Oggi ritorno a scrivere assegnando una rosa a Oscar Luigi Scalfaro, un politico di professione che, pur essendo democristiano fino al midollo, non ha mai tradito l'unica fede politica a cui si era votato: la Costituzione. Uno dei padri costituenti che ha difeso nella forma e nella sostanza la Carta costituzionale italiana, anche da Presidente della Repubblica. Nella mia mente e nel mio cuore secondo solo a Sandro Pertini come Presidente della Repubblica. Un fuoriclasse, altro che Napolitano, altro che Ciampi. Per me più genuino, più profondo, meno aristocratico. Antiberlusconiano fino al midollo, nel senso più positivo del termine, perché incarnava altri valori e altri riferimenti. Un onesto nel partito dei corrotti, un giusto nel partito dei mafiosi, un credente vero nel partito dei baciapile, un coerente nel partito dei voltagabbana. E' morto Scalfaro, è morto un signor politico, difficile trovarne in vita ancora di personalità politiche così. Ingrao, mi viene in mente, e nient'altro.
Una rosa per Scalfaro, anche due, se volete.
Buonanotte.
Il blog di Mattia Toscani, il blog del romanzo La schiuma della memoria, La rosa della settimana
La schiuma della memoria
Qui si parla innanzitutto di un romanzo, uscito nel novembre del 2010 presso le edizioni Montag di Tolentino.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
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lunedì 30 gennaio 2012
martedì 14 giugno 2011
Sì, sìì, sììì, sìììì!
Quattro sì, quattro quorum raggiunti, quattro orgasmi politico-culturali.
Da oggi i beni pubblici, le energie alternative, il principio della giustizia uguale per tutti entrano di forza nell'agenda di qualsiasi forza politica voglia dialogare con gli italiani e chiedere il loro voto.
Non è sbornia da referendum, non è solo voglia di chiudere con Berlusconi, è proprio un vento nuovo, che sale dal Mediterraneo, scavalca la forza comunicativa della tv e la soppianta con due metodologie che si integrano alla perfezione: il web e il passa parola. Perché così va se c'è voglia di impegnarsi. E c'è voglia di impegnarsi se si ritiene che valga la pena. Evidentemente ne valeva la pena.
Al di là dei tatticismi, ora, l'agenda politica è aperta.
Riempiamola con tante proposte intelligenti e innovative.
Buon tempo e buona vita
Da oggi i beni pubblici, le energie alternative, il principio della giustizia uguale per tutti entrano di forza nell'agenda di qualsiasi forza politica voglia dialogare con gli italiani e chiedere il loro voto.
Non è sbornia da referendum, non è solo voglia di chiudere con Berlusconi, è proprio un vento nuovo, che sale dal Mediterraneo, scavalca la forza comunicativa della tv e la soppianta con due metodologie che si integrano alla perfezione: il web e il passa parola. Perché così va se c'è voglia di impegnarsi. E c'è voglia di impegnarsi se si ritiene che valga la pena. Evidentemente ne valeva la pena.
Al di là dei tatticismi, ora, l'agenda politica è aperta.
Riempiamola con tante proposte intelligenti e innovative.
Buon tempo e buona vita
lunedì 30 maggio 2011
Una rosa per i ballottaggi
Yuk, yuk! Scusate l'esordio alla Pippo (che come diceva Andrea Pazienza sembra sempre uno "sballato"), ma i ballottaggi mi hanno dato alla testa. Molto di più e con più efficacia di un'intera bottiglia di champagne. Bollicine di godimento. A parte l'atteso risultato di Milano, dove Pisapia ha vinto con oltre il 55%, aumentando di 50 000 voti il risultato del primo turno; a parte Napoli dove De Magistris ha asfaltato l'avversario Lettieri, raccogliendo il 65% e oltre dei voti, riuscendo quasi a doppiare il candidato berlusconiano, in testa al primo turno (ma mentre Lettieri ha perso al ballottaggio circa 39 000 voti rispetto al primo turno, De Magistris ha incrementato i suoi voti di oltre il 100%, passando da 128 000 a 265 000, staccando il Lettieri di 124 500 voti); a parte Milano e Napoli, nelle quali l'Arrogante aveva dichiarato guerra, ovunque i candidati berlusconiani sembrano la canzone di Bob Dylan Like a rolling stone (e le pietre rotolano in giù, notoriamente). E così quasi tutta la Lombardia al secondo turno volta le spalle al Grande Prepotente (persino Arcore, location del bunga bunga, Desio, Rho e Gallarate); lo stesso dicasi per il Friuli, a Pordenone, ma soprattutto a Trieste (Comune e Provincia al voto); restando al nord anche Novara passa al centrosinistra, così come la provincia di Pavia, mentre a Mantova il centrosinistra si conferma. Poi c'è da annotare la storica conquista di Cagliari da parte del centrosinistra e la conferma di Crotone, unica eccezione di una Calabria per il resto ancora stregata dall'Imbonitore.
Insomma, c'è di che godere e di cospargere il suolo italiano di rose del mio giardino: per fortuna maggio è il mese delle rose e ne ho a disposizione quante ne volete.
Questa calda primavera del 2011 è una bella primavera per tornare a sperare. E spero innanzitutto che i partiti dell'opposizione capiscano che dal voto sale una forte richiesta di cambiamento: nuovi consensi sono possibili solo di fronte a nuove ricette, nuova partecipazione, nuovo coinvolgimento, nuove idee e soprattutto di fronte a uno stile e a una politica veramente alternative al berlusconismo, che forse inizia il suo declino. E allora, attenzione ai colpi di coda, da esorcizzare e contrastare a colpi di quorum per il referendum. Fra poche settimane c'è un'altra occasione per mandare segnali chiari, di cui chi ha scelto come ruolo politico quello di rappresentare gli altri dovrà tener conto. E allora tutti al voto anche il 12 e il 13 giugno. E cantiamogliele chiare. E poi, rose e champagne per tutti!
Insomma, c'è di che godere e di cospargere il suolo italiano di rose del mio giardino: per fortuna maggio è il mese delle rose e ne ho a disposizione quante ne volete.
Questa calda primavera del 2011 è una bella primavera per tornare a sperare. E spero innanzitutto che i partiti dell'opposizione capiscano che dal voto sale una forte richiesta di cambiamento: nuovi consensi sono possibili solo di fronte a nuove ricette, nuova partecipazione, nuovo coinvolgimento, nuove idee e soprattutto di fronte a uno stile e a una politica veramente alternative al berlusconismo, che forse inizia il suo declino. E allora, attenzione ai colpi di coda, da esorcizzare e contrastare a colpi di quorum per il referendum. Fra poche settimane c'è un'altra occasione per mandare segnali chiari, di cui chi ha scelto come ruolo politico quello di rappresentare gli altri dovrà tener conto. E allora tutti al voto anche il 12 e il 13 giugno. E cantiamogliele chiare. E poi, rose e champagne per tutti!
giovedì 26 maggio 2011
Berlinguer, la questione morale e i referendum
Ieri 25 maggio era l'anniversario della nascita di Enrico Berlinguer. Infatti Berlinguer nacque il 25 maggio del 1922 a Sassari. Cresciuto in una famiglia della nobiltà sassarese, nel 1943 si iscrisse al Partito Comunista Italiano. Nel 1949 divenne segretario della FGCI, organizzazione giovenile del partito, che diresse fino al 1956. Nel 1968 fu eletto deputato per la prima volta, nel collegio elettorale di Roma. Nel 1969 eseguì il primo clamoroso "strappo" dall'Unione Sovietica: guidò una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la "linea" sovietica (fonte massima degli indirizzi dell'Internazionale comunista) a sorpresa rifiutò di sottoscrivere la relazione finale. La presa di posizione, inattesa quanto "scandalosa", fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca, rifiutando tassativamente la "scomunica" dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Breznev che l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 (che definì espressivamente la "tragedia di Praga") aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà di cultura.
Nel 1972 divenne segretario generale del partito. La sua segreteria fu caratterizzata da un lato dal tentativo di collaborare con la Democrazia Cristiana nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che considerava indispensabili, dall'altro dalla convinzione della necessità di rappresentare un nuovo comunismo indipendente dall'URSS (chiamato "eurocomunismo"). Negli anni in cui Berlinguer fu segretario il PCI raggiunse il suo massimo storico, il 34,4% del 1976, e in molti ritengono che questo risultato sia stato ottenuto principalmente per merito di Berlinguer. Il 1976 fu anche l'anno del secondo "strappo" dall'URSS. In occasione di un congresso a Mosca, dinanzi a 5.000 delegati provenienti da tutto il mondo, Berlinguer parlò in aperto contrasto con le posizioni "ufficiali" dell'Internazionale comunista di "sistema pluralistico" e descrisse l'intenzione del PCI di costruire un socialismo "che riteniamo necessario e possibile solo in Italia", il primo nucleo teorico dell'eurocomunismo.
Nell'ottobre 1977, Berlinguer, proseguendo le manovre per raggiungere il compromesso storico, cioè una politica di accordi politici con la DC senza partecipare direttamente al governo del Paese, cercando di dissipare le paure dei cattolici italiani, aprì un dialogo con l' allora vescovo di Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, tramite la pubblicazione, sulla rivista Rinascita, di lettere scambiatisi in cui affermava di volere "realizzare una società che, senza essere cristiana, cioè legata integralisticamente a un dato ideologico, si organizzi in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente verso i valori cristiani"; le lettere sono pubblicate sotto il titolo comune significativo di "Comunisti e cattolici: chiarezza di principi e base di un’intesa".
Sempre nel 1977 sviluppò il tema dell'austerità, criticando in modo pesante e acuto il modello di sviluppo vigente, giudicandolo dissennato. Di fatto riprendeva l'articolo di Pier Paolo Pasolini di qualche anno prima sulle differenze fra Progresso e Sviluppo.
All'inizio degli anni '80 intuì per primo la degenerazione del sistema politico italiano in mero sistema di potere e pose le basi della cosiddetta "questione morale".
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale, nell'Italia di oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude".
Il tutto sembra detto sull'Italia di oggi, invece è tratto da un'intervista rilasciata a Eugenio Scalfari su Repubblica il 28 luglio del 1981. Un altro passaggio sembra parlare dell'Italia di oggi, sottolineando l'importanza dei Referendum e della libertà di voto che essi esprimono.
"Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani danno in occasione dei referendum e in occasione delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo di parte. E' un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti, è un voto libero e di progresso".
Sarà per questo che cercano in tutti i modi di depotenziare il significato e la partecipazione dei referendum che ci attendono il 12 e 13 giugno? Trovo impressionante rileggere oggi quelle parole di trenta anni fa. Provo anche rabbia e tristezza perché, in fondo siamo rimasti lì, forse siamo anche peggiorati, antropologicamente devastati, direbbe Pasolini. E comunque non ho la minima intenzione di arrendermi alla devastazione.
Ma torniamo alla piccola grande storia di Berlinguer, giunta alle ultime battute.
Dopo una legislatura da parlamentare europeo (eletto nel 1979 al primo Parlamento europeo per le liste del PCI), in vista delle successive elezioni (1984), Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno, dove tenne un comizio. Mentre si apprestava a pronunciare la frase "Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda" venne colpito da un malore, che poi si rivelò essere un ictus. Pur se palesemente provato dal malore e sofferente, continuò il discorso fino alla fine, nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse in lacrime: "Basta, Enrico!". Alla fine del comizio rientrò in albergo, dove si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Dopo il consulto con un medico, venne trasportato all'ospedale e ricoverato in condizioni drammatiche. Morì l'11 giugno, a causa di una emorragia cerebrale.
Il Presidente dellla Repubblica Sandro Pertini, che si trovava già a Padova per ragioni di Stato, si recò in ospedale per constatare le condizioni di Berlinguer. Fece in tempo a entrare in stanza per vederlo e baciarlo sulla fronte. Poche ore dopo il decesso, si impose per trasportare la salma sull'aereo presidenziale. Commovente fu il suo saluto al funerale del 13 giugno, al quale partecipò circa un milione di persone, dove si chinò con la testa sopra la bara, baciandola.
Persino il segretario del MSI (Movimento Sociale Italiano, dichiaratamente nostalgico della Repubblica Sociale Fascista), Giorgio Almirante, si recò a rendere omaggio al feretro dell'avversario, suscitando lo stupore e il rispetto della folla in coda per entrare nella camera ardente.
Il giorno delle elezioni europee, il 17 giugno 1984 il PCI, nonostante la scomparsa di Berlinguer, decise di lasciare il suo segretario capolista e chiese di votarlo. Le elezioni, forse anche per gli eventi precedenti, decretarono la vittoria del PCI che, per la prima e unica volta nella storia, sorpassò seppur di poco la DC, affermandosi come primo partito italiano (33,3% contro il 33,0%): questo "sorpasso" è ricordato come dovuto all'"effetto Berlinguer".
Nel 1977 Giuseppe Bertolucci girò un film che aveva come protagonista Roberto Benigni, all'inizio della sua carriera di comico, e che s'intitolava Berlinguer ti voglio bene. Ecco, anch'io.
