La schiuma della memoria

Qui si parla innanzitutto di un romanzo, uscito nel novembre del 2010 presso le edizioni Montag di Tolentino.
Il titolo è La schiuma della memoria e l'ho scritto io.
Poi si parla e si scrive di altre cose, di fotografie e di film, di libri letti e di teatro, di teatroterapia e di paesaggio. E di altro ancora. L'intenzione è comunque quella di raccordare la memoria con l'attualità per ritrovare il senso perduto degli eventi e per non dimenticare personaggi che con le loro vite hanno scritto pagine di storia non solo privata, ma anche collettiva. Molti di essi sono i miei riferimenti culturali e di valore. Il romanzo stesso dialoga con questi contenuti, in modo dinamico, in costante evoluzione, perché la memoria non è cristallizzazione ma è senso e significato. Mi piacerebbe che la lettura del blog desse anche il piacere della scoperta e di un punto di vista sul mondo spostato dalla norma, in qualche modo sorprendente. Buona lettura.
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lunedì 16 maggio 2011

REFERENDUM, REFERENDUM!

Segnalo due appuntamenti parmigiani e uno piacentino per ricordarsi dei referendum di giugno.
Il primo il 20 maggio, il secondo il 23. A Caorso, il 21.

Il 20 maggio, all'auditorium Toscanini di via Cuneo, alle ore 21, il Coordinamento provinciale Acqua Pubblica di Parma e il Comitato No Nucleare di Parma organizzano un incontro col senatore dell'Italia dei Valori professor Pancho Pardi.

Il 23 maggio, presso il salone Trentin della CGIL in via Confalonieri, alle 20,30, organizzano un
CONVEGNO / SEMINARIO
VERSO IL REFERENDUM
DEL 12 - 13 GIUGNO
3 SI
PER L’ACQUA PUBBLICA
E PER FERMARE IL NUCLEARE
23 maggio 2011
ore 20.30
Salone B. Trentin - Via Casati Confalonieri 5/A - Parma
Roberto Fumagalli
Vice Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua e
Referente Regionale per la Lombardia Referendum Acqua
Lorenzo Frattini
Presidente di Legambiente ER
Coordinatore regionale del Comitato "Vota si per fermare il Nucleare"
IL MONDO DEL LAVORO A SOSTEGNO DEI REFERENDUM
http://www.acquapubblica.parma.it/

Sabato 21 maggio 2011 a Caorso
www.fermiamoilnucleare.it
COMITATO VOTA SI PER FERMARE IL NUCLEARE
info: fermiamoilnucleare.er@gmail.com
fermiamoilnucleare.lombardia@gmail.com
Non è bastata Cernobyl e neanche Fukushima per capire che l’energia nucleare è troppo pericolosa e non ha futuro!
Occorre per questo riaffermare la nostra voglia di democrazia, occorre andare a votare al referendum, occorre dire SI per fermare il Nucleare e incrementare le fonti energetiche rinnovabili, occorre sviluppare la ricerca scientifica per tutelare l’ambiente creando occupazione qualificata.
Lo facciamo tutti insieme a Caorso, sede della più consistente, controversa e fallimentare esperienza nuclearista italiana.
Sono invitati a partecipare:
I Cittadini, le Associazioni, i Comitati ed i gruppi
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
Gli Amministratori di Comuni, Province e Regioni
dell’Emilia Romagna e della Lombardia
I Partiti Politici delle Regioni
Lombardia ed Emilia Romagna
Una catena umana
PER FERMARE IL NUCLEARE

