a tutti voi, per la generosità e l'intensità del lavoro di ieri pomeriggio.

lunedì 31 gennaio 2011

Vista, visioni

Prosegue il laboratorio di teatroterapia.
La vista è il senso che ci permette di percepire gli stimoli luminosi e, quindi, la forma, il colore, la dimensione e la posizione degli oggetti. L'occhio attento percepisce dunque questi aspetti.
Poi si tratta di vedere e capire, di vedere per capire. Saper osservare e guardare non è cosa semplice: le immagini che ci bombardano impongono punti di vista, modelli estetici, conoscenza tramite stereotipi.
Ripulirsi da ciò è uno degli obiettivi del teatro che cura.
Guardarsi negli occhi, a fondo, intensamente per alcuni secondi, è sufficiente per cambiare il modo di guardare.
Diverso è guardare ed essere guardati, anche se lo sguardo si ricambia.
Diventare specchio degli altri è vista ma è anche ascolto, prendersi cura.
Percepire il cambiamento negli oggetti e nelle loro posizioni.
Guardare il mondo da strani, anomali punti di vista, esercizio di sguardo e di esplorazione fisica.
E quale impulso ci può dare un'immagine, come si scrive nel nostro corpo?
Tutto è falso: sovrapposizione e scambio fra realtà e finzione, profetizzata da Debord ne La società dello spettacolo (1967) e tremendamente attuale.
La capacità visionaria alcolica di Amico fragile: De André sapeva vedere, così come sapeva vedere Ginsberg nel suo Urlo.
Dalle immagini al corpo, c'è un cambiamento anche nell'autopercezione; il corpo nuovo diventa poi nuova immagine di gruppo, come la fotografia di una compagnia un po' folle e un po' sognante.
Grazie a tutti e buona settimana

martedì 18 gennaio 2011

Aria

Sicuramente l'aria è il più leggero dei quattro elementi. L'aria a teatro è l'ossigeno creativo, è il motore dell'azione. Ma l'aria è anche squilibrio, è vento e tempesta; è il movimento leggero della piuma, il movimento a spirale dei semi di acero, è il volo della poiana e quello della farfalla. Sperimentare queste possibilità col corpo significa entrare in una dimensione espressiva inattesa, feconda di soluzioni sorprendenti. Nell'aria c'è la dimensione dell'attesa, dell'inquietudine, con la tempesta in arrivo annunciata da odori e suoni, questione di aria che si fa improvvisamente tesa e frizzante; dopo la tempesta c'è la dimensione della quiete, così ben individuata da Giacomo Leopardi come sospensione del dolore:"piacer figlio d'affanno". 
L'aria è il respiro che ritorna regolare dopo lo sforzo fisico, è il soffio che asciuga il sudore sulla pelle.
L'aria è come una carezza lieve, a volte. Dentro il teatro c'è comunque un respirare insieme che è una delle sue cose più belle, se lo si sa cogliere.

domenica 12 dicembre 2010

Olfatto e gusto

Una tisana aromatica, calda, accogliente per stimolare il gusto e riconoscere i sapori delle 17 erbe in essa contenute: zenzero, succo di limone essiccato, liquirizia, lime, eucalipto, cardamomo, erba limonina, pepe nero, basilico, scorza d'arancia, prezzemolo, menta piperita, semi di sedano, chiodi di garofano, origano, fiori di mille foglie, cannella. L'ho scelta perché  è rilassante e stimolante, una miscela inattesa e amalgamata, da scoprire come qualcosa di nuovo e di bello, da assaporare lentamente e intensamente. L'inverno è anche questo.
Sapori che si sentono anche nel naso, anche col naso.
E poi la rosa, il profumo invernale di un fiore semplice e bellissimo, che vuol dire amore, vuol dire sensualità, vuol dire un pensiero bello. Un profumo sottile e delicato, non facile da percepire, segreto, ma una volta carpito, penetrante e invincibile. Come un dardo floreale.