Nel 1972 divenne segretario generale del partito. La sua segreteria fu caratterizzata da un lato dal tentativo di collaborare con la Democrazia Cristiana nella prospettiva di realizzare riforme sociali ed economiche che considerava indispensabili, dall'altro dalla convinzione della necessità di rappresentare un nuovo comunismo indipendente dall'URSS (chiamato "eurocomunismo"). Negli anni in cui Berlinguer fu segretario il PCI raggiunse il suo massimo storico, il 34,4% del 1976, e in molti ritengono che questo risultato sia stato ottenuto principalmente per merito di Berlinguer. Il 1976 fu anche l'anno del secondo "strappo" dall'URSS. In occasione di un congresso a Mosca, dinanzi a 5.000 delegati provenienti da tutto il mondo, Berlinguer parlò in aperto contrasto con le posizioni "ufficiali" dell'Internazionale comunista di "sistema pluralistico" e descrisse l'intenzione del PCI di costruire un socialismo "che riteniamo necessario e possibile solo in Italia", il primo nucleo teorico dell'eurocomunismo.
Nell'ottobre 1977, Berlinguer, proseguendo le manovre per raggiungere il compromesso storico, cioè una politica di accordi politici con la DC senza partecipare direttamente al governo del Paese, cercando di dissipare le paure dei cattolici italiani, aprì un dialogo con l' allora vescovo di Ivrea Mons. Luigi Bettazzi, tramite la pubblicazione, sulla rivista Rinascita, di lettere scambiatisi in cui affermava di volere "realizzare una società che, senza essere cristiana, cioè legata integralisticamente a un dato ideologico, si organizzi in maniera tale da essere sempre più aperta e accogliente verso i valori cristiani"; le lettere sono pubblicate sotto il titolo comune significativo di "Comunisti e cattolici: chiarezza di principi e base di un’intesa".
Sempre nel 1977 sviluppò il tema dell'austerità, criticando in modo pesante e acuto il modello di sviluppo vigente, giudicandolo dissennato. Di fatto riprendeva l'articolo di Pier Paolo Pasolini di qualche anno prima sulle differenze fra Progresso e Sviluppo.
All'inizio degli anni '80 intuì per primo la degenerazione del sistema politico italiano in mero sistema di potere e pose le basi della cosiddetta "questione morale".
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale, nell'Italia di oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude".
Il tutto sembra detto sull'Italia di oggi, invece è tratto da un'intervista rilasciata a Eugenio Scalfari su Repubblica il 28 luglio del 1981. Un altro passaggio sembra parlare dell'Italia di oggi, sottolineando l'importanza dei Referendum e della libertà di voto che essi esprimono.
"Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani danno in occasione dei referendum e in occasione delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo di parte. E' un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti, è un voto libero e di progresso".
Sarà per questo che cercano in tutti i modi di depotenziare il significato e la partecipazione dei referendum che ci attendono il 12 e 13 giugno? Trovo impressionante rileggere oggi quelle parole di trenta anni fa. Provo anche rabbia e tristezza perché, in fondo siamo rimasti lì, forse siamo anche peggiorati, antropologicamente devastati, direbbe Pasolini. E comunque non ho la minima intenzione di arrendermi alla devastazione.
Ma torniamo alla piccola grande storia di Berlinguer, giunta alle ultime battute.
Dopo una legislatura da parlamentare europeo (eletto nel 1979 al primo Parlamento europeo per le liste del PCI), in vista delle successive elezioni (1984), Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno, dove tenne un comizio. Mentre si apprestava a pronunciare la frase "Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda" venne colpito da un malore, che poi si rivelò essere un ictus. Pur se palesemente provato dal malore e sofferente, continuò il discorso fino alla fine, nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse in lacrime: "Basta, Enrico!". Alla fine del comizio rientrò in albergo, dove si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Dopo il consulto con un medico, venne trasportato all'ospedale e ricoverato in condizioni drammatiche. Morì l'11 giugno, a causa di una emorragia cerebrale.
Il Presidente dellla Repubblica Sandro Pertini, che si trovava già a Padova per ragioni di Stato, si recò in ospedale per constatare le condizioni di Berlinguer. Fece in tempo a entrare in stanza per vederlo e baciarlo sulla fronte. Poche ore dopo il decesso, si impose per trasportare la salma sull'aereo presidenziale. Commovente fu il suo saluto al funerale del 13 giugno, al quale partecipò circa un milione di persone, dove si chinò con la testa sopra la bara, baciandola.
Persino il segretario del MSI (Movimento Sociale Italiano, dichiaratamente nostalgico della Repubblica Sociale Fascista), Giorgio Almirante, si recò a rendere omaggio al feretro dell'avversario, suscitando lo stupore e il rispetto della folla in coda per entrare nella camera ardente.
Il giorno delle elezioni europee, il 17 giugno 1984 il PCI, nonostante la scomparsa di Berlinguer, decise di lasciare il suo segretario capolista e chiese di votarlo. Le elezioni, forse anche per gli eventi precedenti, decretarono la vittoria del PCI che, per la prima e unica volta nella storia, sorpassò seppur di poco la DC, affermandosi come primo partito italiano (33,3% contro il 33,0%): questo "sorpasso" è ricordato come dovuto all'"effetto Berlinguer".
Nel 1977 Giuseppe Bertolucci girò un film che aveva come protagonista Roberto Benigni, all'inizio della sua carriera di comico, e che s'intitolava Berlinguer ti voglio bene. Ecco, anch'io.
domenica 22 maggio 2011
Una rosa per Milano
L'evento da ricordare con una rosa (fra l'altro maggio è il mese delle rose) è senz'altro il primo turno delle amministrative a Milano. E' successo qualcosa di inatteso. Le aspettative dei berlusconidi, premier in prima fila, erano quelle di vincere al primo turno, superando il 50% dei voti o, al limite, di arrivare in vantaggio di 5-6 punti al ballottaggio. Berlusconi aveva chiesto più preferenze di cinque anni fa, in cui aveva toccato quota 52000 (a me pare già anomalo il fatto che un premier corra come capolista in un'elezione amministrativa, ma tant'è); aveva scommmesso su se stesso più che sul sindaco uscente Letizia Brichetto in Moratti, invocando l'importanza nazionale del voto di Milano, considerandolo espressamente un referendum su di sé.
Gli è andata proprio male. Preferenze 27000, la sua candidata ferma al 42%, mentre lo sfidante Giuliano Pisapia ha superato il 48%. In voti assoluti, che sono poi quelli che contano, la signora Moratti dovrebbe recuperare 42000 voti al secondo turno. Impresa non semplice, dato che di voti il Pdl ne ha persi 13000 rispetto alle regionali dello scorso anno e la Lega 17000; la somma fa 30000. E' del tutto evidente che al secondo turno i votanti diminuiscono, tanto più in una situazione dove già hanno superato i partecipanti al voto delle precedenti elezioni. Se Pisapia mantiene i suoi voti al secondo turno, non c'è nulla da fare per la sindaca uscente.
Ergo, ci provano in tutti i modi, ma la disperazione gioca brutti scherzi e le strategie messe in atto sfiorano il ridicolo.
Primo attacco di Bossi: Milano a rischio di zingaropoli con Pisapia. Sterile e risibile.
Secondo affondo: Berlusconi in tv, nei tg compiacenti di cinque reti televisive nazionali e due regionali, oltre che al giornale radio GR1: Raiuno, Raidue, Canale5, Studio Aperto di ItaliaUno, Ilbollettinodelfidofede su Rete4. Un elenco di esempi di inaffidabilità e di servilismo nei confronti del potere. Patetici. Pseudogiornalisti che realizzano false interviste a Sua Maestà, guardandosi bene dall'intervenire a porre domande e a interloquire. Semplicemente porgono il microfono come un personaggio felliniano in Amarcord proponeva se stessa al principe, dicendo: "Gradisca". Ecco, uguale. Stesso stile. Amarcord era un film, questo dei tg con le pseudointerviste è roba da regime dittatoriale, da Cina, dove secondo Sua Prepotenza i comunisti mangiano bambini bolliti.
Un atto disgustoso di inchino al potere per questi pseudoprofessionisti e un atto di arroganza, di prepotenza aggressiva e feroce da parte di Sua Emittenza (più sua di così...).
Un altro limite è stato superato, forse irrimediabilmente. Un prepotente, abusando in modo autoritario del suo potere e del conflitto d'interessi che lo protegge, ha rovesciato il tavolo delle regole, come sua abitudine. Si è lanciato in messaggi promozionali per i candidati della destra. Che cosa resta più del corretto gioco elettorale dopo questo oltraggio? Ci sono da qualche parte nelle istituzioni le energie e la volontà per mettere fine a questa oscenità per la democrazia? In tutte le battaglie che ha combattuto - politiche, economiche, finanziarie, fino ai conflitti matrimoniali - Berlusconi ha truccato le carte, ingannato gli antagonisti, corrotto gli arbitri, violato le regole del gioco.
Tecnicamente, è un imbroglione perché "ricorre al raggiro in modo abituale". Lo fa anche ora. Ha gli arnesi mediatici a sua disposizione e schiere di schiavi a disposizione. Li adopera come meglio crede, non riconoscendo alcun limite e norma. Dopo alcuni giorni di silenzio, il premier s'impadronisce degli schermi televisivi in un illegittimo, abusivo appello alla nazione frammentato nelle interviste ai vari tg, con uno straniante effetto orwelliano (di questo ho già scritto in passato, vedansi i post più letti a fianco): il suo volto e la sua voce ovunque, nelle reti compiacenti, quelle che teoricamente dovrebbero essere viste dai suoi elettori. Il Cavaliere quando mette la testa fuori dal Palazzo vuole un ambiente protetto, riparato e sicuro come il salotto di casa. La prepotenza di Berlusconi dovrebbe trovare un contrappeso nelle autorità che custodiscono, per missione o per legge, il principio di uguale chance.
Irrompere così nei notiziari televisivi consegna a Berlusconi un vantaggio manifesto. Anzi, un doppio vantaggio: nascondere la sconfitta del 15 maggio; definire l'agenda dei temi che terranno banco negli ultimi sette giorni che separano le città dal secondo voto. Salvare la patria dai comunisti. L'orlo della follia è stato oltrepassato in modo ormai eclatante, ma questo è un messaggio che Berlusconi intende imporre con la prepotenza e l'abuso di potere. Chi ha il dovere di assicurare l'equilibrio dell'informazione e un corretto confronto politico faccia sentire la sua voce. Subito. Prima che sia troppo tardi. Eppure, ugualmente, qualcosa non ha funzionato. Ascolti bassissimi quando lui ha invaso i tg, clamoroso il calo di share sul tg 1 in particolare. Giornalisti del tg in rivolta, denunciano il fatto all'Authority (che ha tempi francamente sempre fuori tempo, magari interverrà a voto concluso, ma allora a che cosa serve?). Allora terzo affondo, Berlusconi e Bossi insieme: porteremo due ministeri a Milano e uno a Napoli, niente tasse d'ingresso per chi apre attività a Milano (questo sembra più che altro un regalino alle mafie e a tutti i riciclatori di denaro sporco), sanatoria sulle multe, ecopass gratis. Mancano all'appello le scarpe e i pacchi di pasta in regalo e magari un buono acquisto all'ipermercato, magari sarà il quarto affondo. Perché, e ormai significa che sono alla frutta, anche il terzo affondo è saltato: tutti a litigare, rivolta dei capigruppo del Pdl in Parlamento e bagarre fra Lega e (ex?) alleati. Insomma, per me un godimento unico. E nel frattempo Pisapia fa un figurone perché sventa un furto insieme ai suoi collaboratori, accorrendo alle grida di una signora. Perché Pisapia, oltre a essere una brava persona di sinistra, è anche uno che gira a piedi tutte le strade di Milano, per fare campagna elettorale. E la fiducia nei suoi confronti cresce ogni giorno.
Tecnicamente, è un imbroglione perché "ricorre al raggiro in modo abituale". Lo fa anche ora. Ha gli arnesi mediatici a sua disposizione e schiere di schiavi a disposizione. Li adopera come meglio crede, non riconoscendo alcun limite e norma. Dopo alcuni giorni di silenzio, il premier s'impadronisce degli schermi televisivi in un illegittimo, abusivo appello alla nazione frammentato nelle interviste ai vari tg, con uno straniante effetto orwelliano (di questo ho già scritto in passato, vedansi i post più letti a fianco): il suo volto e la sua voce ovunque, nelle reti compiacenti, quelle che teoricamente dovrebbero essere viste dai suoi elettori. Il Cavaliere quando mette la testa fuori dal Palazzo vuole un ambiente protetto, riparato e sicuro come il salotto di casa. La prepotenza di Berlusconi dovrebbe trovare un contrappeso nelle autorità che custodiscono, per missione o per legge, il principio di uguale chance.
Irrompere così nei notiziari televisivi consegna a Berlusconi un vantaggio manifesto. Anzi, un doppio vantaggio: nascondere la sconfitta del 15 maggio; definire l'agenda dei temi che terranno banco negli ultimi sette giorni che separano le città dal secondo voto. Salvare la patria dai comunisti. L'orlo della follia è stato oltrepassato in modo ormai eclatante, ma questo è un messaggio che Berlusconi intende imporre con la prepotenza e l'abuso di potere. Chi ha il dovere di assicurare l'equilibrio dell'informazione e un corretto confronto politico faccia sentire la sua voce. Subito. Prima che sia troppo tardi. Eppure, ugualmente, qualcosa non ha funzionato. Ascolti bassissimi quando lui ha invaso i tg, clamoroso il calo di share sul tg 1 in particolare. Giornalisti del tg in rivolta, denunciano il fatto all'Authority (che ha tempi francamente sempre fuori tempo, magari interverrà a voto concluso, ma allora a che cosa serve?). Allora terzo affondo, Berlusconi e Bossi insieme: porteremo due ministeri a Milano e uno a Napoli, niente tasse d'ingresso per chi apre attività a Milano (questo sembra più che altro un regalino alle mafie e a tutti i riciclatori di denaro sporco), sanatoria sulle multe, ecopass gratis. Mancano all'appello le scarpe e i pacchi di pasta in regalo e magari un buono acquisto all'ipermercato, magari sarà il quarto affondo. Perché, e ormai significa che sono alla frutta, anche il terzo affondo è saltato: tutti a litigare, rivolta dei capigruppo del Pdl in Parlamento e bagarre fra Lega e (ex?) alleati. Insomma, per me un godimento unico. E nel frattempo Pisapia fa un figurone perché sventa un furto insieme ai suoi collaboratori, accorrendo alle grida di una signora. Perché Pisapia, oltre a essere una brava persona di sinistra, è anche uno che gira a piedi tutte le strade di Milano, per fare campagna elettorale. E la fiducia nei suoi confronti cresce ogni giorno.