Coordinamenti della Lombardia e dell’Emilia Romagna
P R O G R A M M A ORE 14,30
Ritrovo dei partecipanti a Zerbio
(frazione di Caorso vicino alla centrale) ORE 15,00
Composizione di una Catena Umana
di Km. 2,4 tra la ex Centrale ed il Comune di Caorso ORE 16.30
Festa Insieme a Caorso (campo sportivo) Interventi dal palco, musica
e spettacoli
Aggiungo un'ottima notizia. In Sardegna il referendum per il no al nuclere ha raggiu to il quorum e i sì sono al 98%. Ogni tanto si può tornare a sperare in questo paese.
Per saperne di più:
http://www3.lastampa.it/focus/elezioni2011/articolo/lstp/402489/
http://www.unita.it/italia/nucleare-la-sardegna-dice-no-br-affluenza-record-al-referendum-1.293609
TUTTI A VOTARE IL 12 E 13 GIUGNO, E' L'UNICO STRUMENTO CHE ABBIAMO PER FARCI SENTIRE ORA E PER DARE UN SEGNALE CHIARO ANCHE ALLE OPPOSIZIONI SU CHE POLITICA VOGLIAMO, SU QUALI CONTENUTI DEVONO ESPRIMERE PER AVERE IL NOSTRO VOTO ALLE PROSSIME POLITICHE.

venerdì 13 maggio 2011

Beni pubblici e referendum

Io, proprio, non ne posso più. Ma davvero. E' un bene che sia tramontata l'ipotesi del diritto di superficie per 90 anni per le spiagge date in concessione a privati, dopo le immediate e allarmate osservazioni dell'Unione Europea. Ma non è passata la nottata e c'è un altro rischio nascosto nel decreto sviluppo: scadute le future concessioni, il Demanio sarà costretto a "comprare" le strutture edificate sul suolo pubblico. La denuncia viene da Fai e Wwf a poche ore dalla firma del capo dello Stato sul decreto che contiene le norme sulle nuove concessioni a fini turistici sul litorale demaniale. Il governo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stato costretto a modificare il termine delle concessioni, riducendo drasticamente a vent'anni la durata di 90 anni inizialmente prevista. Ma in quanti sanno che cosa sia il diritto di superficie? Il nome farebbe pensare a diritto a occupare una superficie, pagando un canone. Eh, no. Questa è la concessione. Le spiagge sono beni demaniali, di proprietà dello Stato, che possono esse ceduti in cncessione, pagando un canone. Questo era quello che accadeva fino all'idea di questo decreto, il Decreto pr lo Sviluppo. Un'idea di sviluppo molto datata, ritenere che il motore dell'economia possa essere l'edilizia priva di qualità. Tremonti l'ha detto espressamente: "Delle spiagge non me ne importa un tubo". Complimenti, ministro, a me allora non importa un tubo delle sue idee vecchiotte e un po' patetiche, allora, se permette. Le spiagge rappresentano una delle bellezze del territorio italiano. Distruggere la bellezza è semplicemente una cosa completamente idiota. D'altra parte, se il premier è riuscito a comprare un pezzo di costa Smeralda in Sardegna e a costruirci pure un vulcano artificiale che mette fuochi d'artificio tali da spaventare i vigili del fuoco di Olbia, che più di una volta sono dovuti intervenire perché allarmati dal fragore e dalle fiamme dei fuochi di villa Certosa, ben si capisce quale sia la sua concezione del territorio, della bellezza e del paesaggio. Cerchiamo di capire meglio che cosa sia il diritto di superficie, cosa ben diversa, dunque, dallla concessione di un terreno demaniale. Il diritto di superficie consiste nel diritto di edificare un fabbricato su un terreno di proprietà altrui (art. 952 C.C.). Teniamo presente che il diritto di superficie viene normalmente applicato dai Comuni nei piani PEEP (Piani per l'Edilizia Economica e Popolare). Quindi è utilizzato contestualmente all'esproprio di aree private per fini di pubblica utilità e con uno sfondo sociale ben preciso. Qui i termini si rovesciano, privatizzando un bene comune: dopo la finanza creativa, siamo passati al diritto creativo. Dentro alla democrazia creativa, intendendo con "creativo" il significato di "illusorio" ci siamo già da un po'. E io, appunto, non ne posso più.
Il diritto di superficie, quasi secolare, inizialmente previsto era stato istituito a garanzia della programmazione e della certezza degli investimenti degli operatori privati (per rendere redditizio coatruire su terreni pubblici, su beni comuni!). Ma quella sorta di concessione "a vita" è stata giudicata dall'Ue "non conforme" alla disciplina del mercato comune europeo, che prevede in casi simili tempi ragionevolmente ridotti. A volte la UE è la nostra assicurazione sulla vita,
anche se mi fa orrore utilizzare il termine "mercato" parlando dei beni comuni. Inoltre, il decreto aveva sollevato anche le perplessità del Quirinale. Il Colle aveva chiesto che il termine fosse riconsiderato. Così il testo è stato modificato e il termine di 20 anni dovrebbe comparire nell'ultima versione del decreto.
Gli ambientalisti del Fai e del Wwf temono però che questo non basti e chiedono che si ritorni al diritto di concessione oggi in vigore. "L'inghippo - sostengono le due associazioni - della trasformazione del diritto
di concessione in diritto di superficie mette a rischio di cementificazione le spiagge. Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo".
Oggi come oggi, questo rischio era escluso perché, tramite la concessione, gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione, ma erano del demanio. Ora la situazione giuridica diviene più incerta.