L'olfatto è il senso più animale, per questo oggi molto trascurato come strumento di conoscenza della realtà, salvo stimolarlo con profumi e deodoranti che oscurano e occultano il nostro odore personale. In una canzone del 1977 (Non è nel cuore) Eugenio Finardi cantava: perché l'amore non è nel cuore/ma è riconoscersi dall'odore. L'olfatto è volutamente trascurato e ignorato anche dalla chiesa, per i suoi immediati riferimenti alla sessualità. L'odore del sesso dell'amato/amata è qualcosa che difficilmente si può ignorare. L'olfatto è anche il senso più primitivo, che rimanda alla percezione nel cervello rettiliano (anche se i serpenti sentono gli odori direttamente con la lingua). E il serpente nella religione cattolica è simbolo del diavolo; in altri sistemi di pensiero è invece simbolo di forza e salute, di capacità di adattamento (il cambiar pelle). 
E del gusto che dire...
Ricordiamolo con i versi di Giorgio Caproni:
oltre il bene e oltre il male/oh amore, amore.../i baci, i baci/che cambiano sapore/di capitale in capitale.
Olfatto e gusto sono la parte più istintiva dell'amore.
E non c'è altro da dire.
Buonanotte
mattia

domenica 28 novembre 2010

Acqua

Lavare i piedi all'ospite, bellissimo gesto di ospitalità, di accoglienza, di benvenuto, di cura. Gesto dimenticato, sorpassato dalla velocità della società contemporanea, in cui è raro percorrere a piedi lunghi tragitti e quindi essere accolti come viandanti stanchi e bisognosi di un pediluvio. Al massimo, oggi, si fa una doccia, ti offrono una doccia dopo un lungo viaggio, in aereo, in macchina o in treno. Quindi, il gesto di lavare i piedi a qualcuno diviene potente gesto poetico e teatrale, perché ci può dire qualcosa con la sua semplice messa in scena e con la sua nuda verità.
Ofelia, apparsa a sognatori e poeti di ogni tempo galleggiante sull'acqua del ruscello, con i suoi fiori appena colti e i suoi lunghi capelli sparsi, quasi disciolti nell'acqua.
Tutto scorre, scivola via. Anche la neve se ne sta andando, prima diventerà acqua, poi diventerà terra.
Buonanotte e grazie a tutti voi.
Mattia

domenica 14 novembre 2010

Udire, ascoltare

Oggi seconda seduta del laboratorio di teatroterapia. Lavoro sull'udito, sulla selezione consapevole dei suoni, sul suono come memoria e come capacità creativa. Teatro dell'ascolto. Anche il silenzio ha i suoi suoni. I suoni del nostro corpo.
Residui di terra nei suoni di pietra e di legno. Strumenti semplici e poveri, un'orchestra di suoni di voci e di corpi. Quell'atmosfera di concentrazione e quelle risate liberatorie, ogni tanto. Un lavoro sottile e profondo, che scava ancora, che è memoria e gioco. Teatro, in fin dei conti. La libertà, in un certo senso, che "non è stare sopra un albero e non è neanche il volo di un moscone, non è uno spazio libero", ma "è partecipazione". Grazie a Giorgio Gaberscik, detto Gaber. Grazie a tutti voi, ancora una volta. Buonanotte.
Mattia

domenica 31 ottobre 2010

Terra

Oggi, 31 ottobre, è cominciato il laboratorio di teatroterapia.
Quest'anno il tema del percorso è Le origini, il corpo pensante, la percezione.
In pratica lavoriamo sulla percezione e i cinque sensi e sui quattro elementi fondamentali della tradizione occidentale: terra -appunto- , acqua, aria, fuoco.
Oggi pomeriggio abbiamo lavorato sulla Terra, vale a dire: il nostro peso sulla terra, la nascita e la cura, la semina, le rocce, gli alberi, le quattro stagioni.
Il gruppo ha lavorato con cura e attenzione, con molta concentrazione, con molta presenza scenica.
Mi sono commosso per la bellezza e l'emozione di alcune azioni sceniche.
Un ringraziamento va dunque a Gloria, Sara F., Diego, Leo, Marco, Pamela, Francesca, Elena, Sara B., Silvia, Elisa e un grazie particolare va alle nuove arrivate, per la generosità e la sintonia immediata sulle corde del lavoro: Barbara, Laura, Federica, Marika, Eliana.
Per tutti voi quest'immagine significativa: il teatro è un aratro.
Grazie, è stato un bellissimo pomeriggio di semioscurità e di emozioni, di terra e di sassi, di legno e di semi. Qualcosa germinerà, in voi, in noi.
Buonanotte.
Mattia