E allora: una rosa per Milano, anche di incoraggiamento, perché se il secondo turno non smentisce il primo, la capitale del berlusconismo ci dà una bella mano a liberarci di Berlusconi. Milano ci aiuta a sperare, ci ridà un minimo di speranza, che stavolta sia davvero l'inizio della fine per Sua Arroganza e per la sua schiera. E attenzione ai colpi di coda, quell'uomo non accetta le sconfitte, è vendicativo e feroce.
Good night
lunedì 16 maggio 2011
REFERENDUM, REFERENDUM!
Segnalo due appuntamenti parmigiani e uno piacentino per ricordarsi dei referendum di giugno.
Il primo il 20 maggio, il secondo il 23. A Caorso, il 21.
Il 20 maggio, all'auditorium Toscanini di via Cuneo, alle ore 21, il Coordinamento provinciale Acqua Pubblica di Parma e il Comitato No Nucleare di Parma organizzano un incontro col senatore dell'Italia dei Valori professor Pancho Pardi.
Il 23 maggio, presso il salone Trentin della CGIL in via Confalonieri, alle 20,30, organizzano un
CONVEGNO / SEMINARIO
VERSO IL REFERENDUM
DEL 12 - 13 GIUGNO
3 SI
PER L’ACQUA PUBBLICA
E PER FERMARE IL NUCLEARE
23 maggio 2011
ore 20.30
Salone B. Trentin - Via Casati Confalonieri 5/A - Parma
Roberto Fumagalli
Vice Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua e
Referente Regionale per la Lombardia Referendum Acqua
Lorenzo Frattini
Presidente di Legambiente ER
Coordinatore regionale del Comitato "Vota si per fermare il Nucleare"
IL MONDO DEL LAVORO A SOSTEGNO DEI REFERENDUM
http://www.acquapubblica.parma.it/
Sabato 21 maggio 2011 a Caorso
www.fermiamoilnucleare.it
COMITATO VOTA SI PER FERMARE IL NUCLEARE
info: fermiamoilnucleare.er@gmail.com
fermiamoilnucleare.lombardia@gmail.com
Non è bastata Cernobyl e neanche Fukushima per capire che l’energia nucleare è troppo pericolosa e non ha futuro!
Occorre per questo riaffermare la nostra voglia di democrazia, occorre andare a votare al referendum, occorre dire SI per fermare il Nucleare e incrementare le fonti energetiche rinnovabili, occorre sviluppare la ricerca scientifica per tutelare l’ambiente creando occupazione qualificata.
Lo facciamo tutti insieme a Caorso, sede della più consistente, controversa e fallimentare esperienza nuclearista italiana.
Sono invitati a partecipare:
I Cittadini, le Associazioni, i Comitati ed i gruppi
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
Gli Amministratori di Comuni, Province e Regioni
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
I Partiti Politici delle Regioni
Lombardia ed Emilia Romagna
Una catena umana
PER FERMARE IL NUCLEARE
Coordinamenti della Lombardia e dell’Emilia Romagna
P R O G R A M M A ORE 14,30
Ritrovo dei partecipanti a Zerbio
(frazione di Caorso vicino alla centrale) ORE 15,00
Composizione di una Catena Umana
di Km. 2,4 tra la ex Centrale ed il Comune di Caorso ORE 16.30
Festa Insieme a Caorso (campo sportivo) Interventi dal palco, musica
e spettacoli
Aggiungo un'ottima notizia. In Sardegna il referendum per il no al nuclere ha raggiu to il quorum e i sì sono al 98%. Ogni tanto si può tornare a sperare in questo paese.
Per saperne di più:
http://www3.lastampa.it/focus/elezioni2011/articolo/lstp/402489/
http://www.unita.it/italia/nucleare-la-sardegna-dice-no-br-affluenza-record-al-referendum-1.293609
TUTTI A VOTARE IL 12 E 13 GIUGNO, E' L'UNICO STRUMENTO CHE ABBIAMO PER FARCI SENTIRE ORA E PER DARE UN SEGNALE CHIARO ANCHE ALLE OPPOSIZIONI SU CHE POLITICA VOGLIAMO, SU QUALI CONTENUTI DEVONO ESPRIMERE PER AVERE IL NOSTRO VOTO ALLE PROSSIME POLITICHE.
Il primo il 20 maggio, il secondo il 23. A Caorso, il 21.
Il 20 maggio, all'auditorium Toscanini di via Cuneo, alle ore 21, il Coordinamento provinciale Acqua Pubblica di Parma e il Comitato No Nucleare di Parma organizzano un incontro col senatore dell'Italia dei Valori professor Pancho Pardi.
Il 23 maggio, presso il salone Trentin della CGIL in via Confalonieri, alle 20,30, organizzano un
CONVEGNO / SEMINARIO
VERSO IL REFERENDUM
DEL 12 - 13 GIUGNO
3 SI
PER L’ACQUA PUBBLICA
E PER FERMARE IL NUCLEARE
23 maggio 2011
ore 20.30
Salone B. Trentin - Via Casati Confalonieri 5/A - Parma
Roberto Fumagalli
Vice Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua e
Referente Regionale per la Lombardia Referendum Acqua
Lorenzo Frattini
Presidente di Legambiente ER
Coordinatore regionale del Comitato "Vota si per fermare il Nucleare"
IL MONDO DEL LAVORO A SOSTEGNO DEI REFERENDUM
http://www.acquapubblica.parma.it/
Sabato 21 maggio 2011 a Caorso
www.fermiamoilnucleare.it
COMITATO VOTA SI PER FERMARE IL NUCLEARE
info: fermiamoilnucleare.er@gmail.com
fermiamoilnucleare.lombardia@gmail.com
Non è bastata Cernobyl e neanche Fukushima per capire che l’energia nucleare è troppo pericolosa e non ha futuro!
Occorre per questo riaffermare la nostra voglia di democrazia, occorre andare a votare al referendum, occorre dire SI per fermare il Nucleare e incrementare le fonti energetiche rinnovabili, occorre sviluppare la ricerca scientifica per tutelare l’ambiente creando occupazione qualificata.
Lo facciamo tutti insieme a Caorso, sede della più consistente, controversa e fallimentare esperienza nuclearista italiana.
Sono invitati a partecipare:
I Cittadini, le Associazioni, i Comitati ed i gruppi
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
Gli Amministratori di Comuni, Province e Regioni
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
I Partiti Politici delle Regioni
Lombardia ed Emilia Romagna
Una catena umana
PER FERMARE IL NUCLEARE
Coordinamenti della Lombardia e dell’Emilia Romagna
P R O G R A M M A ORE 14,30
Ritrovo dei partecipanti a Zerbio
(frazione di Caorso vicino alla centrale) ORE 15,00
Composizione di una Catena Umana
di Km. 2,4 tra la ex Centrale ed il Comune di Caorso ORE 16.30
Festa Insieme a Caorso (campo sportivo) Interventi dal palco, musica
e spettacoli
Aggiungo un'ottima notizia. In Sardegna il referendum per il no al nuclere ha raggiu to il quorum e i sì sono al 98%. Ogni tanto si può tornare a sperare in questo paese.
Per saperne di più:
http://www3.lastampa.it/focus/elezioni2011/articolo/lstp/402489/
http://www.unita.it/italia/nucleare-la-sardegna-dice-no-br-affluenza-record-al-referendum-1.293609
TUTTI A VOTARE IL 12 E 13 GIUGNO, E' L'UNICO STRUMENTO CHE ABBIAMO PER FARCI SENTIRE ORA E PER DARE UN SEGNALE CHIARO ANCHE ALLE OPPOSIZIONI SU CHE POLITICA VOGLIAMO, SU QUALI CONTENUTI DEVONO ESPRIMERE PER AVERE IL NOSTRO VOTO ALLE PROSSIME POLITICHE.
venerdì 13 maggio 2011
Beni pubblici e referendum
Io, proprio, non ne posso più. Ma davvero. E' un bene che sia tramontata l'ipotesi del diritto di superficie per 90 anni per le spiagge date in concessione a privati, dopo le immediate e allarmate osservazioni dell'Unione Europea. Ma non è passata la nottata e c'è un altro rischio nascosto nel decreto sviluppo: scadute le future concessioni, il Demanio sarà costretto a "comprare" le strutture edificate sul suolo pubblico. La denuncia viene da Fai e Wwf a poche ore dalla firma del capo dello Stato sul decreto che contiene le norme sulle nuove concessioni a fini turistici sul litorale demaniale. Il governo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stato costretto a modificare il termine delle concessioni, riducendo drasticamente a vent'anni la durata di 90 anni inizialmente prevista. Ma in quanti sanno che cosa sia il diritto di superficie? Il nome farebbe pensare a diritto a occupare una superficie, pagando un canone. Eh, no. Questa è la concessione. Le spiagge sono beni demaniali, di proprietà dello Stato, che possono esse ceduti in cncessione, pagando un canone. Questo era quello che accadeva fino all'idea di questo decreto, il Decreto pr lo Sviluppo. Un'idea di sviluppo molto datata, ritenere che il motore dell'economia possa essere l'edilizia priva di qualità. Tremonti l'ha detto espressamente: "Delle spiagge non me ne importa un tubo". Complimenti, ministro, a me allora non importa un tubo delle sue idee vecchiotte e un po' patetiche, allora, se permette. Le spiagge rappresentano una delle bellezze del territorio italiano. Distruggere la bellezza è semplicemente una cosa completamente idiota. D'altra parte, se il premier è riuscito a comprare un pezzo di costa Smeralda in Sardegna e a costruirci pure un vulcano artificiale che mette fuochi d'artificio tali da spaventare i vigili del fuoco di Olbia, che più di una volta sono dovuti intervenire perché allarmati dal fragore e dalle fiamme dei fuochi di villa Certosa, ben si capisce quale sia la sua concezione del territorio, della bellezza e del paesaggio. Cerchiamo di capire meglio che cosa sia il diritto di superficie, cosa ben diversa, dunque, dallla concessione di un terreno demaniale. Il diritto di superficie consiste nel diritto di edificare un fabbricato su un terreno di proprietà altrui (art. 952 C.C.). Teniamo presente che il diritto di superficie viene normalmente applicato dai Comuni nei piani PEEP (Piani per l'Edilizia Economica e Popolare). Quindi è utilizzato contestualmente all'esproprio di aree private per fini di pubblica utilità e con uno sfondo sociale ben preciso. Qui i termini si rovesciano, privatizzando un bene comune: dopo la finanza creativa, siamo passati al diritto creativo. Dentro alla democrazia creativa, intendendo con "creativo" il significato di "illusorio" ci siamo già da un po'. E io, appunto, non ne posso più.
Il diritto di superficie, quasi secolare, inizialmente previsto era stato istituito a garanzia della programmazione e della certezza degli investimenti degli operatori privati (per rendere redditizio coatruire su terreni pubblici, su beni comuni!). Ma quella sorta di concessione "a vita" è stata giudicata dall'Ue "non conforme" alla disciplina del mercato comune europeo, che prevede in casi simili tempi ragionevolmente ridotti. A volte la UE è la nostra assicurazione sulla vita, anche se mi fa orrore utilizzare il termine "mercato" parlando dei beni comuni. Inoltre, il decreto aveva sollevato anche le perplessità del Quirinale. Il Colle aveva chiesto che il termine fosse riconsiderato. Così il testo è stato modificato e il termine di 20 anni dovrebbe comparire nell'ultima versione del decreto.
Gli ambientalisti del Fai e del Wwf temono però che questo non basti e chiedono che si ritorni al diritto di concessione oggi in vigore. "L'inghippo - sostengono le due associazioni - della trasformazione del diritto
di concessione in diritto di superficie mette a rischio di cementificazione le spiagge. Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo".Il diritto di superficie, quasi secolare, inizialmente previsto era stato istituito a garanzia della programmazione e della certezza degli investimenti degli operatori privati (per rendere redditizio coatruire su terreni pubblici, su beni comuni!). Ma quella sorta di concessione "a vita" è stata giudicata dall'Ue "non conforme" alla disciplina del mercato comune europeo, che prevede in casi simili tempi ragionevolmente ridotti. A volte la UE è la nostra assicurazione sulla vita, anche se mi fa orrore utilizzare il termine "mercato" parlando dei beni comuni. Inoltre, il decreto aveva sollevato anche le perplessità del Quirinale. Il Colle aveva chiesto che il termine fosse riconsiderato. Così il testo è stato modificato e il termine di 20 anni dovrebbe comparire nell'ultima versione del decreto.
Gli ambientalisti del Fai e del Wwf temono però che questo non basti e chiedono che si ritorni al diritto di concessione oggi in vigore. "L'inghippo - sostengono le due associazioni - della trasformazione del diritto
Oggi come oggi, questo rischio era escluso perché, tramite la concessione, gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione, ma erano del demanio. Ora la situazione giuridica diviene più incerta.