Questa è una vergogna, significa svendere il patrimonio pubblico ai soliti noti, che certo non hanno in mente la collettività e la bellezza del paesaggio. E' come dire: Largo agli ecomostri. Volgari come il vulcano del premier. Ma ci rendiamo conto, esattamente, di che cosa stiamo diventando?
"In via teorica - concludono Wwf e Fai - , anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con il diritto di superficie". Cioè viene a mancare quella briciola di controllo che c'era fino a questo momento.
Per il 18 giugno i Verdi hanno indetto a Ostia una manifestazione contro il decreto della vergogna. Ostia è un simbolo di squallore della cementificazione. A Ostia è stato ucciso Pasolini, il primo a denunciare lo scempio della cultura e del territorio, insieme a Cederna, a favore del consumismo di beni privati e pubblici.
"Il diritto di superficie - accusa Bonelli, segretario dei Verdi - si utilizza infatti per l'edificazione in fondi altrui ovvero pubblici e sarà proprio il diritto all'edificazione, da esso garantito, il vero killer delle spiagge italiane. Diritto di superficie e norme sui distretti turistici 'a burocrazia zero' consentiranno di realizzare qualunque attività e intervento edilizio sulle spiagge". Tra l'altro, dice Bonelli, il Decreto sviluppo lo sostiene espressamente: "Il diritto di superficie - si legge -  si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili... Sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d'uso in atto alla data di entrata in vigore del presente articolo".
Ho accennato al fatto che le spiagge siano Beni Comuni.
Prima del 18 giugno, pochi giorni prima, il 12 e il 13, abbiamo l'occasione di fermare questo processo devastante a partire dall'acqua e dall'energia nucleare. SE vincono i Sì, anche per le spiagge è raggionevole ritenere che rimanga qualche speranza; se non si dovesse raggiungere il quorum, beh, la devastazione è alle porte.
Da oggi parlerò dei referendum due volte alla settimana, molti bloggers lo faranno per bucare il silenzio colpevole della Rai.
Non voglio rinunciare alla lotta, non voglio che qualcuno mi possa dire: Ma tu che cosa hai fatto per fermarli. Io ci provo.
 