Questa è una vergogna, significa svendere il patrimonio pubblico ai soliti noti, che certo non hanno in mente la collettività e la bellezza del paesaggio. E' come dire: Largo agli ecomostri. Volgari come il vulcano del premier. Ma ci rendiamo conto, esattamente, di che cosa stiamo diventando?
"In via teorica - concludono Wwf e Fai - , anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con il diritto di superficie". Cioè viene a mancare quella briciola di controllo che c'era fino a questo momento.
"In via teorica - concludono Wwf e Fai - , anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con il diritto di superficie". Cioè viene a mancare quella briciola di controllo che c'era fino a questo momento.
Per il 18 giugno i Verdi hanno indetto a Ostia una manifestazione contro il decreto della vergogna. Ostia è un simbolo di squallore della cementificazione. A Ostia è stato ucciso Pasolini, il primo a denunciare lo scempio della cultura e del territorio, insieme a Cederna, a favore del consumismo di beni privati e pubblici.
"Il diritto di superficie - accusa Bonelli, segretario dei Verdi - si utilizza infatti per l'edificazione in fondi altrui ovvero pubblici e sarà proprio il diritto all'edificazione, da esso garantito, il vero killer delle spiagge italiane. Diritto di superficie e norme sui distretti turistici 'a burocrazia zero' consentiranno di realizzare qualunque attività e intervento edilizio sulle spiagge". Tra l'altro, dice Bonelli, il Decreto sviluppo lo sostiene espressamente: "Il diritto di superficie - si legge - si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili... Sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore del presente articolo".
"Il diritto di superficie - accusa Bonelli, segretario dei Verdi - si utilizza infatti per l'edificazione in fondi altrui ovvero pubblici e sarà proprio il diritto all'edificazione, da esso garantito, il vero killer delle spiagge italiane. Diritto di superficie e norme sui distretti turistici 'a burocrazia zero' consentiranno di realizzare qualunque attività e intervento edilizio sulle spiagge". Tra l'altro, dice Bonelli, il Decreto sviluppo lo sostiene espressamente: "Il diritto di superficie - si legge - si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili... Sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore del presente articolo".
Ho accennato al fatto che le spiagge siano Beni Comuni.
Prima del 18 giugno, pochi giorni prima, il 12 e il 13, abbiamo l'occasione di fermare questo processo devastante a partire dall'acqua e dall'energia nucleare. SE vincono i Sì, anche per le spiagge è raggionevole ritenere che rimanga qualche speranza; se non si dovesse raggiungere il quorum, beh, la devastazione è alle porte.
Da oggi parlerò dei referendum due volte alla settimana, molti bloggers lo faranno per bucare il silenzio colpevole della Rai.
Non voglio rinunciare alla lotta, non voglio che qualcuno mi possa dire: Ma tu che cosa hai fatto per fermarli. Io ci provo.
domenica 8 maggio 2011
Una rosa per la cgil
58% il dato nazionale dell'adesione allo sciopero. Al 50% l'adesione fra i metalmeccanici, che in alcune realtà arriva al 90% e in altre addirittura al 100%. E teniamo presente che i metalmeccanici avevano già scioperato in febbraio. Un segnale forte, importante. 130 manifestazioni in Italia, oltre un milione di persone nelle piazze italiane.
10 000 persone a Parma, non ricordavo da anni una presenza così massiccia in manifestazione. Mi sono fermato in via D'Azeglio, a metà, per veder sfilare tutti: il corteo non finiva più: bello, colorato, pieno di energie. Facce sorridenti, voglia di parlare, anche di ballare al suono del sound system del camion dell'arci. C'era persino un gruppetto che suonava dal vivo dal camion. Il corteo era talmente lungo da distendersi, colorato e allegramente rumoroso da piazzale Santa Croce a Piazza Garibaldi. In piazza ha parlato dal palco il segretario regionale Vincenzo Colla, che ha promesso di non lasciare soli i lavoratori. “L’adesione è stata molto più numerosa di quanto ci aspettavamo” commenta Fabrizio Ghidini, segretario confederale di Cgil Parma. La voglia di stare insieme era diffusa e si percepiva molto bene attraversando il corteo, cosa che ho fatto dopo averlo visto sfilare interamente.
In testa al corteo ci sono i funzionari locali del sindacato.
Seguono subito dopo i lavoratori della Funzione pubblica, dagli impiegati degli enti amministrativi alle cooperative sociali. Numerosi i partecipanti dell’Ausl di Parma e dell’Ospedale Maggiore. Poi i bancari degli istituti di credito locali che hanno il contratto nazionale di lavoro scaduto (quelli di Bancamonte con qualche preoccupazione in più...), insegnanti ed educatrici dei nidi comunali, non solo quelli che passeranno sotto Parma 06, ma anche gli altri che “temono di fare la stessa fine”. E poi il 70% degli impiegati della Chiesi, e gli operai di grandi aziende come Parmacotto e Barilla, che “ogni volta non sanno se arrivano a fine mese”, e quelli della Sidel e di tante altre. Spazio anche al settore della comunicazione, con i poligrafici della Gazzetta di Parma che dal giugno scorso impaginano il quotidiano locale con un contratto di solidarietà, e dello spettacolo: lo striscione dei lavoratori del Teatro Regio non passa inosservato. Dice "Tagli alla guerra/Guerra ai tagli". E sotto lo striscione c'è molta voglia di ballare, fra allegria e indignazione: il Regio precede di qualche metro il camion sound system dell'arci. In coda al corteo, gli studenti universitari, delle scuole medie superiori – “pubbliche”, sottolineano con forza – della città che hanno saltato la scuola per difendere il diritto allo studio e protestare contro i tagli della riforma Gelmini.
In piazza, dopo gli interventi, la manifestazione si chiude sulle note di Bella ciao, nella versione dei Modena City Ramblers, sparata dalle casse del sound system: e di nuovo giovani e meno giovani a ballare. E' stata una bella mattina, illuminata e scaldata da un sole primaverile. Dalle piazze, quella di Parma e tutte le altre, è salita la richiesta di un investimento sulla cultura, sulla scuola; di una tutela forte e rigorosa dei beni pubblici; di partecipazione alle decisioni in campo economico, sempre più verticistiche e delegate a un club di finanzieri. Soprattutto da queste piazze è venuto un segnale di unità e di ricomposizione fra maschi e femmine, fra diverse generazioni e fra "indigeni" e "migranti". Tutte categorie sociali che la crisi tende a dividere e il governo cerca di mantenere divise. Un bel segnale, dunque, il pensiero di un futuro alternativo al cadaverico presente di solitudine, divisione e precarietà.
La Cgil ha avuto un mandato, da questo sciopero: essere co-protagonista della costruzione di un modello sociale diverso e alternativo a quello attualmente dominante, un modello basato sulle relazioni, sull'ecologia, sulla conoscenza. A cominciare dai referendum di giugno, non dimentichiamolo.
Qui sotto ci sono le foto scattate da Elisa Lazzarotti. Una cronaca per immagini, che non necessita di altre parole.
10 000 persone a Parma, non ricordavo da anni una presenza così massiccia in manifestazione. Mi sono fermato in via D'Azeglio, a metà, per veder sfilare tutti: il corteo non finiva più: bello, colorato, pieno di energie. Facce sorridenti, voglia di parlare, anche di ballare al suono del sound system del camion dell'arci. C'era persino un gruppetto che suonava dal vivo dal camion. Il corteo era talmente lungo da distendersi, colorato e allegramente rumoroso da piazzale Santa Croce a Piazza Garibaldi. In piazza ha parlato dal palco il segretario regionale Vincenzo Colla, che ha promesso di non lasciare soli i lavoratori. “L’adesione è stata molto più numerosa di quanto ci aspettavamo” commenta Fabrizio Ghidini, segretario confederale di Cgil Parma. La voglia di stare insieme era diffusa e si percepiva molto bene attraversando il corteo, cosa che ho fatto dopo averlo visto sfilare interamente.
In testa al corteo ci sono i funzionari locali del sindacato.
Seguono subito dopo i lavoratori della Funzione pubblica, dagli impiegati degli enti amministrativi alle cooperative sociali. Numerosi i partecipanti dell’Ausl di Parma e dell’Ospedale Maggiore. Poi i bancari degli istituti di credito locali che hanno il contratto nazionale di lavoro scaduto (quelli di Bancamonte con qualche preoccupazione in più...), insegnanti ed educatrici dei nidi comunali, non solo quelli che passeranno sotto Parma 06, ma anche gli altri che “temono di fare la stessa fine”. E poi il 70% degli impiegati della Chiesi, e gli operai di grandi aziende come Parmacotto e Barilla, che “ogni volta non sanno se arrivano a fine mese”, e quelli della Sidel e di tante altre. Spazio anche al settore della comunicazione, con i poligrafici della Gazzetta di Parma che dal giugno scorso impaginano il quotidiano locale con un contratto di solidarietà, e dello spettacolo: lo striscione dei lavoratori del Teatro Regio non passa inosservato. Dice "Tagli alla guerra/Guerra ai tagli". E sotto lo striscione c'è molta voglia di ballare, fra allegria e indignazione: il Regio precede di qualche metro il camion sound system dell'arci. In coda al corteo, gli studenti universitari, delle scuole medie superiori – “pubbliche”, sottolineano con forza – della città che hanno saltato la scuola per difendere il diritto allo studio e protestare contro i tagli della riforma Gelmini.
In piazza, dopo gli interventi, la manifestazione si chiude sulle note di Bella ciao, nella versione dei Modena City Ramblers, sparata dalle casse del sound system: e di nuovo giovani e meno giovani a ballare. E' stata una bella mattina, illuminata e scaldata da un sole primaverile. Dalle piazze, quella di Parma e tutte le altre, è salita la richiesta di un investimento sulla cultura, sulla scuola; di una tutela forte e rigorosa dei beni pubblici; di partecipazione alle decisioni in campo economico, sempre più verticistiche e delegate a un club di finanzieri. Soprattutto da queste piazze è venuto un segnale di unità e di ricomposizione fra maschi e femmine, fra diverse generazioni e fra "indigeni" e "migranti". Tutte categorie sociali che la crisi tende a dividere e il governo cerca di mantenere divise. Un bel segnale, dunque, il pensiero di un futuro alternativo al cadaverico presente di solitudine, divisione e precarietà.
La Cgil ha avuto un mandato, da questo sciopero: essere co-protagonista della costruzione di un modello sociale diverso e alternativo a quello attualmente dominante, un modello basato sulle relazioni, sull'ecologia, sulla conoscenza. A cominciare dai referendum di giugno, non dimentichiamolo.
Qui sotto ci sono le foto scattate da Elisa Lazzarotti. Una cronaca per immagini, che non necessita di altre parole.
domenica 1 maggio 2011
Una rosa per Mereu
Oggi è il primo maggio, Festa del lavoro. E' domenica, quindi di fatto si tratta di una festa saltata sul calendario dei lavoratori. Ma per qualcuno è stata giornata di lavoro: il cosiddetto innovatore/rottamatore del Pd Renzi, sindaco di Firenze, ha pensato bene di lasciare libertà di apertura ai negozi, in questa giornata che è domenica e che è pure festa del lavoro. Mah, sarà una grande innovazione, una delle sue meravigliose idee per far tornare a vincere la sinistra... (considero Renzi solo un ipocrita arrivista, uno che fa politica solo per far carriera, totalmente privo di valori di sinistra e di riferimenti culturali adeguati, per chi non l'avesse capito). Comunque, in questo giorno, ritengo significativo attribuire la rosa della settimana a Gianmarco Mereu, che il 28 aprile ha tenuto la sua rappresentazione teatrale, Giorni rubati, ad Arbatax, nei capannoni di un'azienda, invitato dai dirigenti dell'azienda stessa, che ha offerto lo spettacolo ai propri dipendenti. Rimane da dire che il 28 aprile è stata la giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro e che Mereu ha avuto cinque anni fa un grave incidente sul lavoro al porto di Arbatax, rimanendo paraplegico: una cancellata di sei quintali gli ha spezzato la schiena, fratturando le vertebre D10 e D11. Nello spettacolo, realizzato dalla compagnia Rossolevante di Arbatax, per la regia di Juri Piroddi e Silvia Cattoi, Mereu in scena racconta la tragedia e tutto il flusso di sentimenti, emozioni e reazioni che sono seguite all'incidente e che gli hanno cambiato la vita. Mereu si è esibito di fronte a molti compagni di lavoro, persone che conosceva, perché lui lavorava per una ditta esterna. L'azienda non ha fatto opera di beneficenza, ma semplicemente ha interesse a diffondere la cultura della sicurezza perché, lavorando con molte ditte straniere, esiste in ambito internazionale un problema di costi assicurativi legati alla clausola "incidenti zero". Si tratta di un fatto comunque assolutamente apprezzabile e che dimostra come si possa collaborare a fini comuni per ottenere risultati positivi. L'investimento sulla sicurezza diventa necessario: virtuoso per l'azienda e virtuoso per i lavoratori.
Riporto qui due brani dell'intervista che Mereu ha rilasciato a Gianfranco Cappitta, critico teatrale de il manifesto: "Senza dubbio è stata un'esperienza bellissima e molto forte, ma che mi ha anche messo in difficoltà: è stato duro portare a termine lo spettacolo senza interrompermi, guardando le facce di chi mi conosceva pure prima e che quella storia la conosce già. Riviverla assieme a loro è stato particolarmente toccante, e in certi momento la commozione mi ha attanagliato, soprattutto nel racconto dell'incidente". E, parlando del figlio più grande, che all'epoca dell'incidente aveva 7 anni: "Stiamo cercando di inventarci un nuovo rapporto. All'ospedale mi disse una frase bellissima: -Papà, quando torni a casa, torni con la sedia a rotelle?
Io avevo le lacrime agli occhi e non ce la facevo a rispondere. Mi ha abbracciato e mi ha detto: -Non è importante, torna a casa in fretta.
Penso che non dimenticherò mai una lezione del genere. Io spero di essere all'altezza e di lasciargli un messaggio che lui possa recepire e trasmettere agli altri. Bisogna salvaguardarsi, indignarsi e rifiutare di lavorare fuori delle condizioni di sicurezza."
Una rosa per Gianmarco Mereu. E per suo figlio. E per il teatro d'impegno civile.
Riporto qui due brani dell'intervista che Mereu ha rilasciato a Gianfranco Cappitta, critico teatrale de il manifesto: "Senza dubbio è stata un'esperienza bellissima e molto forte, ma che mi ha anche messo in difficoltà: è stato duro portare a termine lo spettacolo senza interrompermi, guardando le facce di chi mi conosceva pure prima e che quella storia la conosce già. Riviverla assieme a loro è stato particolarmente toccante, e in certi momento la commozione mi ha attanagliato, soprattutto nel racconto dell'incidente". E, parlando del figlio più grande, che all'epoca dell'incidente aveva 7 anni: "Stiamo cercando di inventarci un nuovo rapporto. All'ospedale mi disse una frase bellissima: -Papà, quando torni a casa, torni con la sedia a rotelle?
Io avevo le lacrime agli occhi e non ce la facevo a rispondere. Mi ha abbracciato e mi ha detto: -Non è importante, torna a casa in fretta.
Penso che non dimenticherò mai una lezione del genere. Io spero di essere all'altezza e di lasciargli un messaggio che lui possa recepire e trasmettere agli altri. Bisogna salvaguardarsi, indignarsi e rifiutare di lavorare fuori delle condizioni di sicurezza."
Una rosa per Gianmarco Mereu. E per suo figlio. E per il teatro d'impegno civile.
sabato 30 aprile 2011
Rifiuti zero: dall'utopia all'obiettivo concreto
Segnalo una bella iniziativa della associazione ambientalista più attiva a Parma negli ultimi anni, il CCGR (Comitato per la corretta gestione dei rifiuti).
Si giustifica la costruzione del termovalorzzatore, che in realtà è un bel modo di chiamare un inceneritore, dicendo che l'alternativa rifiuti zero non sia praticabile, sia un'utopia irrealizzabile nel breve o medio periodo, su cui puntare nel lungo, ma comunque molto difficile da realizzare anche in futuro. Credo che sia davvero ora di cambiare il modo di guardare le cose. Questa città è stata negli anni settantaun laboratorio di innovazioni in campo sociale e culturale di grandissimo pregio. Il futuro non può essere accantonato per pigrizia mentale, per abitudine a ragionare sempre nello stesso modo, come se fossimo nella società industriale. Siamo approdati da anni in quella post industriale, dove i modelli produttivi e di consumo devono essere diversi. Quasi tutti i nostri amministratori e i nostri politici, sia a livello locale sia a livello nazionale, sembrano non essersene accorti. O forse, conviene loro così. E allora ben vengano iniziative di altissimo livello come questo, una boccata d'ossigeno per la mente avvelenata dalla mancanza di idee.
L’Alternativa: un’Europa a Rifiuti Zero
I RIFIUTI A PARMA SENZA INCENERITORE
RIFIUTI UGUALE MATERIE PRIME
CAMERA DI COMMERCIO
SALA AUREA
Parma, 6 maggio 2011 - ore 21
CON
MASSIMO CERANI (PROGETTISTA DI
RACCOLTE DIFFERENZIATE), FRANS BECKERS (PRESIDENTE ATTIVITA’ C2C VAN GANSEWINKEL GROEP - NL)
Tecniche di trattamento a freddo, Modelli efficaci di raccolta differenziata, Tariffa puntuale, Maggiore
occupazione, Salvaguardia ambientale
WWW.GESTIONECORRETTARIFIUTI.IT
gestionecorrettarifiuti@gmail.com
info: 331-116.8850
"Per noi Dalla culla alla culla non è un'invenzione ma una scoperta di cosa il nostro lavoro è veramente"
Ruud Sondag, Presidente van Gansewinkel Groep (Multiutility olandese che fattura 1,2 Miliardi di Euro)
Si giustifica la costruzione del termovalorzzatore, che in realtà è un bel modo di chiamare un inceneritore, dicendo che l'alternativa rifiuti zero non sia praticabile, sia un'utopia irrealizzabile nel breve o medio periodo, su cui puntare nel lungo, ma comunque molto difficile da realizzare anche in futuro. Credo che sia davvero ora di cambiare il modo di guardare le cose. Questa città è stata negli anni settantaun laboratorio di innovazioni in campo sociale e culturale di grandissimo pregio. Il futuro non può essere accantonato per pigrizia mentale, per abitudine a ragionare sempre nello stesso modo, come se fossimo nella società industriale. Siamo approdati da anni in quella post industriale, dove i modelli produttivi e di consumo devono essere diversi. Quasi tutti i nostri amministratori e i nostri politici, sia a livello locale sia a livello nazionale, sembrano non essersene accorti. O forse, conviene loro così. E allora ben vengano iniziative di altissimo livello come questo, una boccata d'ossigeno per la mente avvelenata dalla mancanza di idee.
L’Alternativa: un’Europa a Rifiuti Zero
I RIFIUTI A PARMA SENZA INCENERITORE
RIFIUTI UGUALE MATERIE PRIME
CAMERA DI COMMERCIO
SALA AUREA
Parma, 6 maggio 2011 - ore 21
CON
MASSIMO CERANI (PROGETTISTA DI
RACCOLTE DIFFERENZIATE), FRANS BECKERS (PRESIDENTE ATTIVITA’ C2C VAN GANSEWINKEL GROEP - NL)
Tecniche di trattamento a freddo, Modelli efficaci di raccolta differenziata, Tariffa puntuale, Maggiore
occupazione, Salvaguardia ambientale
WWW.GESTIONECORRETTARIFIUTI.IT
gestionecorrettarifiuti@gmail.com
info: 331-116.8850
"Per noi Dalla culla alla culla non è un'invenzione ma una scoperta di cosa il nostro lavoro è veramente"
Ruud Sondag, Presidente van Gansewinkel Groep (Multiutility olandese che fattura 1,2 Miliardi di Euro)
Memoria e attualità della P2
La loggia P2 è argomento di assoluta attualità, nonostante non se ne parli. I tentativi di Berlusconi di affossare definitivamente l'Italia nata dalla Costituzione sono ben presenti nel programma della loggia segreta alla quale lo stesso Berlusconi era affiliato. Per questo pubblico volentieri il programma delle inizative che si svolgeranno a Parma sulla P2, sul filo della memoria, ma con intrecci con l'attualità culturale e politica, così come vuole muoversi questo blog.
P2, 30 anni dopo
maggio 1981 - maggio 2011
Sala Teatro Due
Giovedì 12 Maggio 2011
Associazione La Ginestra
Associazione Culturale Il Borgo
con il patrocinio di
Provincia di Parma Università degli Studi di Parma
Libera Cittadinanza Libertà e Giustizia
con la collaborazione di
Associazione
Remo Gaibazzi
Fondazione Teatro Due
Parma dedica una “Settimana” di riflessioni alla P2 in occasione del trentesimo anniversario della sua scoperta.
Il 20 maggio 1981 vengono pubblicati i nomi degli affiliati alla loggia segreta P2, maestro venerabile Licio Gelli: 962 protagonisti insospettabili. Giuliano Turone, giudice istruttore a Milano, e il procuratore Gherardo Colombo, scoprono l’elenco mentre indagano sul fi nto rapimento di Michele Sindona e incontrano il nome di Gelli coinvolto nelle estorsioni del banchiere della mafia. Nella valigia che una segretaria prova a trafugare, ecco la lista. Rivelazioni che sconvolgono la grande politica, giornali, Tv, forze armate, servizi segreti, la stessa massoneria.
Indaga una commissione parlamentare guidata da Tina Anselmi. Sono passati trent’anni, l’Italia forse è cambiata. Il convegno vuol capire come.
Primo appuntamento lunedì 9 maggio,
all’Hotel Stendhal, con la presentazione di un
libro sulla testimonianza di Tina Anselmi.
La “settimana” di rifl essione sull’evento che
ha condizionato fortemente la storia d’Italia si
concluderà venerdì 20 maggio, dalle ore 18, con
un incontro nella sala conferenze dell’Associazione
Il Borgo, in via Turchi 15.
Momento centrale sarà il 12 maggio a Teatro
Due. Sarà possibile scaricare gratuitamente l’intera
registrazione del convegno, all’indirizzo:www.arcoiris.tv
Programma
MATTINA
Moderatore: Maurizio Chierici
9.30 Piano di Rinascita democratica
di Licio Gelli e lista nomi degli aderenti
Lettura degli attori Giancarlo Ilari
e Angelo Romagnoli
10.00 GIULIANO TURONE, magistrato
“Come abbiamo scoperto la P2”
RAFFAELE FIENGO, giornalista
“P2: Corriere della Sera, Rizzoli
e le man i sull’informazione italiana”
CLAUDIO NUNZIATA, magistrato
“La P2 e le stragi”
12.00 Dibattito
POMERIGGIO
Moderatori: Eugenio Caggiati, Andrea Calzolari
15.30 SANDRA BONSANTI,
presidente nazionale di Giustizia e Libertà
“Radici ed eredità della P2”
GIAMPAOLO MORA,
segretario della Commissione P2
“La guida di Tina Anselmi nella
ricerca della commissione”
SERGIO FLAMIGNI,
membro della Commissione e storico della P2
“P2, una rete internazionale”
ANTONIO PADELLARO,
direttore de “il Fatto Quotidiano”
“Dalla P2 alla P3”
17.45 Dibattito
Conclusioni di Mario Lavagetto
P2, 30 anni dopo
maggio 1981 - maggio 2011
Sala Teatro Due
Giovedì 12 Maggio 2011
Associazione La Ginestra
Associazione Culturale Il Borgo
con il patrocinio di
Provincia di Parma Università degli Studi di Parma
Libera Cittadinanza Libertà e Giustizia
con la collaborazione di
Associazione
Remo Gaibazzi
Fondazione Teatro Due
Parma dedica una “Settimana” di riflessioni alla P2 in occasione del trentesimo anniversario della sua scoperta.
Il 20 maggio 1981 vengono pubblicati i nomi degli affiliati alla loggia segreta P2, maestro venerabile Licio Gelli: 962 protagonisti insospettabili. Giuliano Turone, giudice istruttore a Milano, e il procuratore Gherardo Colombo, scoprono l’elenco mentre indagano sul fi nto rapimento di Michele Sindona e incontrano il nome di Gelli coinvolto nelle estorsioni del banchiere della mafia. Nella valigia che una segretaria prova a trafugare, ecco la lista. Rivelazioni che sconvolgono la grande politica, giornali, Tv, forze armate, servizi segreti, la stessa massoneria.
Indaga una commissione parlamentare guidata da Tina Anselmi. Sono passati trent’anni, l’Italia forse è cambiata. Il convegno vuol capire come.
Primo appuntamento lunedì 9 maggio,
all’Hotel Stendhal, con la presentazione di un
libro sulla testimonianza di Tina Anselmi.
La “settimana” di rifl essione sull’evento che
ha condizionato fortemente la storia d’Italia si
concluderà venerdì 20 maggio, dalle ore 18, con
un incontro nella sala conferenze dell’Associazione
Il Borgo, in via Turchi 15.