sabato 30 aprile 2011

Rifiuti zero: dall'utopia all'obiettivo concreto

Segnalo una bella iniziativa della  associazione ambientalista più attiva a Parma negli ultimi anni, il CCGR (Comitato per la corretta gestione dei rifiuti).
Si giustifica la costruzione del termovalorzzatore, che in realtà è un bel modo di chiamare un inceneritore, dicendo che l'alternativa rifiuti zero non sia praticabile, sia un'utopia irrealizzabile nel breve o medio periodo, su cui puntare nel lungo, ma comunque molto difficile da realizzare anche in futuro. Credo che sia davvero ora di cambiare il modo di guardare le cose. Questa città è stata negli anni settantaun laboratorio di innovazioni in campo sociale e culturale di grandissimo pregio. Il futuro non può essere accantonato per pigrizia mentale, per abitudine a ragionare sempre nello stesso modo, come se fossimo nella società industriale. Siamo  approdati da anni in quella post industriale, dove i modelli produttivi e di consumo devono essere diversi. Quasi tutti i nostri amministratori e i nostri politici, sia a livello locale sia a livello nazionale, sembrano non essersene accorti. O forse, conviene loro così. E allora ben vengano iniziative di altissimo livello come questo, una boccata d'ossigeno per la mente avvelenata dalla mancanza di idee.

L’Alternativa: un’Europa a Rifiuti Zero
I RIFIUTI A PARMA SENZA INCENERITORE
RIFIUTI UGUALE MATERIE PRIME
CAMERA DI COMMERCIO
SALA AUREA
Parma, 6 maggio 2011 - ore 21


CON
MASSIMO CERANI (PROGETTISTA DI
RACCOLTE DIFFERENZIATE), FRANS BECKERS (PRESIDENTE ATTIVITA’ C2C VAN GANSEWINKEL GROEP - NL)
Tecniche di trattamento a freddo, Modelli efficaci di raccolta differenziata, Tariffa puntuale, Maggiore
occupazione, Salvaguardia ambientale
WWW.GESTIONECORRETTARIFIUTI.IT
gestionecorrettarifiuti@gmail.com
info: 331-116.8850

"Per noi Dalla culla alla culla non è un'invenzione ma una scoperta di cosa il nostro lavoro è veramente"
Ruud Sondag, Presidente van Gansewinkel Groep (Multiutility olandese che fattura 1,2 Miliardi di Euro)

martedì 26 aprile 2011

Chernobyl, 25 anni dopo

La notte fra il 25 e il 26 aprile del 1986, il reattore numero 4 della centrale nucleare ucraina di Chernobyl viene sventrato da un'esplosione, che libera nell'aria una radioattività cento volte superiore a quella delle bombe americane su Hiroshima e Nagasaki. La nube radioattiva vaga per l'Europa, contaminando campi coltivati e foreste, montagne e città. Entro la fine del mese scatta nei negozi italiani la caccia alle verdure raccolte prima dell'esplosione o almeno della contaminazione dei giorni successivi. E quella al latte a lunga conservazione e addirittura in polvere, sicuramente confezionato prima del tragico incidente. Divieto di uscire coi bambini: nelle scuole e negli asili si resta sempre al chiuso, nonostante la primavera sia nel frattempo esplosa insieme al reattore. Come oggi per Fukushima, anche allora si diceva che in Europa non sarebbe potuto accadere, perché le norme di sicurezza e le tecnologie erano più avanzate. Proprio oggi Berlusconi ha sostenuto in conferenza stampa con Sarkozy che è bene far cadere il referendum perché si voterebbe sotto l'influsso emotivo dell'incidente giapponese, mentre fra un paio d'anni si può far ripartire il discorso, perché la centrale di Fukushima è stata costruita in un sito non idoneo, mentre quelli individuati dal governo italiano sarebbero molto più sicuri. Non ricordando che fra i siti individuati dal governo per possibili futuri reattori nucleari c'è Vercelli, zona a rischio di alluvione... La strategia del governo è venuta allo scoperto, almeno. Dunque il ritiro delle norme è un bluff, si tratta solo di un congelamento. In questo modo, però, il referendum non decadrà e si andrà a votare in giugno anche sul nucleare. E forse la chiuderemo definitivamente con il nucleare in Italia e ci toglieremo la soddisfazione di dare uno schiaffo politico al premier della vergogna. Restano comunque 442 reattori attivi nel mondo, situati in 29 paesi, oltre a 65 in costruzione. In Europa ce ne sono 148 attivi, in 16 paesi. Ben 152 sono i reattori che hanno più di trent'anni, come quello di Fukushima. Lo stop italiano è di fondamentale importanza per far ripensare anche agli altri le strategie energetiche. E chiedere la chiusura di tutti i reattori più insicuri, bloccare la costruzione di quelli nuovi. Il referendum di giugno è irrinunciabile, ricordatevelo: il 12 e 13 giugno si deve andare a votare, non al mare.