Momento centrale sarà il 12 maggio a Teatro
Due. Sarà possibile scaricare gratuitamente l’intera
registrazione del convegno, all’indirizzo:www.arcoiris.tv
Programma
MATTINA
Moderatore: Maurizio Chierici
9.30 Piano di Rinascita democratica
di Licio Gelli e lista nomi degli aderenti
Lettura degli attori Giancarlo Ilari
e Angelo Romagnoli
10.00 GIULIANO TURONE, magistrato
“Come abbiamo scoperto la P2”
RAFFAELE FIENGO, giornalista
“P2: Corriere della Sera, Rizzoli
e le man i sull’informazione italiana”
CLAUDIO NUNZIATA, magistrato
“La P2 e le stragi”
12.00 Dibattito
POMERIGGIO
Moderatori: Eugenio Caggiati, Andrea Calzolari
15.30 SANDRA BONSANTI,
presidente nazionale di Giustizia e Libertà
“Radici ed eredità della P2”
GIAMPAOLO MORA,
segretario della Commissione P2
“La guida di Tina Anselmi nella
ricerca della commissione”
SERGIO FLAMIGNI,
membro della Commissione e storico della P2
“P2, una rete internazionale”
ANTONIO PADELLARO,
direttore de “il Fatto Quotidiano”
“Dalla P2 alla P3”
17.45 Dibattito
Conclusioni di Mario Lavagetto
martedì 26 aprile 2011
Chernobyl, 25 anni dopo
La notte fra il 25 e il 26 aprile del 1986, il reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina di Chernobyl viene sventrato da un'esplosione, che libera nell'aria una radioattività cento volte superiore a quella delle bombe americane su Hiroshima e Nagasaki. La nube radioattiva vaga per l'Europa, contaminando campi coltivati e foreste, montagne e città. Entro la fine del mese scatta nei negozi italiani la caccia alle verdure raccolte prima dell'esplosione o almeno della contaminazione dei giorni successivi. E quella al latte a lunga conservazione e addirittura in polvere, sicuramente confezionato prima del tragico incidente. Divieto di uscire coi bambini: nelle scuole e negli asili si resta sempre al chiuso, nonostante la primavera sia nel frattempo esplosa insieme al reattore. Come oggi per Fukushima, anche allora si diceva che in Europa non sarebbe potuto accadere, perché le norme di sicurezza e le tecnologie erano più avanzate. Proprio oggi Berlusconi ha sostenuto in conferenza stampa con Sarkozy che è bene far cadere il referendum perché si voterebbe sotto l'influsso emotivo dell'incidente giapponese, mentre fra un paio d'anni si può far ripartire il discorso, perché la centrale di Fukushima è stata costruita in un sito non idoneo, mentre quelli individuati dal governo italiano sarebbero molto più sicuri. Non ricordando che fra i siti individuati dal governo per possibili futuri reattori nucleari c'è Vercelli, zona a rischio di alluvione... La strategia del governo è venuta allo scoperto, almeno. Dunque il ritiro delle norme è un bluff, si tratta solo di un congelamento. In questo modo, però, il referendum non decadrà e si andrà a votare in giugno anche sul nucleare. E forse la chiuderemo definitivamente con il nucleare in Italia e ci toglieremo la soddisfazione di dare uno schiaffo politico al premier della vergogna. Restano comunque 442 reattori attivi nel mondo, situati in 29 paesi, oltre a 65 in costruzione. In Europa ce ne sono 148 attivi, in 16 paesi. Ben 152 sono i reattori che hanno più di trent'anni, come quello di Fukushima. Lo stop italiano è di fondamentale importanza per far ripensare anche agli altri le strategie energetiche. E chiedere la chiusura di tutti i reattori più insicuri, bloccare la costruzione di quelli nuovi. Il referendum di giugno è irrinunciabile, ricordatevelo: il 12 e 13 giugno si deve andare a votare, non al mare.
venerdì 22 aprile 2011
Habemus papam
Nel senso del film di Nanni Moretti. Visto l'altro ieri. Non è un film su qualche papa o sul papa in generale. Non è un film sulla chiesa. Non è un film sulla religione. Incomprensibili le polemiche scatenate anche sul quotidiano Avvenire: probabilmente chi critica il film per l'affronto che farebbe alla chiesa e al papa non l'ha visto. Non che mi interessi molto, chinque avrebbe diritto di girare un film sulla chiesa o sul papa, peraltro, ma va detto comunque: qui si parla d'altro. All'inizio sembrerebbe profilarsi come una sfida fra il papa dubbioso e lo psicanalista d'assalto ("il migliore", come viene definito e si autodefinisce il personaggio interepretato da Nanni Moretti stesso). E' un film sul dubbio di chi ha potere; magari quei dubbi fossero più diffusi nella realtà. Siamo abituati a Presidenti del Consiglio che non hanno mai dubbi, che mai si ritengono comuni mortali, ma sempre e comunque si sentono al di sopra della legge. Il papa Melville, un bravissimo Michel Piccoli, si sente fuori dal mondo e vuole immergersi nel mondo, così se ne va in giro per Roma in borghese, in fuga dai suoi impegni dovuti a un'elezione che non si aspettava e che non voleva. Prende l'autobus ripassando mentalmente un discorso di inzio papato che lo mette in difficoltà, non tanto perché rifugga dalle sue responsabilità, ma proprio perché ne sente il peso e non si sente all'altezza. Si aggira umile fra la folla che se sapesse chi è lo osannerebbe, sfiora i "papaboys" accampati in piazza San Pietro, come invisibile ai loro occhi. Avrebbe voluto fare l'attore, ma non aveva sufficiente talento, comunque conosce Il gabbiano di Cechov a memoria. E' la storia di una crisi, dolente e commovente nel finale. Divertente a tratti, per esempio quando lo psicanalista rimane intrappolato nel Vaticano perché lo vuole la legge dell'elezione del papa: fino a che non pronuncia il discorso di inizio papato, nessuno può uscire e nessuno può dire chi sia. Così il professore, come viene chiamato con cortesia dal cardinali, dopo alcune sfide a scopa e dopo alcune prolusioni sulla depressione nella Bibbia, organizza un torneo di pallavolo fra cardinali, una sorta di campionato mondiale. Ma il torneo si ferma alle semifinali, il papa è rientrato e pare accingersi a iniziare il pontificato, non c'è tempo di continuare. Il suo discorso però gelerà tutti, fedeli che gremiscono ancora, dopo giorni di attesa, la piazza San Pietro e i cardinali raccolti attorno a quello che rinuncerà al pontificato, non ritenendosi all'altezza di una sfida che dovrebbe cambiare molte cose, innovare e assumersi scelte anche scomode, per una chiesa che da un po' di tempo fatica a capire le cose. E in un mondo in cui ben pochi hanno la consapevolezza del proprio ruolo, in cui nessuno esce di scena, si dimette, anche quando dovrebbe farlo, il gesto di rinuncia, annunciato con semplicità, umiltà e sofferenza, è un gesto forte, a suo modo rivoluzionario. Forse è proprio questo il motivo che rende il film indigesto a chi non è abituato a dubitare, a fermarsi a pensare con la sua testa. A dire no. Dire no non basta, è vero, ma è il primo passo per dire dei sì alternativi a quelli che vorrebbe chi invece al potere non rinuncia e lo esercita senza il pensiero del bene comune. I referendum di giugno, proprio per questo, fanno la stessa paura e il governo sta facendo di tutto per disattivarli e disincentivare la partecipazione, sperando nel mancato raggiungimento del quorum. Lì dovremmo dire "sì" all'abrogazione degli articoli sotto esame, per dire alcuni no e fare incamminare la legislazione verso direzioni diverse: niente nucleare, ma energie alternative; acqua bene pubblico e non appaltato a privati; e potremmo anche dire no a una legge ad personam, quella sul legittimo impedimento, che permette al premier di disertare i processi che lo riguardano e allungarne i tempi. Il papa di Nanni Moretti, invece, dice no per pronunciare il suo sì al mondo. Ma è un po' la stessa cosa.
giovedì 7 aprile 2011
Fourier e l'utopia
François Marie Charles Fourier nacque a Besançon il 7 aprile del 1772. Fu un filosofo francese, capace di sognare e di inventare nuovi mondi. Le sue utopie rimasero tali, ma le sue idee ispirarono, per esempio, la fondazione della comunità comunista chiamata La Reunion sorta presso l'attuale Dallas in Texas, oltre a diverse altre comunità negli Usa.
Le radici del suo pensiero, che si può definire senz'altro progressista, nel senso pasoliniano del termine, se non rivoluzionario, sono da ricercarsi nell'Illuminismo e in particolare in Jean Lacques Rousseau, soprattutto nel considerare la parità tra uomo e donna e nel nuovo metodo pedagogico, che avrebbe dovuto favorire lo sviluppo libero e creativo dei bambini tramite la scoperta dei loro istinti individuali.
Fourier pensava che lo sviluppo dell'umanità attraversasse sette stadi. Egli affermava che l'umanità si trovava ai suoi tempi tra il quarto periodo (la barbarie) e il quinto (la civiltà). A questi periodi sarebbero seguiti il garantismo e l'armonia. Chissà che direbbe dell'Italia di oggi. Paese civile? Paese garantista? (Forse sì, ma solo per il Sultano in doppiopetto o con la bandana, dipende dai luoghi e dalla compagnia...).
Il pensiero di Fourier affermava che attenzione e cooperazione erano i segreti del successo sociale, e che una società i cui membri cooperassero realmente avrebbe potuto vedere un immenso miglioramento della propria produttività. I lavoratori sarebbero stati ricompensati per la loro opera secondo il loro contributo, con un bonus per chi avesse scelto un lavoro negletto dai più, come la nettezza urbana. Il profitto avrebbe dovuto essere equamente suddiviso fra capitale, lavoro e talento. Chissà che cosa direbbe, ancora, dell'Italia di oggi. Chissà dove collocherebbe il talento.
Fourier critica fortemente la società borghese capitalista del suo tempo, che è fallita perché il libero mercato non ha portato quel benessere che aveva promesso: il mondo capitalista ha ampliato il divario tra pochi che hanno molto e molti che hanno poco. Mi sembrano considerazioni attualissime, sembrano i commenti di un no global agli squilibri economici del mondo contemporaneo.
Il capitalismo ha disumanizzato la società esasperando la competizione individuale e reintroducendo la schiavitù. Ma siamo proprio sicuri di essere approdati al quarto stadio di sviluppo? I migranti, i profughi, i lavoratori in nero, non sono forse, mutata mutandis, gli schiavi dell'età contemporanea? Che esagerato, dirà qualcuno. Ma andatelo a chiedere a qualche migrante disperato o a qualche precario incazzato e poi mi saprete dire come la pensano...
Altro elemento negativo è la falsità dei prezzi: non li fa più il mondo del lavoro ma il mondo della finanza. La vita economica è falsificata in quanto il capitalismo bada esclusivamente alla finanza. Sul piano politico Fourier denuncia come il potere sia al servizio deglispeculatori e le decisioni vengano imposte sulla pelle dei cittadini. Questo il pensiero di Fourier osservando il suo tempo: siamo sicuri, ancora una volta, di esserne usciti? E vediamo le strutture fondamentali delle utopiche comunità concepite da Fourier.
Per Fourier la società si deve strutturare per singole attività produttive (le falangi), chi lavora nella comunità di produzione (la falange appunto) vive nel falansterio; tutte le 1800 persone che costituiscono la falange devono continuamente cambiare occupazione per evitare l'alienazione; sono previste anche libertà e comunità sessuale tra i membri della falange.
La famiglia monogamica viene superata e i bambini vengono allevati dall'intera comunità: ritengo altissimo e non realizzato questo obiettivo. Che tutti gli adulti sentano la responsabilità educativa, che i figli siano figli della collettività, della comunità, chiamatela come volete; di tutti, comunque. Uomini e donne possono legittimamente avere più di un partner (non ghignate, per favore...).
Il falansterio permette di superare l'individualismo in quanto i suoi componenti sono tutti uguali e se progrediscono progredisce tutto il falansterio.
La politica viene riassorbita dall'organizzazione del lavoro. L'organizzazione complessiva del falansterio porterà al mondo dell'armonia: una società felice di uomini liberi e uguali.
Tutto ciò non avverrà con metodi rivoluzionari ma per imitazione del modello proposto.
Utopia, senz'altro. Ma che cosa può muovere gli animi, se non l'utopia? Qual è il nostro pensiero, come immaginiamo un mondo migliore? Allora, ditemi, un altro mondo è possibile oppure non lo è?
Le radici del suo pensiero, che si può definire senz'altro progressista, nel senso pasoliniano del termine, se non rivoluzionario, sono da ricercarsi nell'Illuminismo e in particolare in Jean Lacques Rousseau, soprattutto nel considerare la parità tra uomo e donna e nel nuovo metodo pedagogico, che avrebbe dovuto favorire lo sviluppo libero e creativo dei bambini tramite la scoperta dei loro istinti individuali.
Fourier pensava che lo sviluppo dell'umanità attraversasse sette stadi. Egli affermava che l'umanità si trovava ai suoi tempi tra il quarto periodo (la barbarie) e il quinto (la civiltà). A questi periodi sarebbero seguiti il garantismo e l'armonia. Chissà che direbbe dell'Italia di oggi. Paese civile? Paese garantista? (Forse sì, ma solo per il Sultano in doppiopetto o con la bandana, dipende dai luoghi e dalla compagnia...).
Il pensiero di Fourier affermava che attenzione e cooperazione erano i segreti del successo sociale, e che una società i cui membri cooperassero realmente avrebbe potuto vedere un immenso miglioramento della propria produttività. I lavoratori sarebbero stati ricompensati per la loro opera secondo il loro contributo, con un bonus per chi avesse scelto un lavoro negletto dai più, come la nettezza urbana. Il profitto avrebbe dovuto essere equamente suddiviso fra capitale, lavoro e talento. Chissà che cosa direbbe, ancora, dell'Italia di oggi. Chissà dove collocherebbe il talento.
Il capitalismo ha disumanizzato la società esasperando la competizione individuale e reintroducendo la schiavitù. Ma siamo proprio sicuri di essere approdati al quarto stadio di sviluppo? I migranti, i profughi, i lavoratori in nero, non sono forse, mutata mutandis, gli schiavi dell'età contemporanea? Che esagerato, dirà qualcuno. Ma andatelo a chiedere a qualche migrante disperato o a qualche precario incazzato e poi mi saprete dire come la pensano...
Altro elemento negativo è la falsità dei prezzi: non li fa più il mondo del lavoro ma il mondo della finanza. La vita economica è falsificata in quanto il capitalismo bada esclusivamente alla finanza. Sul piano politico Fourier denuncia come il potere sia al servizio deglispeculatori e le decisioni vengano imposte sulla pelle dei cittadini. Questo il pensiero di Fourier osservando il suo tempo: siamo sicuri, ancora una volta, di esserne usciti? E vediamo le strutture fondamentali delle utopiche comunità concepite da Fourier.
Per Fourier la società si deve strutturare per singole attività produttive (le falangi), chi lavora nella comunità di produzione (la falange appunto) vive nel falansterio; tutte le 1800 persone che costituiscono la falange devono continuamente cambiare occupazione per evitare l'alienazione; sono previste anche libertà e comunità sessuale tra i membri della falange.
La famiglia monogamica viene superata e i bambini vengono allevati dall'intera comunità: ritengo altissimo e non realizzato questo obiettivo. Che tutti gli adulti sentano la responsabilità educativa, che i figli siano figli della collettività, della comunità, chiamatela come volete; di tutti, comunque. Uomini e donne possono legittimamente avere più di un partner (non ghignate, per favore...).
Il falansterio permette di superare l'individualismo in quanto i suoi componenti sono tutti uguali e se progrediscono progredisce tutto il falansterio.
La politica viene riassorbita dall'organizzazione del lavoro. L'organizzazione complessiva del falansterio porterà al mondo dell'armonia: una società felice di uomini liberi e uguali.
Tutto ciò non avverrà con metodi rivoluzionari ma per imitazione del modello proposto.
Utopia, senz'altro. Ma che cosa può muovere gli animi, se non l'utopia? Qual è il nostro pensiero, come immaginiamo un mondo migliore? Allora, ditemi, un altro mondo è possibile oppure non lo è?
mercoledì 30 marzo 2011
Pietro Ingrao
Pietro Ingrao nasce il 30 marzo 1915 a Lenola, piccolo paese della ciociaria, fra il Lazio e la Campania. Nel 1940 aderisce al Partito comunista e successivamente alla Resistenza. Dopo la guerra divenne il riferimento della sinistra del partito e fu giudicato un "marxista creativo" per l'attenzione ai movimenti extra partito che avvenivano nella società. Dal 1947 al 1957 fu direttore de L'Unità. Fu deputato dal 1948 al 1992 e guidò la Camera come presidente dal 1976 al 1979. Fu tra i pochi nel 1991 a votare contro l'intervento militare in Iraq. Nel 2010 ha aderito a Sinistra Ecologia Libertà. Nei giorni scorsi è uscito il suo ultimo libro: Indignarsi non basta, edito da Aliberti di Reggio Emilia. "Ho imparato in questo secolo l'indicibile dell'umano, di ognuno di noi e della relazione con l'altro che non possiamo mai afferrare fino in fondo. La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell'umano. Bisogna costruire una relazione condivisa, attiva. Valuto molto più forte il rischio che i sentimenti dell'indignazione e della speranza restino, come tali, inefficaci, in mancanza di una lettura del mondo e di una adeguata pratica politica che dia loro corpo. Che l'indignazione possa supplire alla politica e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio".
In Volevo la luna del 2006 (Einaudi), racconta attraverso la vicenda della sua vita la memoria e la storia del Novecento. Ha pubblicato anche raccolte di poesie (Il dubbio dei vincitori, Variazioni serali).
Oggi Pietro Ingrao ha compiuto 96 anni. Un quasi centenario, il cui lucido pensiero e la cui limpida umanità sono un patrimonio della sinistra di questo paese. La sua è una grandezza umile e pacifica.
Auguri. E grazie, Pietro Ingrao.
In Volevo la luna del 2006 (Einaudi), racconta attraverso la vicenda della sua vita la memoria e la storia del Novecento. Ha pubblicato anche raccolte di poesie (Il dubbio dei vincitori, Variazioni serali).
Oggi Pietro Ingrao ha compiuto 96 anni. Un quasi centenario, il cui lucido pensiero e la cui limpida umanità sono un patrimonio della sinistra di questo paese. La sua è una grandezza umile e pacifica.
Auguri. E grazie, Pietro Ingrao.
giovedì 27 gennaio 2011
Con la Fiom per un lavoro dignitoso
Oggi vi parlo, soprattutto con le immagini, fotografie che ho scattato di persona, di quanto è successo a Bologna stamattina.
Tranquilli, niente di grave, niente di brutto: facile pensarlo in questi giorni terribili.
No, stavolta è successo qualcosa di bello. La Fiom, che ha proclamato lo sciopero dei metalmeccanici per domani a livello nazionale, ha svolto il suo sciopero regionale per l'Emilia Romagna oggi, con un giorno di anticipo. Il motivo? Domani a Modena è la festa del santo patrono, quindi per non sovrapporsi alla festività lo sciopero è stato anticipato in tutta la regione.
Una mattina bella. Sul palco oltre a Landini, segretario generale nazionale della Fiom, si sono succeduti vari oratori, che hanno dimostrato come difendere la dignità del lavoro come bene comune e come fonte della cittadinanza sia un compito di tutti coloro che si riconoscono nei valori della Costituzione e della libertà di espressione e di opinione.
Manifestazione partecipatissima. In attesa dell'intervento di Landini, venivano snocciolati i dati delle adesioni delle principali fabbriche emiliane: dato minimo il 60% di partecipazione allo sciopero, con punte addirittura del 100% in alcune realtà produttive.
Questo dimostra che avrà vita dura chi vuole imporre ricatti ai lavoratori e trasformare l'accordo separato Fiat in un grimaldello per scardinare un sistema di relazioni sindacali basato sul confronto alla pari, nel rispetto della dignità di ciascuno.
La Fiom ha oggi dimostrato di essere in Emilia il sindacato di gran lunga più rappresentativo degli operai metalmeccanici. Fossi nei sindacati firmatari degi accordi, qualche domanda me la porrei.
Aspettiamo l'esito di domani, sarà un giorno importante e speriamo che in tutta Italia l'adesione sia quella di oggi in Emilia, per dire un chiaro no a chi vuole imporre la rinuncia a diritti acquisiti col ricatto sul posto di lavoro. Il tentativo in corso è quello di rendere tutti precari, di smantellare la possibilità di aggregazione far lavoratori. Il lavoro di un precario isolato è solo merce sul mercato, debole e ricattabile. E' questo che vogliono, ma stando a quanto visto e sentito oggi, in molti vogliono dire di no. E ci sono state anche delle proposte interessanti.
Il lavoro è un bene comune, come l'acqua, come l'istruzione, come il suolo, come l'ecosistema.
Dalla piazza di oggi è salita forte la richiesta di uno sciopero generale di tutti i lavoratori, perché non solo i metalmeccanici sono sotto pressione. I lavoratori pubblici e quelli della scuola da almeno un anno sono fortemente penalizzati nell'indifferenza generale.
Un sorridente Claudio Fava, portavoce di Sinistra e Libertà, ha partecipato in piazza Maggiore alla manifestazione, senza intervenire dal palco, in mezzo ai manifestanti.
Stefano Tassinari, scrittore bolognese, ha portato il saluto di un gruppo di scrittori, fra cui anche Marcello Fois, che hanno espresso tutta la loro partecipazione alla manifestazione, cercando di saldare la difesa della cultura a quella del lavoro, perché entrambi sono beni comuni e come tali devono essere difesi.
Maurizio Landini, segretario Fiom. "Le imprese che vogliono investire davvero per migliorare la produzione devono investire sulle intelligenze, sulla ricerca e sulla formazione. Occorre saldare lavoro e innovazione nel rispetto dell'ambiente. La scuola e l'università devono insegnare come sia possibile produrre senza rifiuti e senza inquinamento, innovando il modo di guardare al mondo della produzione e a quello del lavoro, perché i giovani sentano che sono protagonisti del futuro e del progresso e non solo destinati a essere precari".
Proposte molto chiare e decisamente avanzate, altro che saper dire solo no.
Tranquilli, niente di grave, niente di brutto: facile pensarlo in questi giorni terribili.
No, stavolta è successo qualcosa di bello. La Fiom, che ha proclamato lo sciopero dei metalmeccanici per domani a livello nazionale, ha svolto il suo sciopero regionale per l'Emilia Romagna oggi, con un giorno di anticipo. Il motivo? Domani a Modena è la festa del santo patrono, quindi per non sovrapporsi alla festività lo sciopero è stato anticipato in tutta la regione.
Una mattina bella. Sul palco oltre a Landini, segretario generale nazionale della Fiom, si sono succeduti vari oratori, che hanno dimostrato come difendere la dignità del lavoro come bene comune e come fonte della cittadinanza sia un compito di tutti coloro che si riconoscono nei valori della Costituzione e della libertà di espressione e di opinione.
Manifestazione partecipatissima. In attesa dell'intervento di Landini, venivano snocciolati i dati delle adesioni delle principali fabbriche emiliane: dato minimo il 60% di partecipazione allo sciopero, con punte addirittura del 100% in alcune realtà produttive.
Questo dimostra che avrà vita dura chi vuole imporre ricatti ai lavoratori e trasformare l'accordo separato Fiat in un grimaldello per scardinare un sistema di relazioni sindacali basato sul confronto alla pari, nel rispetto della dignità di ciascuno.
La Fiom ha oggi dimostrato di essere in Emilia il sindacato di gran lunga più rappresentativo degli operai metalmeccanici. Fossi nei sindacati firmatari degi accordi, qualche domanda me la porrei.
Aspettiamo l'esito di domani, sarà un giorno importante e speriamo che in tutta Italia l'adesione sia quella di oggi in Emilia, per dire un chiaro no a chi vuole imporre la rinuncia a diritti acquisiti col ricatto sul posto di lavoro. Il tentativo in corso è quello di rendere tutti precari, di smantellare la possibilità di aggregazione far lavoratori. Il lavoro di un precario isolato è solo merce sul mercato, debole e ricattabile. E' questo che vogliono, ma stando a quanto visto e sentito oggi, in molti vogliono dire di no. E ci sono state anche delle proposte interessanti.
Il lavoro è un bene comune, come l'acqua, come l'istruzione, come il suolo, come l'ecosistema.
Dalla piazza di oggi è salita forte la richiesta di uno sciopero generale di tutti i lavoratori, perché non solo i metalmeccanici sono sotto pressione. I lavoratori pubblici e quelli della scuola da almeno un anno sono fortemente penalizzati nell'indifferenza generale.
Un sorridente Claudio Fava, portavoce di Sinistra e Libertà, ha partecipato in piazza Maggiore alla manifestazione, senza intervenire dal palco, in mezzo ai manifestanti.
Stefano Tassinari, scrittore bolognese, ha portato il saluto di un gruppo di scrittori, fra cui anche Marcello Fois, che hanno espresso tutta la loro partecipazione alla manifestazione, cercando di saldare la difesa della cultura a quella del lavoro, perché entrambi sono beni comuni e come tali devono essere difesi.
Maurizio Landini, segretario Fiom. "Le imprese che vogliono investire davvero per migliorare la produzione devono investire sulle intelligenze, sulla ricerca e sulla formazione. Occorre saldare lavoro e innovazione nel rispetto dell'ambiente. La scuola e l'università devono insegnare come sia possibile produrre senza rifiuti e senza inquinamento, innovando il modo di guardare al mondo della produzione e a quello del lavoro, perché i giovani sentano che sono protagonisti del futuro e del progresso e non solo destinati a essere precari".
Proposte molto chiare e decisamente avanzate, altro che saper dire solo no.
La bandiera della Flc, il sindacato dei lavoratori della cultura, vale a dire tutti gli operatori della scuola, dell'università e della ricerca, docenti e non docenti.
domenica 23 gennaio 2011
Antonio Gramsci, l'intellettuale, il berlusconismo e la storia.
Il 22 gennaio di centoventi anni fa, nel 1891, nasceva ad Ales, in provincia di Cagliari, Antonio Gramsci.
Uno degli intellettuali più veri e importanti che l'Italia abbia mai avuto. Uno dei padri nobili del Partito Comunista Italiano, arrestato dal fascismo e costretto a lunghi anni di carcere, dal quale scrisse molte delle sue opere, che non a caso portano la parola "carcere" nel titolo. Quel carcere che l'avrebbe lentamente portato alla consunzione fisica, negli dal 1926 al 1934. Condannato a vent'anni di reclusione dal regime, ne uscì nel 1934 in libertà condizionata, per gravi motivi di salute. Dopo tre anni la condanna venne sospesa, ma la malattia lo aveva ormai consumato. Morì il 27 aprile del 1937 per emorragia cerebrale.
Nel sito http://www.antoniogramsci.com/ è possibile leggere vari materiali e una sintesi dell'eredità culturale.
Come intellettuale Gramsci ci ha insegnato che la cultura è un elemento fondamentale e che il cambiamento sociale e politico può avvenire solo se è stato coltivato un terreno culturale adatto a sorreggerlo. Questo probabilmente può spiegare, almeno in parte, il successo di un uomo politico come Berlusconi, che ha preparato il terreno al suo ingresso politico somministrando antidoti culturali all'intelligenza critica, all'istinto di immediata reazione di indignazione alle sue azioni e alle sue parole, grazie a un mix di culi e tette per tutti, di simpatia da viveur, di incarnazione del mito dell'eterna giovinezza e del successo grazie alle proprie capacità. Ha incarnato la possibilità di sognare e desiderare un mondo che prima aveva sapientemente costruito col suo orripilante lavoro di distruzione culturale, andando a completare con strumenti di sterminio di massa quel genocidio culturale denunciato in tempoi non sospetti da un altro degli intellettuali più lucidi e severi del novecento italiano: Pasolini. Questo significa che i suoi 33 Quaderni dal carcere possono servire a comprendere e sconfiggere culturalmente il berlusconismo, che non se ne andrà con la fine, che ritengo ormai prossima, di Berlusconi politico. L'imperatore stesso ha dichiarato che è in corso il suo attacco decisivo, sferrato il quale o vince del tutto o si ritira nelle sue ville. Ma il paese che lascia è comunque devastato, talmente devastato culturalmente da non riuscire a indegnarsi in massa: uno così andebbe preso a schiaffi ogni volta che lo si incontra; io da tempo non guardo più la tv, ma l'istinto che ho quando sento spezzoni del tg 1 o di un qualsiasi intervento del premier è quello di sputare sullo schermo. Craxi, alla fine della sua parabola politica, nella fase di discesa, ogni volta che si presentava in pubblico veniva accolto da lanci di monete, di uova e di verdura. Ah, già, dimenticavo che nell'Italia di oggi lanciare le uova è diventato un atto terroristico. Berlusconi era l'ispiratore del peggior Craxi, con lui è cominciata la sua ascesa al potere mediatico. E la forza, il denaro e l'astuzia politica di Berlusconi sono state sottovalutate. Ecco come siamo messi.