martedì 19 aprile 2011

Andrea Mead Lawrence

Andrea Mead nacque a Rutland, Vermont, Usa, il 19 aprile del 1932. Fin da giovanissima si dedicò allo sci, divenendo campionessa olimpica nel 1952 (fu la prima medaglia d'oro nello slalom gigante, ma vinse anche lo speciale). Da un anno si era sposata con David Lawrence e aveva comnciato a gareggiare col doppio cognome. Alle olimpiadi successive, a Cortina nel 1956, giunse quarta, sfiornado il podio, quando il suo terzo figlio era nato da soli quattro mesi. Nel 1967 divorziò dal marito e si trasferì coi figli, divenuti cinque, a Mammoth Lakes, California.
Lì scopre l'impegno ambientalista, legato comunque all'amore di sempre per le montagne. Nel 1972, infatti,  fu tra i fondatori del comitato Friends of Mammoth ("Amici di Mammoth") contro i progetti di sviluppo urbano ed edilizio che avrebbero danneggiato l'ambiente montano e la comunità locale. Nel 1983 fu eletta nel consiglio di supervisione della Contea di Mono, carica che ricoprì per sedici anni fino al 1999. Come supervisore della Contea, si batté fra l'altro per la difesa del Bodie State Historic Park, l'area protetta che comprende l'ormai  cittadina mineraria di Bodie, e testimoniò di fronte al Congresso degli Stati Uniti d'America in favore del Bodie Protection Act, approvato nel 1992, che vietò ulteriori sfruttamenti minerari nella zona.
 Nel 1993, sostenne la Sierra Nevada Alliance, un'organizzazione che raggruppa e coordina l'attività di circa cinquanta associazioni locali attive nella difesa dell'ambiente naturale della catena montuosa che si trova tra la California e il Nevada.
Nel 2003, ha fondato una propria organizzazione, denominata Andrea Lawrence Institute for Mountains and Rivers  e nota anche con l'acronimo ALIMAR, con l'obiettivo di combinare la difesa dell'ambiente naturale della Sierra orientale con lo sviluppo economico e la crescita delle comunità locali.
Andrea Mead Lawrence è morta di cancro nel 2009.

sabato 26 marzo 2011

Non gettiamo il futuro con i rifiuti

Il titolo del post è anche il titolo di un convegno organizzato dall'Istituto Tecnico Statale per Geometri "Rondani" di Parma.
Il sottotitolo spiega le intenzioni del Convegno: "Diminuiamoli e sfruttiamo il loro valore come risorsa".
Gli studenti della classe 5I hanno organizzato tutto con l'aiuto di alcuni docenti, in particolare di Antonio Freddi e Giovanna Rossi.
In queste occasioni la scuola produce partecipazione e conoscenza, sviluppa quindi al meglio, a mio avviso, le sue potenzialità e i suoi compiti istituzionali.
Gli studenti hanno lavorato con passione e serietà e anche con una certa autonomia.
Lo svolgimento è il 31 marzo e 1 Aprile presso il centro congressi Cavagnari in via La Spezia 138, dalle 9 alle 18.00 circa.
Al convegno parteciperanno sia studenti delle scuole superiori di Parma sia la cittadinanza
Vari interventi saranno dedicati ad approfondire e ripensare il concetto di rifiuto nella società attuale e al modo con cui vengono ora trattati; altri invece si soffermeranno sulle soluzioni "ultime" (inceneritori, discariche, rifiuti zero) e al loro impatto. In questa seconda giornata sarà dedicato spazio alla questione della futura costruzione di un inceneritore a Parma.
Il convegno cercherà di essere di tipo dinamico, cioè si cercherà di evitare, per quanto possibile, le lezioni frontali preferendo piuttosto dibattiti, tavole rotonde, interviste, faccia a faccia, question time, filmati, ecc, il tutto attraverso una polifonia di voci (sociologi, avvocati, ingegneri, biologi, chimici, imprenditori, amministratori pubblici, funzionari pubblici, ecc. e tanti, tanti studenti).
Per informazioni:
- facebook "Convegno Rifiuti Parma" 

Segnalo alcuni interventi significativi, mentre il programma completo è visibile sul sito.
dal Programma del 31 Marzo
(Diminuzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo, riuso, rifiuti occulti e salute pubblica)

9.30 Ripensare le città, ripensare i rifiuti
Prof. Alessandro Bosi (Sociologo, Università di Parma)
10.15 Le novità sul fronte del riciclo totale
S.ra Poli Carla (Centro Riciclo di Vedelago, Treviso) intervistata da due studenti
12.00 Il futuro è nella differenziata
Tavola rotonda (coordinata da studenti), partecipano Sig. Ciacci Alessio (Assessore
all’ambiente Capannori (LU)), S.ra Aimi Chiara (Responsabile ambiente, Carbognani Metalli),
S.ra Poli Carla (Centro Riciclo di Vedelago, Treviso), Sig. Bianchi Roberto (Presidente ATO2,
Autorità di Ambito Territoriale di Parma), Sig. Dradi Francesco (Legambiente, Parma)
15.00 Presentazione tratta dalla mostra fotografica “Rifiuti-Risorse-Riciclo”. Un racconto
fotografico del ciclo dei rifiuti a Parma
Prof. Vaja Stefano (docente e fotografo)
15.30 Rifiuti e futuro inceneritore. La salute dei cittadini di Parma è a rischio?
Dott. Guerra Manrico (presidente della sezione di Parma dell'associazione medici per
l'ambiente ISDE Italia) e Dott. Maurizio Impallomeni (Dipartimento Sanità Pubblica di
Parma, servizio Ambiente), faccia a faccia con due moderatori (studenti)
17.00 Esempi virtuosi di prevenzione, riduzione e raccolta dei rifiuti
Ing. Cerani Massimo (Consulente nella gestione dei rifiuti, Brescia) intervistato da due
studenti
17.30 La società del troppo. Chi si ferma non è perduto ma è sulla buona strada per salvarsi!
Prof. Triani Giorgio (Sociologo, Università di Verona)

dal Programma del 1 Aprile
(Soluzioni “finali” per i rifiuti? Rifiuti zero, discariche, inceneritori-termovalorizzatori, gassificatori...)
9.15 Rifiuti, discariche e termovalorizzazione a Parma: effetti sul sistema socio-ambientale
Prof. Bodini Antonio (Biologo, Università di Parma) intervistato da due studenti
9.45 I controlli sugli inceneritori
Dott. Forti Stefano (ARPA Emilia Romagna, sez. Modena) e Per. Ch. Mainardi Antonina
(ARPA Emilia Romagna, sez. Parma) intervistati da due studenti
10.15 Un inceneritore nella Food Valley non darà un po’ nell’occhio?
Tavola rotonda (coordinata da studenti),
11.30 E’ possibile arrivare a rifiuti zero nella nostra Provincia?
Sig. Folli Gabriele (Associazione gestione corretta rifiuti e risorse, Parma) e Sig. Castellani
Giancarlo (da confermare) (assessore all’ambiente, Provincia di Parma), faccia a faccia con
due moderatori (studenti)