Quindi, l'alternativa da costruire non potrà che essere frutto di un lavoro lungo e paziente, un lavoro che metta insieme inanzitutto chi ha saputo indignarsi e chi ha proposto alternative di vita, di economia, di cultura in questi anni.
Molti di questi soggetti si sono ritrovati ieri e oggi a Marghera, luogo orribile e simbolo di un certo modo di fare industria un po' criminale.
Quindi torno a Gramsci e a qualche suo insegnamento: "Il mio stato d'animo è tale che se anche fossi condannato a morte continuerei a essere tranquillo, e anche la sera prima dell'esecuzione magari studierei una lezione di lingua cinese per non c adere più in quegli stati d'animo banali e volgari che si chiamano pessimismo e ottimismo. Il mio stato d'animo sintetizza questi due sentimenti e li supera: sono pessimista con la ragione e ottimista con la volontà".
E di volontà oggi ce n'è molto bisogno, direi.
"L'indifferenza è il peso morto della storia, è la materia inerte in cui spesso affogano gli entusiasmi più splendenti, è la palude che circonda la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica". Ecco, il berlusconismo è una palude con cui dovremo fare i conti e l'indifferenza sarebbe il peggiore degli atteggiamenti nell'attraversare la melma della palude.
E concludo questo post con la citazione di un brano di Gramsci che amo molto, sul senso della storia, tratto da una delle Lettere dal carcere scritta al figlio Delio.
"Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa."
Uno degli intellettuali più veri e importanti che l'Italia abbia mai avuto. Uno dei padri nobili del Partito Comunista Italiano, arrestato dal fascismo e costretto a lunghi anni di carcere, dal quale scrisse molte delle sue opere, che non a caso portano la parola "carcere" nel titolo. Quel carcere che l'avrebbe lentamente portato alla consunzione fisica, negli dal 1926 al 1934. Condannato a vent'anni di reclusione dal regime, ne uscì nel 1934 in libertà condizionata, per gravi motivi di salute. Dopo tre anni la condanna venne sospesa, ma la malattia lo aveva ormai consumato. Morì il 27 aprile del 1937 per emorragia cerebrale.
Nel sito http://www.antoniogramsci.com/ è possibile leggere vari materiali e una sintesi dell'eredità culturale.
Come intellettuale Gramsci ci ha insegnato che la cultura è un elemento fondamentale e che il cambiamento sociale e politico può avvenire solo se è stato coltivato un terreno culturale adatto a sorreggerlo. Questo probabilmente può spiegare, almeno in parte, il successo di un uomo politico come Berlusconi, che ha preparato il terreno al suo ingresso politico somministrando antidoti culturali all'intelligenza critica, all'istinto di immediata reazione di indignazione alle sue azioni e alle sue parole, grazie a un mix di culi e tette per tutti, di simpatia da viveur, di incarnazione del mito dell'eterna giovinezza e del successo grazie alle proprie capacità. Ha incarnato la possibilità di sognare e desiderare un mondo che prima aveva sapientemente costruito col suo orripilante lavoro di distruzione culturale, andando a completare con strumenti di sterminio di massa quel genocidio culturale denunciato in tempoi non sospetti da un altro degli intellettuali più lucidi e severi del novecento italiano: Pasolini. Questo significa che i suoi 33 Quaderni dal carcere possono servire a comprendere e sconfiggere culturalmente il berlusconismo, che non se ne andrà con la fine, che ritengo ormai prossima, di Berlusconi politico. L'imperatore stesso ha dichiarato che è in corso il suo attacco decisivo, sferrato il quale o vince del tutto o si ritira nelle sue ville. Ma il paese che lascia è comunque devastato, talmente devastato culturalmente da non riuscire a indegnarsi in massa: uno così andebbe preso a schiaffi ogni volta che lo si incontra; io da tempo non guardo più la tv, ma l'istinto che ho quando sento spezzoni del tg 1 o di un qualsiasi intervento del premier è quello di sputare sullo schermo. Craxi, alla fine della sua parabola politica, nella fase di discesa, ogni volta che si presentava in pubblico veniva accolto da lanci di monete, di uova e di verdura. Ah, già, dimenticavo che nell'Italia di oggi lanciare le uova è diventato un atto terroristico. Berlusconi era l'ispiratore del peggior Craxi, con lui è cominciata la sua ascesa al potere mediatico. E la forza, il denaro e l'astuzia politica di Berlusconi sono state sottovalutate. Ecco come siamo messi.
Quindi, l'alternativa da costruire non potrà che essere frutto di un lavoro lungo e paziente, un lavoro che metta insieme inanzitutto chi ha saputo indignarsi e chi ha proposto alternative di vita, di economia, di cultura in questi anni.
Molti di questi soggetti si sono ritrovati ieri e oggi a Marghera, luogo orribile e simbolo di un certo modo di fare industria un po' criminale.
Quindi torno a Gramsci e a qualche suo insegnamento: "Il mio stato d'animo è tale che se anche fossi condannato a morte continuerei a essere tranquillo, e anche la sera prima dell'esecuzione magari studierei una lezione di lingua cinese per non c adere più in quegli stati d'animo banali e volgari che si chiamano pessimismo e ottimismo. Il mio stato d'animo sintetizza questi due sentimenti e li supera: sono pessimista con la ragione e ottimista con la volontà".
E di volontà oggi ce n'è molto bisogno, direi.
"L'indifferenza è il peso morto della storia, è la materia inerte in cui spesso affogano gli entusiasmi più splendenti, è la palude che circonda la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica". Ecco, il berlusconismo è una palude con cui dovremo fare i conti e l'indifferenza sarebbe il peggiore degli atteggiamenti nell'attraversare la melma della palude.
E concludo questo post con la citazione di un brano di Gramsci che amo molto, sul senso della storia, tratto da una delle Lettere dal carcere scritta al figlio Delio.
"Io penso che la storia ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa."
venerdì 21 gennaio 2011
Orwell e la società italiana
Il 21 gennaio del 1950 muore a Londra, a causa di una tubercolosi, Eric Arthur Blair, alias George Orwell. Orwell è sotterrato nel piccolo cimitero della chiesa di Sutton Courtenay, vicino ad Abingdon nell'Oxfordshire, benché non abbia nessun legame con questo villaggio. Aveva comunque lasciato come istruzioni: «Dopo la mia morte, non voglio essere cremato. Voglio semplicemente essere sotterrato nel cimitero più vicino al luogo del mio decesso». Ma essendo il suo decesso avvenuto al centro di Londra e non avendo nessun cimitero londinese posto per sotterrarlo, la vedova, Sonia Brownell, temendo che il corpo venisse incenerito, aveva chiesto a tutti i suoi amici di contattare il curato del loro villaggio di origine, fino a che si seppe di un posto libero, appunto, a Sutton Courtenay.
Sulla sua tomba queste semplici parole:
«Eric Arthur Blair
nato il 25 giugno 1903,
morto il 21 gennaio 1950»
Senza alcuna menzione né alle sue opere, né al suo nome d'arte: "George Orwell".
Romanziere, giornalista e scrittore satirico, è ricordato soprattutto per due dei suoi ultimi romanzi: La fattoria degli animali e 1984.
Nel primo, scritto nel 1944, i maiali al potere costituiscono una rappresentazione metaforica piuttosto evidente che, nelle intenzioni di Orwell, che pure era marxista, doveva rappresentare il regime totalitario dell'Unione Sovietica.
Quei suini oggi ci parlano molto bene del potere italiano, attribuendo al termine di "porco" la sua connotazione di esagerazione sessuale o di perversione.
E che dire di 1984, scritto nel 1945 e pubblicato nel 1948, romanzo distopico (cioè rovesciamento di un'utopia) che introduce nei meandri di governo del Ministero dell'Amore (non proprio un partito, ma...), delle videocamere installate ovunque, anche dentro alle case, del Grande Fratello.
Se il buon Orwell solo immaginasse che cosa sia diventato oggi Il Grande Fratello, cioè un format televisivo internazionale di pseudoreality per aspiranti voyeur; se solo immaginasse chi straparla di Partito dell'Amore; se solo vedesse la faccia dell'imperatore e le facce della sua corte; credo che il buon George si rivolterebbe con un sussulto nella sua umile tomba.
Non mettiamolo al corrente, non disturbiamo la pace del suo silenzio. Buon riposo, Eric Arthur Blair, alias George Orwell.
domenica 2 gennaio 2011
Una rosa per il manifesto
La prima rosa del nuovo anno va a il manifesto, il quotidiano che da 40 anni riflette sul termine "sinistra" e sul termine "comunista".
La rosa va al manifesto perché coi tagli all'editoria cooperativa previsti dal governo il manifesto rischia di chiudere, privandomi di uno spazio di libertà, di una boccata di ossigeno della libera informazione.
Sicuramente qualcuno parlerà di mercato: i giornali devono sopravvivere sul mercato in modo autonomo, senza finanziamenti dello Stato.
Per me esistono principi superiori, per esempio il dettato costituzionale che garantisce la libertà di stampa. Il mercato rende la stampa più libera? Il mercato rende la letteratura e il teatro, la musica e l'arte, la cultura in generale più libere?
Su il manifesto trovo notizie che non ci sono altrove. E questo è un fatto. Non c'è quasi mai pubblicità. E questo è un altro fatto. E' un foglio di approfondimento, di libera informazione, che discute, critica e propone. Si può leggere la sera o il giorno dopo senza che invecchi, perché vive di riflessione e di stratificazione di opinioni. Parla di ecologia politica, di economia alternativa, di teatro di ricerca, di cultura e scava dentro le notizie. E' gestito da un collettivo, con la direzione votata a maggioranza, una cooperativa vera e trasparente, onesta, come dimostrato anche qualche anno fa da un'inchiesta di Report. Cioè non è una cooperativa appositamente costituita per intercettare i finanziamenti pubblici, ma è cooperativa perché la cooperativa è la forma di gestione che dà garanzie a tutti i soci (un voto a testa è uno dei principi cooperativi, indipendentemente dal capitale versato da ciascuno). Il manifesto ha delle prime pagine che sono vere e proprie copertine, spesso divertenti e un po' situazioniste (qui sotto quella di oggi 2 gennaio 2011).
Sono un abbonato coupon, cosa che mi porta in edicola a ritirare la mia copia. Posso andare in qualsiasi edicola d'Italia utilizzando i miei talloncini prepagati. Insomma, a me dispiacerebbe che all'età di 40 anni il manifesto fosse costretto a chiudere.
Insomma, lunga vita a il manifesto.
Chi volesse approfondire le possibilità di abbonamento e di sottoscrizione, può visitare il sito linkato qui sopra.
Buon anno anche a il manifesto.
La rosa va al manifesto perché coi tagli all'editoria cooperativa previsti dal governo il manifesto rischia di chiudere, privandomi di uno spazio di libertà, di una boccata di ossigeno della libera informazione.
Sicuramente qualcuno parlerà di mercato: i giornali devono sopravvivere sul mercato in modo autonomo, senza finanziamenti dello Stato.
Per me esistono principi superiori, per esempio il dettato costituzionale che garantisce la libertà di stampa. Il mercato rende la stampa più libera? Il mercato rende la letteratura e il teatro, la musica e l'arte, la cultura in generale più libere?
Su il manifesto trovo notizie che non ci sono altrove. E questo è un fatto. Non c'è quasi mai pubblicità. E questo è un altro fatto. E' un foglio di approfondimento, di libera informazione, che discute, critica e propone. Si può leggere la sera o il giorno dopo senza che invecchi, perché vive di riflessione e di stratificazione di opinioni. Parla di ecologia politica, di economia alternativa, di teatro di ricerca, di cultura e scava dentro le notizie. E' gestito da un collettivo, con la direzione votata a maggioranza, una cooperativa vera e trasparente, onesta, come dimostrato anche qualche anno fa da un'inchiesta di Report. Cioè non è una cooperativa appositamente costituita per intercettare i finanziamenti pubblici, ma è cooperativa perché la cooperativa è la forma di gestione che dà garanzie a tutti i soci (un voto a testa è uno dei principi cooperativi, indipendentemente dal capitale versato da ciascuno). Il manifesto ha delle prime pagine che sono vere e proprie copertine, spesso divertenti e un po' situazioniste (qui sotto quella di oggi 2 gennaio 2011).
Sono un abbonato coupon, cosa che mi porta in edicola a ritirare la mia copia. Posso andare in qualsiasi edicola d'Italia utilizzando i miei talloncini prepagati. Insomma, a me dispiacerebbe che all'età di 40 anni il manifesto fosse costretto a chiudere.
Insomma, lunga vita a il manifesto.
Chi volesse approfondire le possibilità di abbonamento e di sottoscrizione, può visitare il sito linkato qui sopra.
Buon anno anche a il manifesto.
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