giovedì 10 marzo 2011

No impact man

Ieri sono andato al cinema e ho visto un film, il documentario No impact man, di Laura Gabbert e Justin Schein.
Il film racconta dell'esperimento realizzato da Colin Beavan, con la moglie e la figlia, a New York. L'esperimento è consistito nel vivere un anno a minor impatto ambientale possibile; in termini ecologici scientifici, significa ridurre il più possibile l'impronta ecologica, cioè la traccia legata allo stile di vita e al consumo delle risorse che ciascuno di noi lascia sul pianeta.
Quali sono le scelte che Colin fa per ottenere il minor impatto ambientale possibile? Innanzitutto, i primi cambiamenti introdotti hanno riguardato l'alimentazione. Aboliti i cibi ottenuti da produzioni al di fuori di un raggio di 400 km da New York. Quindi niente caffè, perché è un prodotto tropicale, niente cibi confezionati per ridurre i rifiuti il più possibile, niente carne perché il consumo di suolo per ottenere carne è molto elevato rispetto a quello necessario per produrre vegetali. Prodotti acquistati solo al mercato, freschi e sfusi. Poi abolizione immediata dell'utilizzo di mezzi di trasporto urbano diversi dalla bicicletta e dalla gambe per camminare. Niente ascensore 8e la famiglia abita al nono piano), niente oggetti monouso, compresi i pannolini per la bambina di circa due anni. Questo significa modificare radicalmente il proprio stile di vita. Poi l'orto direttamente coltivato (sì, a New York!) per immergersi nei tempi e nei ritmi della natura, dimenticati nella vita urbana. Niente nuovi acquisti di vestiti per un anno. Niente tv.
E fino a questo punto direi che non c'è molto di diverso da quello che faccio io, dallo stile di vita che conduco io.
Al sesto mese l'esperimento si radicalizza perché Colin decide di fare a meno anche dell'energia elettrica, quindi niente frigorifero e illuminazione artificiale.
Alla fine dell'anno di prova, Colin e la moglie decidono comunque che non torneranno indietro, ma manterranno molte delle scelte come definitive. Riattaccano la luce elettrica, ma scalderanno l'acqua con un pannello solare. In quell'anno cambia anche il rapporto fra di loro. I registi seguono i due da vicino, con molta umanità e molta verità, senza idealizzarli, senza farne degli eroi. Confesso che ci sono stati momenti in cui mi sono commosso. Soprattutto quando Colin era in crisi, affaticato dall'esperimento, mentre la moglie si era via via avvicinata a lui, partita da una distanza molto elevata. O quando Colin dialoga coi contadini che allevano bestiame da latte nei dintorni di New York. Colin conclude con saggezza dicendo che l'impatto complessivo sul pianeta di ciascuno di noi va misurato anche dal punto di vista etico: ognuno può tracciare un bilancio della sua presenza in termini di che cosa abbiamo dato come contributo alla bellezza della vita sulla terra e che cosa abbiamo rapinato o distrutto. Il bilancio dell'anno condotto "no impact" è positivo: miglioramento della salute, conquista di rapporti più genuini e tempo da dedicarsi reciprocamente più elevato.
Certo il film si risolve anche in una critica feroce al consumismo e mi fa ripensare alle parole di Pasolini, che considerava il consumismo una forma di fascismo molto più feroce e distruttivo di quello storico. Anche da No impact man viene un messaggio molto chiaro: non è possibile staccarsi completamente dalla terra ed essere sani e felici. C'è bisogno di pensiero sulle alternative a un modo di vivere dispendioso e distruttivo, incapace di immaginare il futuro. E c'è bisogno di ripensare il legame con la terra e con l'uso dissennato che si sta facendo del suolo, la meno riproducibile delle risorse.
L'esperimento di Colin Beavan è diventato anche un libro, una specie di diario dell'esperienza (Colin Beavan è uno scrittore).
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788860522825/Un_anno_a_impatto_zero/Colin_Beavan.html

sabato 26 febbraio 2011

Una rosa contro il nucleare

Una notizia interessante e assolutamente positiva, scomparsa dalle pagine dei notiziari: il Giurì dell'Autodisciplina pubblicitaria ha bocciato, ritenendolo ingannevole, lo spot promosso dal Forum sull'energia nucleare, presieduto da Chicco Testa (non diciamo di cosa, ma si può intuire, pensando al fatto che il presidente dell'Enel è stato, negli anni '70 e '80, un fervente antinuclearista, convertitosi poi evidentemente sulla via dell'uranio), bloccando di fatto la messa in onda della pubblicità entro sette giorni.
Secondo quanto emesso dall’istituto che vigila sulla correttezza dei messaggi pubblicitari, nella pronuncia n.12/2011 del 18 febbraio, il video “non comunica al telespettatore gli obiettivi sociali che l’associazione inserzionista intende raggiungere”, violando gli artt. 2 e 46 del Codice di Autodisciplina, relativi rispettivamente alle comunicazioni commerciali ingannevoli e alle regole dei messaggi contenenti appelli al pubblico.
Incentrato su una partita a scacchi fra promotori e oppositori del ritorno all’atomo, lo spot è da dicembre al centro di un’imponente campagna mediatica per promuovere, a colpi di passaggi tv, radio, internet e proiezioni nelle sale cinematografiche, la partecipazione dei cittadini alla discussione sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia, principale attività del Forum, secondo le finalità dichiarate nello statuto. Una partita sleale.
Un’iniziativa schierata e incentrata intorno a un falso dibattito, un tentativo di plagiare l’opinione pubblica a favore della politica energetica governativa, denunciano invece da mesi le associazioni ambientaliste che contestano la validità di un dibattito promosso da un Forum che si presenta come un’associazione no-profit ma i cui soci fondatori sono per la maggior parte aziende leader dell’industria nucleare italiana e straniera, da Ansaldo Nucleare a Enel e Edison, dalla statunitense Westinghouse ai colossi francesi Areva e Edf, che hanno interessi diretti nella costruzione dei futuri reattori italiani. Una propaganda mascherata dalla domanda “E tu? Sei a favore o contro l’energia nucleare?” che, dietro il presunto equilibrio di una sfida a scacchi e grazie a sottili tecniche comunicative, come l’attribuzione del colore nero agli oppositori del ritorno all’atomo o il lasciare sempre l’ultima parola ai messaggi favorevoli al nucleare, provocherebbe di fatto, secondo i critici dello spot, una distorsione del dibattito a vantaggio di chi difende il ritorno a questo tipo di energia. Dietro questa campagna pubblicitaria, sulla quale il Forum ha investito circa 6 milioni di euro, si nascondeva dunque una comunicazione truffaldina, finalizzata a creare un’opinione pro-nucleare. Greenpeace Italia l'aveva già segnalato da tempo. Per smascherare come in realtà si tratttasse di un dibattito a senso unico, l’associazione ambientalista aveva diffuso un contro-spot dal titolo “Nucleare. Il problema senza soluzione” in cui, con toni rassicuranti e un pizzico di ironia, affermava le proprie contro-verità sulle presunte sicurezza e convenienza del ritorno al nucleare.
Oltre all'ipocrisia del finto dibattito, almeno tre sono le affermazioni false veicolate dallo spot: 1) non è vero che le scorie si possano gestire in sicurezza; 2) se è vero che fra 50 anni non potremo contare solo su combustibili fossili, è falso non considerare esauribile in quello stesso lasso di tempo l'uranio, che notoriamente non è una risorsa rinnovabile; 3) non è vero che le fonti rinnovabili non sarebbero sufficienti a garantire il fabbisogno, poiché tale soluzione è allo studio come scenario praticabile in ricerche condotte in vari paesi europei.
E' molto triste constatare che questa decisione arriva quando il messaggio imbroglione della ricchissima campagna di comunicazione su televisioni e stampa ha avuto tutto il tempo per provare a convincere gli italiani della scelta del piano nucleare del Governo.
Per un approfondimento, consiglio i seguenti link:
  http://ilsole24h.blogspot.com/2011/02/nucleare-guarda-il-nuovo-spot-noi-siamo.html
http://www.oltreilnucleare.it/
 Quindi, una rosa per Greenpeace e per il Giurì di Autodisciplina (intellettualmente onesto, ma un po' dormiente: se si fosse svegliato prima...).